Abbiamo verificato se quest’anno siano previste novità in materia ESG sul mercato statunitense e desideriamo condividere un recente aggiornamento che indica una biforcazione profonda, e forse irreversibile, del panorama della rendicontazione societaria americana. Mentre il governo federale ha di fatto ripiegato strategicamente nella sicurezza di una sospensione amministrativa, lo Stato della California ha accelerato per colmare il vuoto normativo, creando uno standard nazionale “de facto” tanto esigente sul piano tecnico quanto precario sul piano giuridico. Per l’emittente di oggi il risultato non è la promessa “standardizzazione” delle informative sul clima, ma una “balcanizzazione” degli obblighi che contrappone la rilevanza strettamente finanziaria su cui si concentra la Securities and Exchange Commission (SEC) al più ampio regime di trasparenza della California, basato sul fatturato.
La SEC e la dottrina della sospensione amministrativa
La traiettoria della vigilanza federale sul clima è passata dall’ambiziosa “Enhancement and Standardization of Climate-Related Disclosures” a uno stato di paralisi normativa quasi totale. Dopo l’adozione di misura, con 3 voti contro 2, della Final Rule 33-11275 nel marzo 2024, la Commissione intendeva inizialmente imporre un quadro rigoroso per l’informativa sui rischi climatici rilevanti e, per le entità più grandi, sulle emissioni di gas a effetto serra (GHG) di Scope 1 e Scope 2. Tuttavia, l’immediata ondata di contenziosi, riuniti presso la Corte d’appello degli Stati Uniti per l’Ottavo Circuito, ha costretto la SEC a sospendere volontariamente la norma nell’aprile 2024 per favorire una decisione “nel merito”.
Final Rule della SEC
Scope 1 e 2
Obbligatorio solo per i Large Accelerated Filers, se “rilevante”. Scope 3 eliminato.
California SB 253
Scope 1, 2 e 3
Obbligatorio per tutte le entità con fatturato > 1 miliardo di dollari che operano in California.
Rendicontazione dei rischi (SB 261)
>$500M
Soglia di fatturato che fa scattare report biennali sui rischi climatici allineati alla TCFD.
All’inizio del 2025 la determinazione istituzionale della Commissione ha cominciato a incrinarsi sotto il peso delle mutate pressioni politiche e giudiziarie. Nel febbraio 2025 la SEC ha chiesto alla corte di non fissare la discussione orale, adducendo la necessità di definire i passi successivi alla luce dei significativi cambiamenti ai vertici e della più ampia agenda federale di deregolamentazione. Il segnale più netto di questa ritirata è arrivato nel marzo 2025, quando la SEC ha votato per abbandonare del tutto la difesa delle norme sull’informativa climatica. Questa rinuncia ha lasciato a una coalizione di 18 Stati e al Distretto di Columbia il compito di intervenire in difesa delle norme, e nel settembre 2025 l’Ottavo Circuito ha disposto la sospensione del procedimento finché la SEC non riesaminerà le norme con una nuova procedura di notice-and-comment o non riprenderà la difesa: un esito ritenuto molto improbabile nell’attuale clima normativo.
Ciò che resta, sul piano tecnico, della Rule 33-11275
Nonostante l’attuale sospensione, l’architettura tecnica della norma definitiva della SEC resta il parametro con cui si misurano tutti gli altri obblighi statunitensi. L’accento posto sulla rilevanza, definita dal punto di vista di un “investitore ragionevole” che deve decidere se acquistare o vendere titoli, fissava una soglia elevata per l’informativa. A differenza degli obblighi universali dell’Unione europea, il quadro della SEC subordinava la rendicontazione di Scope 1 e 2 alla loro importanza finanziaria per le attività o la strategia dell’emittente.
