La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) è diventata un pilastro del quadro di sostenibilità dell’Unione europea. Mentre le imprese fanno i conti con obblighi di rendicontazione molto estesi, la recente proposta della Germania delinea diverse strategie per snellire e semplificare la direttiva senza comprometterne gli obiettivi di sostenibilità. Ecco un’analisi approfondita delle proposte principali.
1. Posticipare le scadenze di rendicontazione
La Germania propone di rinviare di due anni gli obblighi di rendicontazione CSRD per le grandi imprese che non sono enti di interesse pubblico (non-EIP). Il rinvio consentirebbe alle imprese di prepararsi adeguatamente e di allinearsi al quadro aggiornato, spostando le prime relazioni all’esercizio 2027 anziché all’esercizio 2025. Allo stesso modo, per le piccole e medie imprese che sono enti di interesse pubblico (PMI-EIP) le scadenze slitterebbero all’esercizio 2028.
Impatto: La modifica darebbe un sollievo immediato a oltre 13.000 imprese nella sola Germania, riducendo la pressione legata alla conformità e gli effetti a cascata sui fornitori più piccoli.
2. Ridefinire le imprese “grandi”
Oggi le imprese classificate come “grandi” ai sensi della CSRD sono soggette a obblighi di rendicontazione molto estesi. La Germania propone di innalzare le soglie:
- Fatturato netto: da 50 a 450 milioni di euro.
- Dipendenti: da 250 a 1.000.
Impatto: Molti soggetti passerebbero a categorie di rendicontazione inferiori o sarebbero del tutto esclusi dalla rendicontazione di sostenibilità, concentrando gli obblighi sulle imprese davvero grandi.
3. Ridurre gli standard settoriali
La Germania si oppone a standard settoriali onerosi, la cui introduzione è prevista per giugno 2026. La proposta raccomanda invece approcci generali e più significativi alla rendicontazione di sostenibilità.
Impatto: Questa strategia eviterebbe ulteriore complessità e permetterebbe alle imprese di concentrarsi sulle proprie sfide specifiche senza vincoli normativi eccessivi.
4. Attenuare l’effetto a cascata
Il quadro di rendicontazione CSRD spesso grava sulle piccole imprese attraverso le richieste di informazioni delle grandi aziende presenti nelle loro catene del valore. La Germania suggerisce misure mirate, come limitare le richieste di dati alle PMI prima del 2027 e semplificare i requisiti informativi per i fornitori più piccoli.
Impatto: Queste misure proteggerebbero le PMI da richieste di rendicontazione sproporzionate, preservando al tempo stesso l’obiettivo della direttiva di garantire trasparenza lungo la catena del valore.
5. Semplificare i requisiti sui dati
Gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) richiedono informazioni su oltre 1.000 datapoint. La Germania propone di ridurre questi requisiti fino al 50%, concentrandosi sulle principali metriche quantitative, e suggerisce inoltre un’introduzione graduale dei singoli datapoint.
Impatto: Questa riduzione alleggerirebbe subito gli oneri di conformità, consentendo alle imprese di dedicarsi alle iniziative strategiche di sostenibilità anziché agli adempimenti amministrativi.
6. Snellire le norme sulla tassonomia
La Germania chiede di eliminare gli obblighi di rendicontazione sulla tassonomia che costituiscono duplicazioni, come il Green Asset Ratio. L’attenzione dovrebbe concentrarsi su approcci pratici che sostengano transizioni di sostenibilità concrete.
Impatto: Le imprese risparmierebbero tempo e risorse, continuando comunque a contribuire agli obiettivi di sostenibilità dell’UE.
Conclusioni
Il governo tedesco sottolinea l’importanza di conciliare gli obiettivi di sostenibilità con requisiti di rendicontazione sostenibili per le imprese. Con le modifiche proposte, la CSRD potrebbe diventare più efficace e meno onerosa, permettendo alle imprese di concentrarsi su innovazione e crescita, in linea con gli obiettivi verdi dell’UE.
In attesa di essere esaminate, queste raccomandazioni rappresentano un passo importante verso un contesto normativo più favorevole alle imprese e più sostenibile.



