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L’Europa stringe le maglie sui ritardanti di fiamma tossici

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Rifiuti di plastica e giocattoli interessati dalle norme UE sui PBDE del 2025

L’UE passa finalmente all’azione contro un gruppo di inquinanti che persistono nelle plastiche riciclate e minacciano la salute umana.

Inasprendo le restrizioni su un gruppo di sostanze chimiche tossiche persistenti, la Commissione europea traccia una linea più netta tra circolarità e sicurezza. Un nuovo regolamento delegato, ora in consultazione pubblica, propone limiti più bassi per cinque polibromodifenileteri (PBDE), ritardanti di fiamma un tempo onnipresenti in elettronica e arredamento che continuano a contaminare i materiali riciclati molto tempo dopo la loro eliminazione graduale.

I PBDE non sono sostanze chimiche qualsiasi. Tetra-, penta-, esa-, epta- e decaBDE appartengono a una classe di sostanze elencate nella Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti, di cui l’UE è parte. Le loro caratteristiche (persistenza nell’ambiente, capacità di bioaccumulo e tossicità) li rendono ospiti particolarmente indesiderati nei prodotti di consumo. Eppure, nonostante i divieti di fabbricazione e uso, continuano a comparire in giocattoli, utensili da cucina e altri oggetti realizzati con plastica riciclata.

Il problema nasce da una contaminazione ereditata dal passato. Per decenni i PBDE sono stati aggiunti alle plastiche per renderle resistenti al fuoco. Oggi, mentre l’Europa spinge per aumentare i tassi di riciclo in nome dell’economia circolare, parte di questi materiali contaminati viene rimessa in circolo inconsapevolmente. La preoccupazione della Commissione è semplice: i benefici del riciclo non devono avere come prezzo la reintroduzione di sostanze tossiche nelle case.

Per affrontare il problema, il regolamento proposto abbasserebbe i cosiddetti limiti per i “contaminanti in tracce non intenzionali” (UTC) dei PBDE in miscele e articoli. Oggi fissato a 500 mg/kg, il limite per i materiali recuperati scenderebbe a 350 mg/kg nel 2025 e a 200 mg/kg entro la fine del 2027. Per giocattoli e articoli per l’infanzia, dove l’esposizione è più diretta e i rischi più elevati, il limite finale crolla ad appena 10 mg/kg, applicabile 18 mesi dopo l’entrata in vigore della norma.

Non si tratta di modifiche simboliche. Soglie più basse imporranno a produttori e riciclatori maggiore attenzione, con tecniche analitiche come la fluorescenza a raggi X (XRF) o la gascromatografia-spettrometria di massa (GC-MS) per rilevare la contaminazione a livelli inferiori. Fortunatamente questi metodi sono già in uso e in grado di soddisfare i nuovi requisiti di rilevazione.

L’intervento segue quello del 2022, che aveva ridotto i limiti di concentrazione dei PBDE nei rifiuti. Il nuovo regolamento si basa su quell’esperienza concentrandosi sui prodotti che rientrano sul mercato, in particolare quelli realizzati con plastica riciclata. L’intento della Commissione è chiaro: disintossicare l’economia circolare.

Per l’industria il cambiamento potrebbe comportare costi di conformità aggiuntivi, soprattutto per le imprese che si affidano a materie prime riciclate a basso costo. Ma lo slancio politico è dalla parte della precauzione. I limiti proposti riflettono la crescente preoccupazione dell’opinione pubblica per l’esposizione alle sostanze chimiche nei prodotti di uso quotidiano, in particolare per le persone più vulnerabili come i bambini. Nel conciliare le ambizioni del Green Deal con la dura realtà dell’eredità chimica, la Commissione si muove su un equilibrio delicato. La sfida è far sì che il cammino dell’Europa verso la sostenibilità non ripercorra le tracce tossiche del passato. Questo regolamento ricorda che la strada verso un’economia circolare deve essere anche una strada pulita.

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