| Categoria di filer SEC | Informativa Scope 1 e 2 (se rilevante) | Obbligo di limited assurance | Obbligo di reasonable assurance |
| Large Accelerated Filers (LAF) | Esercizio 2026 (rendicontato nel 2027) | Esercizio 2029 | Esercizio 2033 |
| Accelerated Filers (AF) | Esercizio 2028 (rendicontato nel 2029) | Esercizio 2031 | N/A |
| Non-Accelerated Filers (SRC/EGC) | Esenti | Esenti | Esenti |
La norma introduceva inoltre requisiti quantitativi per le note al bilancio, tra cui la soglia dell’1% per l’informativa su spese e perdite derivanti da eventi meteorologici estremi.1 Se l’importo complessivo dei costi capitalizzati e degli oneri è pari o superiore all’1% del patrimonio netto o dell’utile ante imposte, è richiesta una ripartizione dettagliata. Questo tentativo di colmare il divario tra narrativa qualitativa e dati finanziari sottoposti a revisione resta l’elemento più sofisticato sul piano tecnico, e il più controverso, della proposta federale. Le soglie “de minimis”, in particolare 100.000 dollari per le spese e 500.000 dollari per i costi capitalizzati, dovevano evitare che dati irrilevanti appesantissero il bilancio, ma rappresentano comunque un onere contabile significativo per le imprese con attivi complessi e distribuiti su più aree geografiche.
Il pacchetto californiano sulla responsabilità climatica: la nuova egemonia
Mentre il governo federale arretra, la California ha codificato un approccio più incisivo con il suo Climate Accountability Package. Questo insieme di leggi, principalmente i Senate Bill 253 e 261, abbandona le sfumature della rilevanza per l’investitore a favore di obblighi basati sul fatturato che si applicano sia alle entità quotate sia a quelle private. Si tratta di una trasformazione profonda del dovere dell’impresa, che passa dall’informare l’azionista all’informare lo Stato.
SB 253: il Climate Corporate Data Accountability Act
L’SB 253 si rivolge alle “reporting entities”, ossia qualsiasi partnership, società di capitali o società a responsabilità limitata con sede negli Stati Uniti, con ricavi annui complessivi superiori a 1 miliardo di dollari, che “svolge attività in California”. Il nucleo tecnico dell’SB 253 è la rendicontazione obbligatoria delle emissioni di Scope 1, 2 e 3, calcolate secondo il Greenhouse Gas Protocol.
L’inclusione dello Scope 3, cioè delle emissioni dell’intera catena del valore, è il principale punto di attrito con il settore privato. Mentre la SEC ha finito per eliminare lo Scope 3 dalla norma federale per evitare un “onere eccessivo”, la California ha rilanciato, richiedendo queste informative a partire dal 2027 sui dati del 2026. Il California Air Resources Board (CARB) ha proposto come prima scadenza per la rendicontazione di Scope 1 e Scope 2 il 10 agosto 2026.
Il collegamento del “doing business”
La portata delle leggi californiane dipende interamente dall’interpretazione di “doing business”, cioè svolgere attività nello Stato. Il CARB ha proposto di allineare questa definizione al California Revenue and Taxation Code (RTC) § 23101, che stabilisce un collegamento economico basato su vendite, beni o retribuzioni. La soglia è sorprendentemente bassa: basta avere vendite in California superiori a circa 735.019 dollari (importo aggiornato ogni anno) o pari al 25% delle vendite totali dell’entità.
| Parametro | Soglia SB 253 | Soglia SB 261 | Soglia AB 1305 |
| Fatturato annuo | > 1 miliardo di dollari | > 500 milioni di dollari | “Doing business” (nessun importo fisso) |
| Informativa principale | Emissioni di Scope 1, 2 e 3 | Rischio finanziario legato al clima | Compensazioni di carbonio e dichiarazioni |
| Frequenza | Annuale | Biennale | Annuale (sul sito web) |
| Sanzione massima | 500.000 dollari / anno | 50.000 dollari / anno | 500.000 dollari (tetto complessivo) |
La rete della conformità
Chi rientra nell’ambito? Le norme SEC si applicano specificamente agli emittenti quotati in base alla categoria di filer. Le leggi californiane si applicano invece a qualsiasi entità (quotata o privata) che superi le soglie di fatturato.
