Lo stress test 2025 a livello UE ha introdotto una dimensione settoriale granulare che spesso passa inosservata nelle sintesi della stampa. Accanto ai dati aggregati su PIL e capitale, l’ESRB e la BCE hanno pubblicato una ripartizione dettagliata degli impatti sul valore aggiunto lordo (VAL) reale in 16 settori economici NACE per ciascuno dei 27 Stati membri dell’UE. Questi dati mostrano quali parti dell’economia verrebbero colpite più duramente e dove si concentrano le maggiori differenze tra Paesi.
Per i risk officer e i team crediti delle istituzioni finanziarie questi dati settoriali sono direttamente rilevanti: sono alla base della modellazione del rischio di credito che le banche devono svolgere nello stress test e segnalano dove le concentrazioni di portafoglio potrebbero generare perdite sproporzionate in condizioni di stress.
Che cos’è la ripartizione settoriale del VAL?
Il valore aggiunto lordo misura la produzione economica di un settore dopo aver sottratto i consumi intermedi. Nel contesto dello stress test, lo scenario ESRB/BCE fornisce le traiettorie previste di crescita del VAL, sia di base sia avverse, per 16 settori NACE in ogni Paese UE. Le banche usano questi dati per calibrare i parametri di probabilità di default (PD) e di perdita in caso di default (LGD) specifici per settore quando modellano il rischio di credito dei propri portafogli di prestiti.
I 16 settori coprono l’intera economia: agricoltura (A), attività estrattive (B), manifattura suddivisa in bassa/media tecnologia e alta tecnologia (C), energia e servizi di pubblica utilità (D), acqua e rifiuti (E), costruzioni (F), commercio all’ingrosso e al dettaglio (G), trasporti (H), alloggio e ristorazione (I), ICT (J), servizi finanziari e assicurativi (K), attività immobiliari (L), servizi professionali (MN), pubblica amministrazione (OPQ) e attività artistiche e di intrattenimento (RSTU).
I settori più e meno colpiti a livello UE
Nello scenario avverso, l’impatto cumulato sul VAL nel periodo 2025–2027 varia in modo marcato tra i settori. La tabella seguente classifica tutti i 16 settori dal più al meno colpito a livello aggregato UE.
Perché manifattura e trasporti sono i più colpiti
La narrativa dello scenario avverso, incentrata su escalation geopolitica, frammentazione degli scambi e impennata dei prezzi delle materie prime, spiega la distribuzione settoriale delle perdite. La manifattura ad alta tecnologia (NACE C-high) registra il calo cumulato più marcato, pari a −14,5%, perché è fortemente esposta alle catene di approvvigionamento globali, ai dazi e alla domanda estera. Lo scenario ipotizza gravi interruzioni di questi canali, aggravate da costi più elevati per energia e materie prime.
Il trasporto e magazzinaggio (NACE H) è secondo con −11,1% per ragioni analoghe: il crollo ipotizzato dei volumi del commercio mondiale riduce direttamente l’attività di trasporto merci, mentre l’aumento dei prezzi dell’energia accresce i costi operativi lungo tutta la catena logistica.
Punto chiave: Il divario tra i settori più e meno colpiti è notevole: 14,4 punti percentuali tra la manifattura ad alta tecnologia (−14,5%) e la pubblica amministrazione (−0,1%). Per le banche con esposizioni settoriali concentrate, questa forbice si traduce in traiettorie di perdita su crediti molto diverse a parità di scenario macroeconomico.
Differenze tra Paesi: dove si concentra il rischio settoriale
I dati aggregati UE nascondono differenze significative tra Paesi. Per il settore più colpito, la manifattura ad alta tecnologia, l’impatto cumulato sul VAL nello scenario avverso va da −6,0% in Slovenia a −20,1% in Svezia. I Paesi con un’ampia base manifatturiera orientata all’export, una maggiore esposizione alle catene globali del valore o una più forte dipendenza dalle importazioni di energia tendono a subire cali più marcati.
Svezia: −20,1% cumulato nella manifattura ad alta tecnologia. Registra anche −19,5% nelle attività estrattive e −17,5% nella manifattura a bassa tecnologia.
Finlandia: −19,8% nella manifattura ad alta tecnologia. Anche le attività estrattive (−13,8%) e i trasporti (−14,8%) sono sotto forte stress.
Grecia: −19,6% nella manifattura ad alta tecnologia, con i trasporti a −15,1% e le attività estrattive a −16,2%.
Irlanda: Le costruzioni crescono addirittura (+3,2% cumulato) nello scenario avverso. L’impatto sulla manifattura ad alta tecnologia (−9,7%) è inferiore alla media UE.
Lituania: Costruzioni a +2,4% e pubblica amministrazione a +3,4%. Manifattura ad alta tecnologia a −9,4%, ben al di sotto della media UE.
