Nelle vaste steppe dell’Asia centrale, dove il motore economico è stato a lungo alimentato da idrocarburi, industria pesante e agricoltura, è in corso un cambiamento discreto ma significativo. I criteri ambientali, sociali e di governance (ESG), fino a poco tempo fa considerati appannaggio dei gestori patrimoniali europei e delle grandi multinazionali, stanno guadagnando terreno nella regione. Eppure, per le cinque repubbliche della regione (Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan), la strada verso una piena integrazione ESG è disseminata di ostacoli strutturali e istituzionali.
Per certi versi non c’è da stupirsi. Come molti mercati emergenti, questi Stati devono conciliare contemporaneamente crescita, modernizzazione e adattamento climatico. A differenza dei mercati più maturi, però, mercati dei capitali deboli, quadri di governance poco trasparenti ed economie dominate dallo Stato rendono difficile tradurre il discorso ESG in azioni concrete.
- Un recente sondaggio di PwC Eurasia ha rilevato che in Uzbekistan solo il 29 % delle imprese segnala una crescente esposizione ai rischi ESG, una quota molto inferiore a quella dei mercati vicini.
- Nel frattempo, un rapporto regionale, “State of Sustainable Finance in Central Asia”, evidenzia che il settore bancario uzbeko offre già prestiti “verdi” alle famiglie (ad esempio per impianti a energia rinnovabile) e che una banca, Uzpromstroybank, è stata premiata come “Best ESG Bank in Uzbekistan”.
L’onda ESG ha raggiunto le coste dell’Asia centrale, ma non si è ancora infranta. La regione è nelle prime fasi di adattamento: progetti pilota, quadri di riferimento e una regolamentazione ancora modesta, più che ecosistemi pienamente sviluppati.
Uzbekistan: un caso di studio
Nella regione, l’Uzbekistan offre un microcosmo particolarmente interessante di questa transizione. Con oltre 35 milioni di abitanti, abbondanti risorse naturali e un’economia guidata dallo Stato in fase di riforma, l’Uzbekistan è al tempo stesso un mercato ESG ad alto potenziale e un esempio di quanto resti ancora da fare.
Il quadro normativo e strategico
I decisori politici uzbeki sono chiaramente consapevoli dell’agenda ESG. Alcuni passaggi importanti:
- Il governo ha adottato la Strategia per la transizione verso un’economia verde 2019-2030.
- Nel 2021 il paese ha pubblicato il suo primo rapporto ESG sovrano, dal titolo “Infrastructure for Growth, Active Governance & Strong Civil Society”.
- A fine 2023 l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha pubblicato un rapporto dettagliato, Financing Uzbekistan’s Green Transition, che evidenzia il fabbisogno di finanziamento e il ruolo delle obbligazioni verdi.
- Una nota di orientamento della Banca mondiale per l’Uzbekistan delinea la struttura di una “tassonomia verde”, fondamento necessario per una finanza verde credibile.
Questi passi indicano che la “E” di ESG sta iniziando ad acquisire un quadro giuridico e istituzionale. Le leggi sulla valutazione ambientale, gli audit, i sussidi alle energie rinnovabili e l’emissione di obbligazioni verdi sostenuta dallo Stato sono tutti tasselli del mosaico.
La finanza verde in pratica
Sul fronte dei finanziamenti, gli sviluppi principali sono:
- Il rapporto dell’OCSE rileva che dal 2021 l’Uzbekistan ha fatto delle obbligazioni verdi un elemento centrale della propria strategia per mobilitare nuove fonti di capitale per le infrastrutture verdi.
- L’Uzbekistan ha emesso il suo primo green bond nel 2023 , raccogliendo 4.250 miliardi di UZS.
- Nel settore bancario, gli istituti uzbeki iniziano a offrire prestiti verdi al consumo (per l’installazione di impianti solari e di apparecchiature ad alta efficienza energetica). L’indagine contenuta nel rapporto “State of Sustainable Finance in Central Asia” elenca le singole banche che offrono prestiti per impianti a energia rinnovabile.
Ciò indica un approccio su due fronti: dall’alto (emissioni sovrane e obbligazionarie di grandi dimensioni) e dal basso (prodotti finanziari al consumo e retail). L’ambizione è chiara, ma la scala e la profondità restano modeste rispetto alla sfida.
Governance e dimensione “S”
Mentre la regolamentazione ambientale avanza, gli aspetti “S” (sociali) e “G” (governance) dell’ESG sono meno sviluppati in Uzbekistan.
- Il sondaggio di PwC ha rilevato che solo il 46% delle imprese dichiara una “conoscenza approfondita” delle pratiche ESG.
- I rischi di governance restano elevati: le imprese statali dominano ampi settori, i mercati dei capitali sono poco profondi e le norme sull’informativa sono agli inizi. Il rapporto dell’OCSE avverte che il “ruolo sproporzionato dello Stato nell’economia uzbeka e il suo mercato dei capitali interno poco sviluppato costituiscono vincoli significativi”.
- Questioni sociali: i diritti dei lavoratori, il coinvolgimento delle comunità nelle industrie estrattive e le pressioni demografiche compaiono meno spesso nella narrativa ESG ufficiale, pur rappresentando sfide concrete per gli investitori.
Le sfide principali
Se l’Uzbekistan intende davvero allinearsi agli standard ESG internazionali, restano diversi ostacoli importanti:
- Fabbisogno di finanziamento: l’OCSE stima il divario annuo tra spesa e investimenti necessari (per gli SDG e il clima) in 6 miliardi di USD o più.
- Mercato dei capitali poco sviluppato: il mercato mobiliare interno resta dominato dal debito pubblico e le emissioni obbligazionarie societarie sono limitate. Ciò ostacola la crescita della finanza verde.