- SEC: Large Accelerated Filers (quotati)
- SB 253: Fatturato totale > 1 miliardo di dollari
- SB 261: Fatturato totale > 500 milioni di dollari
La sospensione giudiziaria dell’SB 261 e la battaglia sul Primo emendamento
Mentre l’SB 253 resta in linea con il debutto previsto per il 2026, la legge gemella, l’SB 261 (Climate-Related Financial Risk Act), ha incontrato un ostacolo giudiziario significativo. L’SB 261 impone alle entità con oltre 500 milioni di dollari di fatturato di pubblicare report biennali sui rischi finanziari legati al clima e sulle strategie di mitigazione, utilizzando quadri come quello della Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD).
Il calendario di attuazione
Le scadenze di conformità sono scaglionate. Le contestazioni legali potrebbero ritardare l’attuazione delle norme SEC, ma le scadenze di legge della California restano fisse.
2024
Adozione della Final Rule SEC (marzo). Il contenzioso parte subito.
1
2
2025 (previsto)
CA SB 253/261: il CARB elabora i regolamenti. Le imprese devono avviare la predisposizione dell’infrastruttura dati.
2026
SEC: i Large Accelerated Filers iniziano a monitorare Scope 1 e 2.
CA SB 261: scadenza dei primi report sui rischi.
3
4
2027
CA SB 253: parte la rendicontazione di Scope 1, 2 E 3 (sui dati 2026).
SEC: primi depositi per i LAF.
Il 18 novembre 2025 la Corte d’appello degli Stati Uniti per il Nono Circuito ha concesso una sospensione cautelare dell’SB 261, congelando di fatto la scadenza di rendicontazione originaria del 1° gennaio 2026. La decisione si fonda sull’argomento che la legge potrebbe costituire un “discorso imposto” (compelled speech) in violazione del Primo emendamento. Durante la discussione orale del 9 gennaio 2026, il collegio ha espresso perplessità sulla natura narrativa dell’SB 261, chiedendosi se obbligare le imprese a esprimere opinioni sul cambiamento climatico, tema che secondo la corte alcuni considerano controverso o politico, superi il confine verso un discorso incostituzionale.
La distinzione tra dati e narrativa
La difesa legale dell’SB 253 e dell’SB 261 dipende dalla possibilità di qualificare le informative richieste come “commercial speech”, che gode di una tutela costituzionale inferiore se il contenuto è “puramente fattuale e non controverso”. I ricorrenti del mondo industriale, guidati dalla U.S. Chamber of Commerce, sostengono che le informative sul clima siano intrinsecamente politiche e ideologiche, non commerciali.
Nel Nono Circuito è emersa una distinzione cruciale:
- SB 253 (dati): la corte ha consentito all’SB 253 di proseguire, considerando probabilmente i dati sulle emissioni GHG più vicini a un’informativa commerciale fattuale.
- SB 261 (narrativa): la sospensione disposta dalla corte suggerisce che le valutazioni qualitative dei rischi e le descrizioni strategiche abbiano maggiori probabilità di essere considerate “opinioni imposte”.
Il CARB ha indicato che non applicherà l’SB 261 in pendenza dell’appello, ma ha aperto un registro pubblico volontario per le imprese che scelgono comunque di pubblicare l’informativa.
Aspetti tecnici di assurance e verifica
Il passaggio dalla rendicontazione volontaria a quella obbligatoria ha accresciuto l’importanza dell’“assurance” di terza parte. In base alla norma SEC, ora sospesa, i Large Accelerated Filers avrebbero dovuto passare in sette anni dalla “limited assurance” (un esame con conclusione in forma negativa) alla “reasonable assurance” (l’equivalente di una revisione con conclusione in forma positiva). L’SB 253 della California segue un percorso simile, ma con tempi più stretti. Sebbene i regolamenti proposti dal CARB per il primo anno (2026) non codifichino ancora un rigoroso obbligo di limited assurance, consentendo invece uno “sforzo in buona fede” o una dichiarazione su carta intestata per chi non raccoglie ancora i dati, l’obbligo di legge di assurance resta una responsabilità di lungo periodo.