Bulgaria: Costruzioni a +0,3%. Diversi settori dei servizi mostrano danni relativamente contenuti.
Queste differenze contano perché le autorità di vigilanza bancaria dell’UE usano i dati settoriali per Paese per valutare l’esposizione al rischio di credito di ciascuna banca. Una banca con un portafoglio prestiti concentrato sulla manifattura svedese affronta un esito dello stress test radicalmente diverso da quello di una banca focalizzata sui servizi irlandesi.
L’andamento anno per anno: impatto massimo nel 2026
Nella maggior parte dei settori e dei Paesi, lo scenario avverso segue un andamento temporale coerente. Lo shock iniziale arriva nel 2025, con una crescita negativa del VAL in quasi tutti i settori. La contrazione più profonda si registra però di norma nel 2026, per effetto ritardato degli shock commerciali e di fiducia che guidano la narrativa dello scenario. Nel 2027 la maggior parte dei settori mostra una ripresa parziale, e alcuni tornano a una debole crescita positiva, anche se i livelli di VAL restano molto al di sotto delle traiettorie di base.
A livello UE, la manifattura ad alta tecnologia illustra chiaramente questo andamento: la crescita del VAL nello scenario avverso passa da −4,7% nel 2025 a −8,3% nel 2026, per poi risalire a −2,1% nel 2027. Il minimo del 2026 riflette la piena propagazione all’economia industriale delle interruzioni delle catene di approvvigionamento, del crollo della domanda estera e dell’inasprimento delle condizioni finanziarie. Lo stesso schema vale per i trasporti (−3,7% nel 2025, −6,5% nel 2026, −1,3% nel 2027), dove la riduzione ipotizzata dei volumi del commercio mondiale richiede tempo per trasmettersi al trasporto merci e alla logistica.
Per le costruzioni e i servizi pubblici, invece, l’andamento è più moderato e piatto. A livello UE le costruzioni registrano −1,0% nel 2025, −2,3% nel 2026 e +0,4% nel 2027, un’oscillazione relativamente contenuta rispetto ai settori manifatturieri. La pubblica amministrazione risente appena dello shock, con un calo di appena −0,5% nel 2025 prima di risalire a +1,6% nel 2027, in linea con la convenzione di “invarianza delle politiche” prevista nella costruzione dello scenario.
Combinazioni settore-Paese da monitorare
La lettura più utile dei dati settoriali non è quella aggregata, ma quella all’incrocio tra specifici settori e specifici Paesi. Diverse combinazioni settore-Paese risultano particolarmente gravi nello scenario avverso.
Il calo cumulato del −20,1% della manifattura ad alta tecnologia svedese è la peggiore combinazione settore-Paese in assoluto, escluse le economie molto piccole. Riflette la forte dipendenza della Svezia da una manifattura avanzata orientata all’export (tra cui automotive, elettronica e meccanica di precisione), particolarmente sensibile alle ipotesi di frammentazione degli scambi dello scenario. Insieme alle attività estrattive svedesi a −19,5% e alla manifattura a bassa tecnologia a −17,5%, i dati indicano una contrazione industriale diffusa che creerebbe difficoltà significative alle banche svedesi con portafogli di prestiti alle imprese concentrati.
La Finlandia presenta un quadro simile, con la manifattura ad alta tecnologia a −19,8%, i trasporti a −14,8% e le attività estrattive a −13,8%. L’economia finlandese, relativamente piccola e aperta, e la sua esposizione alle rotte commerciali del Nord Europa e della Russia la rendono particolarmente vulnerabile alle ipotesi geopolitiche dello scenario.
All’estremo opposto, diverse economie più piccole mostrano una sorprendente resilienza in specifici settori. Le costruzioni irlandesi registrano addirittura una crescita cumulata del +3,2% anche nello scenario avverso, riflesso del persistente deficit di offerta abitativa e di una domanda strutturale. Anche le costruzioni greche segnano +2,0%, sostenute dai programmi di investimento infrastrutturale finanziati dall’UE, che si presume proseguano in base alla convenzione di “invarianza delle politiche”.
Per le banche e i team di gestione del rischio, è proprio in questi incroci settore-Paese che la dimensione settoriale dello stress test offre il maggiore valore analitico. I dati aggregati a livello UE nascondono l’ampia dispersione degli esiti che determina i risultati delle singole banche.
Implicazioni per banche e team di gestione del rischio
I dati settoriali sul VAL hanno diverse implicazioni pratiche per le istituzioni finanziarie e i loro framework di gestione del rischio. In primo luogo, offrono una base trasparente per confrontare i modelli interni di rischio di credito. Le banche devono essere in grado di spiegare come le perdite settoriali previste si collegano agli shock sul VAL prescritti dallo scenario, e le autorità di vigilanza esamineranno con attenzione eventuali scostamenti durante il processo di quality assurance.
