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La Svizzera entra finalmente nell’arena digitale

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Illustrazione della regolamentazione svizzera delle piattaforme digitali secondo la proposta del Consiglio federale

La Svizzera non è nota per la fretta, ma quando si muove lo fa con precisione. Questa settimana il Consiglio federale ha avviato la consultazione su un progetto di legge che potrebbe cambiare il modo in cui le più grandi piattaforme del mondo (Facebook, X, TikTok, Google) operano entro i confini svizzeri.

La proposta è solo in apparenza semplice: rendere i colossi digitali più trasparenti, più responsabili e forse un po’ più umani. In pratica mira a importare lo spirito regolamentare europeo, cioè la logica del Digital Services Act dell’UE, senza rinunciare all’autonomia svizzera.

Per decenni la filosofia regolamentare svizzera si è fondata sulla moderazione: fiducia nella capacità del mercato di correggersi da solo, in tribunali chiamati a intervenire con parsimonia e in cittadini capaci di scegliere con saggezza. Ma l’onda digitale ha eroso questa fiducia. Algoritmi opachi, disinformazione e la pura forza di attrazione di poche grandi aziende hanno costretto a ripensarci anche i governi più liberisti.

Secondo la proposta, le piattaforme “molto grandi”, quelle in grado di orientare il dibattito pubblico con la sola forza della propria diffusione, saranno soggette a nuovi obblighi:

• Gli utenti devono poter segnalare facilmente i contenuti illegali o dannosi.

• Le politiche di moderazione devono essere rese trasparenti.

• La selezione algoritmica dei contenuti deve poter essere sottoposta a verifica.

La consultazione resterà aperta fino al 16 febbraio 2026, un tratto distintivo della democrazia svizzera: ponderata, inclusiva, metodica. La mossa non è priva di calcolo. Restando allineata agli standard digitali europei, la Svizzera protegge le proprie imprese dalla frammentazione regolamentare, mantenendo però l’applicazione delle norme saldamente in mano nazionale: nessuna supervisione di Bruxelles, nessuna burocrazia straniera.

Per le imprese tecnologiche svizzere potrebbe essere un’opportunità silenziosa: un quadro basato su regole chiare che garantisce condizioni di parità.

C’è anche un valore simbolico. La Svizzera, terra del segreto bancario e della prudenza sui dati, estende la propria etica della fiducia e della trasparenza ai beni comuni digitali. Internet, a lungo considerato una zona franca globale, viene ora attratto nella stessa orbita di governance della finanza e del commercio.

L’era del potere digitale senza regole sta finendo, anche nei luoghi in cui la libertà ha a lungo significato il diritto di essere lasciati in pace. La Svizzera, fedele a sé stessa, non lo griderà ai quattro venti. Ma il messaggio è inequivocabile: anche la neutralità ha dei limiti nell’era degli algoritmi.

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