Confronto dell’introduzione graduale dell’assurance
| Autorità | Livello iniziale di assurance | Anno di riferimento | Livello finale di assurance |
| SEC (sospesa) | Limited (Scope 1 e 2) | Terzo anno di rendicontazione | Reasonable (solo LAF) |
| California SB 253 | Limited (Scope 1 e 2) | 2026 (per legge) | Reasonable (2030) |
| California SB 253 | Limited (Scope 3) | 2030 | Da definire |
L’obbligo di reasonable assurance rappresenta un ostacolo tecnico enorme. Richiede controlli interni rigorosi sulla raccolta dei dati, tracciabilità fino alla fonte e un alto grado di affidabilità dei calcoli sottostanti, rappresentati matematicamente come somma dei dati di attività moltiplicati per i fattori di emissione, con un margine di errore () che deve essere ridotto al minimo attraverso evidenze verificabili. La complessità dello Scope 3, i cui dati provengono spesso da migliaia di fornitori non sottoposti a revisione, rende la “reasonable assurance” sulle emissioni della catena del valore una sfida quasi insormontabile per l’attuale infrastruttura dei servizi professionali.
AB 1305: la guerra al greenwashing e il mercato delle compensazioni di carbonio
Mentre l’SB 253 e l’SB 261 si giocano la partita in tribunale, il Voluntary Carbon Market Disclosures Act della California (AB 1305) è già in vigore, essendo diventato legge il 1° gennaio 2024. L’AB 1305 è forse la minaccia più immediata per la comunicazione d’impresa: contrasta il greenwashing richiedendo prove tecniche specifiche per qualsiasi dichiarazione di “net zero”, “neutralità carbonica” o “riduzioni significative dei gas a effetto serra”.
Rischio di credibilità delle compensazioni
L’AB 1305 impone trasparenza su queste dimensioni della qualità.
I tre pilastri dell’AB 1305
La legge stabilisce tre distinte categorie di rendicontazione, ciascuna con aggiornamento annuale sul sito web:
- Venditori di compensazioni volontarie di carbonio (VCO): devono indicare ubicazione del progetto, durata, protocolli utilizzati e standard di verifica.
- Acquirenti/utilizzatori di VCO: se un’impresa utilizza compensazioni a sostegno di una dichiarazione “net zero”, deve indicare il registro, l’ID del progetto e la metodologia usata per calcolare il beneficio della compensazione.
- Autori di dichiarazioni sul clima: qualsiasi entità che dichiari la neutralità carbonica, anche senza utilizzare compensazioni, deve indicare gli obiettivi science-based e i dati usati per comprovare tale dichiarazione.
Un chiarimento fondamentale del Procuratore generale della California nel luglio 2024 ha precisato che i Renewable Energy Credits (REC) non rientrano nella definizione di VCO, poiché rappresentano gli attributi ambientali della produzione di energia elettrica e non una specifica riduzione o rimozione dall’atmosfera. Questa distinzione è essenziale per le utility e le aziende tecnologiche che fanno ampio ricorso ai REC per raggiungere gli obiettivi di Scope 2.
La svolta deregolamentare federale: un divario crescente
Lo stallo della norma SEC non è un evento isolato, ma parte di un più ampio arretramento federale dalla vigilanza sui rischi finanziari legati al clima. Nell’ottobre 2025 il Dipartimento del Tesoro, la Federal Reserve e la FDIC hanno formalmente revocato i loro “Principles for Climate-Related Financial Risk Management for Large Financial Institutions”, sostenendo che i processi di gestione del rischio esistenti fossero sufficienti e che principi specifici sul clima fossero una distrazione.
Contemporaneamente, nel settembre 2025 l’Environmental Protection Agency (EPA) ha proposto una norma che porrebbe di fatto fine al suo Greenhouse Gas Reporting Program per la maggior parte delle categorie di fonti, rendendo potenzialmente il 2024 l’ultimo anno di raccolta dei dati. Questa tendenza federale, insieme all’Executive Order 14192 (la regola di bilancio normativo “10-in, 1-out”), crea un netto contrasto con la traiettoria della California.