In secondo luogo, i dati evidenziano il rischio di concentrazione nei portafogli di prestiti. Le banche con un’esposizione sproporzionata verso manifattura, attività estrattive o trasporti devono attendersi esiti più impegnativi nello stress test e, di conseguenza, requisiti di Pillar 2 Guidance (P2G) potenzialmente più elevati. L’ampia dispersione degli esiti settoriali, da −14,5% per la manifattura ad alta tecnologia a −0,1% per la pubblica amministrazione, fa sì che la composizione del portafoglio incida in modo rilevante sull’erosione di capitale prevista.
In terzo luogo, nel rapporto sui risultati 2025 l’EBA ha osservato che le banche hanno fatto progressi nel differenziare gli impatti per settore rispetto agli esercizi precedenti, ma che le capacità di modellazione richiedono ancora affinamenti. In particolare, solo circa 15 banche per settore (su 64 del campione) hanno usato modelli statistici per le proiezioni della probabilità di default su oltre metà delle proprie esposizioni. Ciò suggerisce che la modellazione settoriale del rischio di credito sarà oggetto di crescente attenzione da parte della vigilanza nei prossimi esercizi, e che le banche che investono in modelli più granulari e attenti ai settori saranno in una posizione migliore per dimostrare la resilienza dei propri portafogli.
Infine, per le istituzioni finanziarie non bancarie, gli asset manager e i tesorieri aziendali, i dati settoriali sul VAL offrono una prospettiva preziosa per valutare il rischio di controparte, analizzare le esposizioni creditizie per settore e capire come le diverse parti dell’economia reagiscono al tipo di grave shock macroeconomico che le autorità di regolamentazione considerano plausibile.
Per esplorare tutti i dati settoriali sul VAL per qualsiasi combinazione di Paese e settore, usa il nostro Sectoral GVA Impact Analyser gratuito, che visualizza le traiettorie di base e avverse per tutti i 16 settori NACE e i 27 Stati membri dell’UE. Per i dati macroeconomici più ampi dello scenario (PIL, disoccupazione, inflazione e prezzi degli immobili) consulta il nostro EBA 2025 Stress Test Scenario Explorer.
Esplora i dati settoriali sul VALDomande frequenti
Che cos’è il VAL nel contesto dello stress test dell’EBA?
Il valore aggiunto lordo (VAL) misura la produzione economica di un settore al netto dei consumi intermedi. Nello stress test, l’ESRB e la BCE forniscono le traiettorie previste di crescita del VAL per 16 settori NACE sia nello scenario di base sia in quello avverso. Le banche usano questi dati per modellare il rischio di credito specifico di ciascun settore, calibrando come variano le probabilità di default e la gravità delle perdite nelle diverse parti dell’economia in condizioni di stress.
Quale settore è più colpito nello scenario avverso 2025?
La manifattura ad alta tecnologia (NACE C-high) è il settore più colpito a livello aggregato UE, con un calo cumulato del VAL nello scenario avverso pari a −14,5% nel periodo 2025–2027. Ciò riflette la sua forte esposizione alle interruzioni del commercio mondiale, alla frammentazione delle catene di approvvigionamento e all’aumento dei costi degli input, tutti elementi centrali della narrativa dello scenario avverso.
Quanti settori copre lo stress test?
Lo stress test copre 16 settori economici basati sulla classificazione NACE. La manifattura è suddivisa in due sottocategorie: bassa e media tecnologia (C-low) e alta tecnologia (C-high). I settori abbracciano l’intera economia, dall’agricoltura alla pubblica amministrazione, consentendo alle banche di modellare il rischio di credito in modo granulare sui propri portafogli di prestiti.
Perché i dati settoriali sul VAL sono importanti per le banche?
Le banche usano le proiezioni del VAL per settore per calibrare i parametri di probabilità di default e di perdita in caso di default nella modellazione del rischio di credito. I dati determinano quanto capitale le banche devono detenere a fronte delle perdite nelle diverse parti del portafoglio prestiti. Le banche con esposizioni concentrate nei settori più colpiti, come manifattura o trasporti, registreranno perdite previste più elevate e potenzialmente una maggiore erosione del capitale nello scenario avverso.
Quali Paesi subiscono l’impatto settoriale peggiore?
I Paesi con un’ampia base manifatturiera orientata all’export tendono a registrare i cali settoriali più marcati. Svezia (−20,1% nella manifattura ad alta tecnologia), Finlandia (−19,8%) e Grecia (−19,6%) sono tra i più colpiti. I Paesi con economie più diversificate e orientate ai servizi, come Irlanda e Lituania, mostrano in genere impatti settoriali più contenuti.



