Un momento discreto ma decisivo per la strategia industriale europea
La Commissione europea sta preparando una normativa che, a prima vista, potrebbe sembrare burocratica e di nicchia: l’ Industrial Decarbonisation Accelerator Act (IDAA). Ma chi opera nei settori dell’industria, dell’energia e delle politiche pubbliche farebbe male a sottovalutarne la portata.
Atteso per il quarto trimestre del 2025, l’IDAA farà parte di un più ampio rilancio industriale, inserito nel Clean Industrial Deal, che potrebbe ridefinire il modo in cui l’Europa sostiene le proprie industrie ad alta intensità energetica (EII) in una fase di riassetto globale della manifattura, del commercio e delle politiche climatiche.
L’Act ha un obiettivo preciso: rendere la decarbonizzazione industriale finanziabile, scalabile e competitiva. E lo fa eliminando gli attriti strutturali che finora hanno impedito alle industrie ad alte emissioni di evolvere.
Il problema non è la tecnologia, è il sistema
Molte delle tecnologie necessarie per decarbonizzare la base industriale europea esistono già: forni ad arco elettrico, produzione di acciaio a idrogeno, cattura del carbonio e calore di processo pulito. A mancare non è l’innovazione, ma le infrastrutture, le autorizzazioni, la fiducia degli investitori e la domanda.
Oggi i settori ad alta intensità energetica come acciaio, chimica e cemento sono intrappolati in una situazione strutturale. Devono fare i conti con:
- prezzi dell’energia molto più alti rispetto a Cina e Stati Uniti
- incertezza normativa e anni di attesa per le autorizzazioni
- deboli incentivi di mercato per il passaggio a materiali a basse emissioni
- concorrenti globali che beneficiano di sussidi pubblici e di regole climatiche meno stringenti
Questa dinamica non mette a rischio solo gli obiettivi climatici, ma anche la competitività industriale dell’Europa.
Che cosa intende cambiare l’Act
L’IDAA adotta un approccio pragmatico e affronta gli ostacoli operativi lungo tre direttrici principali:
1. Autorizzazioni accelerate per i progetti industriali puliti
Oggi un grande progetto di decarbonizzazione, come collegare un impianto a una rete dell’idrogeno o installare un sistema CCS, può richiedere da 5 a 8 anni per superare l’iter autorizzativo. L’IDAA propone un approccio a livello di mercato unico per accelerare le approvazioni, sulla base dell’esperienza della direttiva sulle energie rinnovabili e del Net Zero Industry Act. Soprattutto, punta a farlo senza abbassare le tutele ambientali.
Da seguire: digitalizzazione delle autorizzazioni, integrazione con le infrastrutture energetiche e coordinamento tra Stati membri ne determineranno il successo.
2. Designazione dei progetti prioritari e sostegno ai cluster
Non tutti i progetti di decarbonizzazione sono uguali. Alcuni, in particolare quelli situati in cluster industriali con potenziale di infrastrutture condivise, offrono maggiori ritorni economici e in termini di riduzione delle emissioni. L’Act stabilirebbe criteri per individuare e sostenere questi progetti ad alto impatto, con strumenti di riduzione del rischio finanziario, coordinamento con le strategie nazionali e un accesso semplificato ai finanziamenti.
Da seguire: come l’UE definirà i progetti “strategici” e se i meccanismi di sostegno andranno oltre le sovvenzioni, includendo strumenti come i contratti per differenza o le garanzie di progetto.
3. Creare mercati per i prodotti puliti
Anche quando i materiali a basse emissioni sono disponibili, faticano a trovare acquirenti. Spesso costano di più e la maggior parte dei sistemi di approvvigionamento non premia le minori emissioni. L’IDAA interviene:
- proponendo criteri di sostenibilità negli appalti pubblici
- introducendo etichette volontarie sul carbonio a livello UE (a partire dall’acciaio)
- incentivando l’uso di materie prime pulite, come carbonio catturato, rifiuti riciclati o materiali di origine biologica
- valutando misure di protezione commerciale per i mercati guida
Da seguire: se le regole sul contenuto minimo UE negli appalti supereranno il vaglio dell’OMC e come il sistema di etichette volontarie interagirà con gli schemi di certificazione privati esistenti.

Che cosa significa per i vertici dell’industria
Se guidate un’impresa industriale in Europa, o ne assistete una, questa normativa vi riguarda. Potrebbe ridisegnare radicalmente il quadro degli incentivi. Se ben congegnato, l’IDAA potrebbe finalmente rendere la trasformazione industriale verde un investimento interessante e non solo un obbligo normativo.
Ma l’Act solleva anche domande a cui le imprese dovranno rispondere presto:
- Siamo situati in un futuro cluster industriale, o nelle sue vicinanze?
- I nostri progetti si qualificano come strategici secondo la tassonomia UE in via di definizione?
- Potremo accedere alle riforme delle autorizzazioni una volta adottate, o gli attriti a livello nazionale resteranno?
- I prodotti con etichetta sul carbonio offriranno vantaggi di prezzo negli appalti pubblici?
Le imprese più lungimiranti dovrebbero iniziare fin da ora a mappare la propria esposizione e il proprio allineamento, ben prima che il testo definitivo sia adottato.
La dimensione geopolitica
Pur presentato come una riforma del mercato interno, l’IDAA è anche la risposta dell’Europa agli shock esterni: i sussidi statunitensi dell’Inflation Reduction Act, il predominio industriale della Cina e le crescenti tensioni nelle catene di approvvigionamento di materie prime e componenti per le tecnologie pulite.
Non si tratta solo di un atto “verde”: è un atto per la competitività. L’obiettivo è garantire che il nucleo industriale europeo superi la transizione climatica senza essere svuotato o delocalizzato. In questo senso, l’IDAA riguarda la sicurezza economica tanto quanto le emissioni.
I prossimi passi
La Commissione ha avviato una consultazione pubblica e sta raccogliendo elementi tramite dialoghi con gli stakeholder, tavole rotonde nazionali e contributi dell’industria. La proposta legislativa sarà accompagnata da una valutazione d’impatto nel 2025.
Parallelamente, strumenti collegati come il sistema di scambio di quote di emissione aggiornato, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere e il Net Zero Industry Act stanno diventando operativi. È prevedibile una convergenza.
Per chi opera nelle politiche pubbliche, nella manifattura, nell’energia e nella finanza, questo è il momento di farsi avanti, prima che lo slancio legislativo cristallizzi scelte che potrebbero condizionare il proprio settore per decenni.
L’Industrial Decarbonisation Accelerator Act forse non conquisterà i titoli dei giornali come il Green Deal. Ma per chi lavora nell’industria pesante o nel suo indotto è una tappa fondamentale. Se funzionerà, l’Europa potrebbe finalmente trovare la chiave per coniugare una decarbonizzazione profonda con la forza industriale. Se si arenerà, le conseguenze si faranno sentire ben oltre il continente.