L’impatto della balcanizzazione normativa
La conseguenza principale di questa divergenza è l’“effetto California” sugli standard nazionali. Poiché la soglia di fatturato di 1 miliardo di dollari dell’SB 253 cattura circa 5.400 delle maggiori imprese del mondo, molte delle quali con sede fuori dalla California, lo Stato sta di fatto fissando lo standard di rendicontazione per l’intero mercato statunitense.
Le imprese si trovano ora davanti a un paradosso di conformità:
- le autorità federali concedono alleggerimenti e revocano norme;
- le autorità statali impongono obblighi più severi di quanto le norme federali siano mai state (ad esempio lo Scope 3 obbligatorio);
- i tribunali creano un clima di attesa in cui l’applicazione è sospesa ma le scadenze di legge restano formalmente ferme.
La discussione orale al Nono Circuito: un approfondimento sul “compelled speech”
La discussione orale del 9 gennaio 2026 davanti al Nono Circuito (giudici Nguyen, Bennett e Matsumoto) rappresenta la prima linea della battaglia legale sulla trasparenza climatica. Il collegio è tornato più volte sull’onere della rendicontazione delle emissioni di Scope 3 prevista dall’SB 253, chiedendosi se lo Stato possa giustificare l’obbligo per un’impresa di assumersi la responsabilità di dati sulle emissioni generati da terzi.
Le domande della giudice Nguyen si sono concentrate sull’ampiezza dell’SB 261, chiedendo allo Stato di distinguere i requisiti californiani da quelli già imposti dalle leggi federali sui valori mobiliari. Lo Stato ha riconosciuto una sovrapposizione, ma ha sostenuto che l’SB 261 fornisce informazioni “utili alle decisioni” che le leggi federali non offrono. Un momento chiave dell’udienza si è avuto quando il collegio ha suggerito che, qualora i requisiti di Scope 3 dell’SB 253 fossero ritenuti incostituzionali, potrebbero essere “separabili”, lasciando in vigore gli obblighi di Scope 1 e 2.
La soglia del commercial speech: Zauderer contro Central Hudson
Il dibattito giuridico ruota attorno a quale standard del Primo emendamento si applichi. Lo Stato della California chiede l’applicazione dello standard Zauderer , che consente al governo di imporre informative commerciali “puramente fattuali e non controverse” per prevenire l’inganno dei consumatori. I ricorrenti del mondo industriale chiedono invece l’applicazione di Central Hudson o persino dello “strict scrutiny” (scrutinio rigoroso), sostenendo che il cambiamento climatico è oggetto di un intenso dibattito pubblico e quindi “controverso” per definizione.
Se la corte considererà le emissioni GHG un “dato di produzione” (come un’etichetta nutrizionale), l’SB 253 con ogni probabilità reggerà. Se invece considererà il report sui rischi dell’SB 261 una “narrazione di politica pubblica”, quest’ultimo sarà decisamente più vulnerabile.
L’onere contabile: individuare gli impatti rilevanti
Le specifiche tecniche della Rule 33-11275 della SEC, pur attualmente sospese, offrono un’idea del livello di dettaglio dei dati atteso dagli investitori più evoluti. La “regola dell’1%” sugli impatti in bilancio è particolarmente onerosa. In base a questa regola, gli emittenti devono indicare l’importo complessivo delle spese imputate a conto economico e delle perdite derivanti da eventi meteorologici estremi e altre condizioni naturali, quali:
- uragani e tornado;
- incendi boschivi e temperature estreme;
- innalzamento del livello del mare e alluvioni.
Ciò impone alle imprese di sviluppare modelli interni di “attribuzione” per stabilire se una determinata spesa (ad esempio la riparazione di un magazzino) sia una “conseguenza diretta” di un evento climatico o semplice manutenzione ordinaria. La clausola di safe harbor della norma per le dichiarazioni previsionali relative a piani di transizione e analisi di scenario offre una certa tutela, ma non si applica ai “fatti storici”.