- Standardizzazione e trasparenza: senza tassonomie di base, sistemi di misurazione e verifica (MRV) e standard di rendicontazione, c’è il rischio di “greenwashing”, che mina la fiducia degli investitori. La guida della Banca mondiale sulla tassonomia lo sottolinea.
- Carenze di governance: un’integrazione ESG efficace richiede istituzioni solide, stato di diritto, norme sull’informativa e coinvolgimento degli stakeholder, ambiti in cui l’Uzbekistan e la regione nel suo complesso sono indietro rispetto ai mercati sviluppati.
- Competenze e consapevolezza: i dati dei sondaggi mostrano che molte imprese non comprendono a fondo i rischi ESG e non dispongono dei sistemi organizzativi per gestirli.
Perché l’Uzbekistan conta
Dal punto di vista di un investitore o di un decisore politico, l’Uzbekistan presenta diversi elementi di attrattiva:
- Forte traiettoria di crescita e slancio riformatore.
- Notevole potenziale nelle energie rinnovabili (solare, eolico) e vincoli sulle risorse idriche che rendono la transizione ambientale economicamente sensata.
- Vantaggio della prima mossa: poiché i quadri ESG sono agli inizi, è possibile plasmarli anziché esserne vincolati da sistemi consolidati.
Il rovescio della medaglia è un rischio elevato: le riforme istituzionali potrebbero procedere a rilento, l’informativa potrebbe essere frammentaria e l’integrazione delle dimensioni “S” e “G” richiederà anni.
Il contesto centroasiatico e le prospettive
Per collocare l’Uzbekistan in una prospettiva regionale:
- Il Kazakistan, con mercati dei capitali più profondi e un’economia trainata dalle industrie estrattive, è probabilmente più avanti in termini di informativa ESG e quadri normativi, pur dovendo affrontare anch’esso sfide strutturali.
- Kirghizistan, Tagikistan e Turkmenistan sono più indietro, frenati da economie più piccole, istituzioni più fragili e settori finanziari meno sviluppati.
- Nel rapporto “State of Sustainable Finance in Central Asia”, l’Uzbekistan viene indicato come attivo sul fronte dei prestiti al consumo per apparecchiature verdi, ma relativamente debole quanto a impulso normativo.
In prospettiva, la questione chiave sarà se la transizione ESG in Asia centrale diventerà diffusa e vincolante o resterà un “corridoio verde” di nicchia per una manciata di finanziamenti e progetti. Tre fattori saranno determinanti:
- Credibilità ed enforcement normativo: le tassonomie vengono recepite per legge, gli obblighi di informativa vengono fatti rispettare e le violazioni vengono sanzionate?
- Profondità e liquidità del mercato: i mercati obbligazionari locali e i settori bancari saranno in grado di assorbire e incanalare flussi di finanza sostenibile su larga scala?
- Integrazione di “S” e “G”: equità sociale, diritti dei lavoratori, impatti sulle comunità e riforme della governance entreranno a far parte del racconto ESG, oppure la “E” dominerà escludendo il resto?
Voci dalla frontiera
Mentre la regione cerca competenze e tecnologie all’estero, gli innovatori internazionali iniziano a mostrare interesse.
“Siamo molto orgogliosi di essere stati selezionati da Plug and Play Central Asia, perché è un riconoscimento del valore di ciò che abbiamo costruito in Europa”, afferma Anna Shpak , CEO di Generation Impact Global, società di software svizzera specializzata in tecnologie ESG e regolamentari. “Le nostre soluzioni sono già utilizzate da istituzioni finanziarie in tutta Europa per automatizzare la rendicontazione di sostenibilità, la gestione dei dati ESG e le informative secondo i quadri di riferimento globali. L’Asia centrale ha il talento, l’energia e la determinazione per crescere rapidamente. Vogliamo contribuire ad accelerare questa crescita portando tecnologie avanzate e costruendo partnership locali che rendano la regione un protagonista sia nell’IT sia nell’innovazione ESG.”
Queste parole sintetizzano una tendenza più ampia: la ricerca, da parte della regione, di un salto tecnologico. Mentre la regolamentazione ESG si fa più stringente in tutto il mondo, il ritardo dell’Asia centrale potrebbe paradossalmente rivelarsi un vantaggio: la regione può adottare strumenti digitali e buone pratiche senza ereditare sistemi obsoleti.
Conclusioni
Il racconto ESG in Uzbekistan, e più in generale in Asia centrale, è al tempo stesso promettente e incompiuto. Da un lato, documenti strategici decisivi, le prime emissioni obbligazionarie sovrane, prodotti di prestito verde e linee guida istituzionali dimostrano che la regione sta andando oltre la semplice retorica. Dall’altro, restano ostacoli significativi: carenze di finanziamento, mercati immaturi, punti deboli nella governance e una scarsa alfabetizzazione ESG tra le imprese.
Per investitori, decisori politici e operatori economici, l’Asia centrale rappresenta una frontiera di opportunità, ma anche di rischio elevato. I prossimi tre-cinque anni saranno decisivi. Se l’Uzbekistan saprà costruire tassonomie credibili, rendere più profondi i propri mercati, garantire trasparenza e integrare le dimensioni sociale e di governance, potrà trasformare il proprio slancio riformatore in un autentico percorso ESG. In caso contrario, i suoi sforzi rischiano di restare confinati a qualche operazione verde simbolica: importante, certo, ma inadeguata alla sfida trasformativa della sostenibilità.
In sintesi: la steppa si sta risvegliando. Resta da vedere se diventerà una grande frontiera ESG o qualcosa di meno ambizioso.