Prospettive: il ritorno della rendicontazione semestrale?
Mentre il contesto normativo cambia, si discutono modifiche strutturali più ampie alla rendicontazione societaria. Nel settembre 2025 il presidente Trump ha rilanciato le proposte di passare dalla rendicontazione trimestrale a quella semestrale come misura di risparmio per le società quotate. Se adottata, sarebbe la modifica più significativa al regime di rendicontazione dell’Exchange Act da decenni, e allontanerebbe ulteriormente gli Stati Uniti dalla rendicontazione di sostenibilità frequente e dettagliata del Regno Unito e dell’UE.
Inoltre, la “Spring 2025 Reg Flex Agenda” della SEC includeva proposte deregolamentari per modificare le norme esistenti al fine di “ridurre gli oneri per gli emittenti”. Ciò lascia intendere che, anche se le norme sul clima sopravvivessero all’Ottavo Circuito, potrebbero essere “revocate o sostanzialmente riviste” con una nuova procedura di notice-and-comment.
L’onere della conformità in un mercato frammentato
L’anno in corso è segnato da un paradosso: una “primavera deregolamentare” federale che coincide con un “inverno della conformità” californiano. Per l’investitore globale il risultato è una forte asimmetria informativa. Le imprese che operano in California dovranno pubblicare dati approfonditi sulle emissioni della catena del valore e report narrativi sui rischi che i loro concorrenti in altri Stati potrebbero evitare, a meno che anche questi non superino la soglia del “doing business”.
Per i consigli di amministrazione il messaggio è chiaro: la pausa federale non è una tregua. Il baricentro della regolamentazione ESG si è spostato da Washington D.C. a Sacramento. Chi aspetta chiarezza a livello federale rischia di finire nel mirino della divisione californiana preposta all’applicazione, dove la “buona fede” fa guadagnare solo un certo tempo prima che inizino ad accumularsi sanzioni da 500.000 dollari l’anno. L’era dell’ESG volontario è finita; è arrivata l’era dei dati climatici imposti dagli Stati e difendibili in sede legale. Il rigore tecnico necessario per rispettare la scadenza californiana del 10 agosto 2026 implica che i sistemi di raccolta dei dati siano completati entro questo esercizio. Qualsiasi ritardo nell’istituire controlli interni sugli inventari GHG porterà probabilmente a errori di rendicontazione che il Nono Circuito potrebbe tutelare, o meno, in base al Primo emendamento. Nella repubblica frammentata dell’ESG americano, il silenzio non è più una strategia praticabile.
Analisi dettagliata dei requisiti tecnici della Rule 33-11275 della SEC
La norma definitiva della SEC, di quasi 900 pagine, testimonia la complessità di quantificare il rischio ambientale all’interno di un quadro finanziario. La decisione della Commissione di abbandonare la rendicontazione “voce per voce” prevista nella proposta a favore della soglia aggregata dell’1% è stata una concessione agli emittenti, secondo cui la proposta originaria sarebbe stata “inattuabile”. Tuttavia, la regola dell’1% richiede ancora un livello sofisticato di disaggregazione.
Metriche di bilancio (Articolo 14 della Regulation S-X)
La norma definitiva impone agli emittenti di indicare in una nota al bilancio quanto segue:
- Eventi meteorologici estremi e altre condizioni naturali: l’importo complessivo delle spese imputate a conto economico e delle perdite, al netto dei recuperi, derivanti da eventi meteorologici estremi.
- Compensazioni di carbonio e REC: se le compensazioni di carbonio o i certificati di energia rinnovabile (REC) sono stati utilizzati come componente rilevante del piano dell’emittente per raggiungere obiettivi o traguardi climatici, l’emittente deve indicare i costi capitalizzati e le spese sostenute.
La “rilevanza” di queste compensazioni è un tema ricorrente. A differenza dell’AB 1305, che impone l’informativa su tutte le compensazioni, la norma SEC fa scattare l’obbligo solo se sono “rilevanti” per il raggiungimento degli obiettivi dichiarati. Ciò offre una scappatoia significativa alle imprese che usano un numero ridotto di compensazioni per dichiararsi “carbon neutral” senza far scattare le informative tecniche imposte dalla SEC.
Governance e gestione del rischio (Subpart 1500 della Regulation S-K)
La parte qualitativa della norma SEC ricalca in larga misura il quadro TCFD. Gli emittenti devono descrivere:
- la supervisione del consiglio di amministrazione sui rischi legati al clima;
- il ruolo del management nella valutazione e gestione di tali rischi;
- l’impatto dei rischi legati al clima sulla strategia aziendale, sui risultati operativi e sulla situazione finanziaria dell’emittente.
Gli “orizzonti temporali” di questi rischi, breve termine (prossimi 12 mesi) e lungo termine (oltre 12 mesi), obbligano le imprese a svolgere analisi di scenario che molte non hanno mai condotto a un livello adeguato ai depositi presso la SEC.
L’SB 253 e la meccanica tecnica del GHG Protocol
L’SB 253 della California non è solo una legge sulla rendicontazione: adotta il Greenhouse Gas Protocol (GHGP) come standard giuridico. Il GHGP è lo standard internazionale più diffuso per il calcolo delle emissioni, ma la sua applicazione in un contesto giuridico obbligatorio pone diverse sfide tecniche.
Perimetro organizzativo: controllo finanziario o operativo
Una delle decisioni più complesse per una “reporting entity” è la definizione del perimetro organizzativo. Il GHGP ammette gli approcci della “quota azionaria”, del “controllo finanziario” o del “controllo operativo”. La norma SEC richiedeva inizialmente lo stesso perimetro del bilancio consolidato, ma la versione definitiva ha concesso maggiore flessibilità, purché l’emittente spieghi le eventuali differenze. L’SB 253 della California impone invece la stretta aderenza al GHGP, il che potrebbe costringere le imprese a rendicontare le emissioni di joint venture o controllate non consolidate nel loro 10-K.
Il dilemma della quantificazione dello Scope 3
Il requisito sullo “Scope 3” dell’SB 253 è il principale fattore di costo della conformità. Lo Scope 3 comprende 15 categorie di emissioni, da “Beni e servizi acquistati” a “Utilizzo dei prodotti venduti”. Per molte imprese lo Scope 3 rappresenta oltre il 90% dell’impatto climatico complessivo.
La sfida tecnica riguarda la qualità dei dati:
- Dati primari: forniti direttamente dai fornitori (raramente disponibili per l’intera catena di fornitura).
- Dati secondari: basati su medie di settore o fattori di emissione basati sulla spesa (meno precisi, ma più praticabili).
L’SB 253 prevede un “safe harbor” per le emissioni di Scope 3 fino al 2030: le imprese non saranno sanzionate per errori involontari purché siano commessi in “buona fede” e abbiano una “base ragionevole”.
SB 261: la TCFD e la narrativa del rischio finanziario
L’SB 261 è spesso messo in ombra dai dati sulle emissioni dell’SB 253, ma i suoi requisiti narrativi sono probabilmente più pericolosi sotto il profilo del contenzioso. Imponendo alle imprese di descrivere i propri “rischi finanziari” legati al cambiamento climatico, la legge costringe i dirigenti a fare previsioni pubbliche sull’impatto di future normative, cambiamenti di mercato e disastri fisici.
Il quadro TCFD, adottato dall’SB 261, si basa su quattro pilastri:
- Governance: la governance dell’organizzazione in relazione ai rischi e alle opportunità legati al clima.
- Strategia: gli impatti effettivi e potenziali dei rischi e delle opportunità legati al clima sulle attività, sulla strategia e sulla pianificazione finanziaria dell’organizzazione.
- Gestione del rischio: i processi utilizzati dall’organizzazione per individuare, valutare e gestire i rischi legati al clima.
- Metriche e obiettivi: le metriche e gli obiettivi utilizzati per valutare e gestire i rischi e le opportunità legati al clima pertinenti.
La preoccupazione del Nono Circuito è che questi pilastri narrativi obblighino le imprese a prendere posizione su temi “controversi”, come la probabilità di una carbon tax o la velocità della transizione ai veicoli elettrici.
L’AB 1305 e la prova del “net zero”
Se l’SB 253 e l’SB 261 riguardano la trasparenza, l’AB 1305 riguarda la veridicità della pubblicità. È di fatto una legge “anti-greenwashing” con poteri reali. Qualsiasi impresa che opera in California e dichiara di essere “net zero” o “carbon neutral” deve fornire sul proprio sito web una “comprova” tecnica.
L’informativa deve includere:
- gli obiettivi science-based utilizzati per la riduzione delle emissioni;
- se le dichiarazioni sono state verificate da una terza parte indipendente;
- le modalità di misurazione dei progressi intermedi verso l’obiettivo.
Questo requisito si applica alle dichiarazioni rese “all’interno dello Stato”, che la California interpreta come qualsiasi dichiarazione accessibile tramite un sito web in California. Questa portata “extraterritoriale” è un tratto distintivo della strategia normativa californiana.
Implicazioni per l’intero mercato: l’“effetto California” sulle catene di fornitura
L’interazione tra queste leggi produce un effetto a catena sull’economia statunitense. Un’impresa da 1 miliardo di dollari soggetta all’SB 253 dovrà chiedere ai propri fornitori da 10 milioni di dollari i loro dati sulle emissioni per calcolare l’inventario di Scope 3. Così, anche se l’impresa da 10 milioni non è tecnicamente soggetta alla legge, dovrà rispettare i requisiti californiani sui dati per mantenere il contratto con l’impresa più grande.
Questo “obbligo contrattuale” è esattamente ciò che la U.S. Chamber of Commerce ha contestato nel suo ricorso, sostenendo che di fatto regolamenta imprese prive di qualsiasi collegamento con la California.
Il nuovo equilibrio normativo
Il panorama ESG americano ha raggiunto un nuovo equilibrio, instabile. Il governo federale, un tempo motore dell’informativa climatica standardizzata, si è ritirato su posizioni difensive, lasciando imprese e investitori in uno stato di “cecità indotta dal contenzioso” rispetto alle norme federali. La California, nel frattempo, è andata avanti con un regime più ampio, più tecnico e meno indulgente di qualunque proposta avanzata finora a livello nazionale.
Per le imprese prese nel mezzo, il costo del capitale dipenderà sempre più dalla capacità di muoversi in questa frattura normativa. Chi saprà produrre dati verificabili e conformi al GHGP troverà favore in un mercato affamato di informazioni “utili alle decisioni”. Chi si affida a narrazioni vuote e a dichiarazioni “net zero” non comprovate si troverà sempre più esposto, sia agli incisivi regolatori californiani sia al vaglio “severo” di un sistema giudiziario che sta ancora decidendo se il rischio climatico sia un fatto o un’opinione.
Il messaggio per l’anno in corso è chiaro: non aspettate l’Ottavo Circuito. La California si è già pronunciata e la sua scadenza di agosto 2026 si avvicina con l’inesorabile certezza della prossima stagione degli incendi.
Per stabilire se un’entità rientra nell’ambito delle leggi californiane, il CARB ha proposto di utilizzare il fatturato “più basso degli ultimi due esercizi”.
| Scenario | Fatturato esercizio 2024 | Fatturato esercizio 2025 | Stato (SB 253) |
| Impresa A | 1,2 miliardi di dollari | 950 milioni di dollari | Fuori ambito |
| Impresa B | 1,1 miliardi di dollari | 1,1 miliardi di dollari | In ambito |
| Impresa C | 900 milioni di dollari | 1,3 miliardi di dollari | Fuori ambito |
Nota: il fatturato si basa sui “gross receipts” (ricavi lordi) come definiti dall’RTC § 25120(f)(2).
Mentre le imprese chiudono i conti dell’esercizio 2025, questi calcoli determineranno il prossimo decennio del loro rapporto normativo con il Golden State. Il momento della preparazione tecnica è adesso.



