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Il quadro volontario del Comitato di Basilea per l’informativa sul clima

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Skyline di un distretto finanziario con elementi grafici digitali che illustrano il quadro di informativa sui rischi climatici del Comitato di Basilea per le banche, tra rischi di transizione e rischi fisici

Il 13 giugno 2025 il Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria (BCBS) ha pubblicato la versione definitiva del suo quadro per l’informativa volontaria sui rischi finanziari legati al clima. Il quadro definisce un insieme strutturato di tabelle e modelli pensati per aiutare le banche a comunicare la propria esposizione ai rischi climatici, sia di transizione sia fisici. Pur essendo volontario a livello internazionale, le giurisdizioni possono scegliere di adottarlo nei rispettivi regimi nazionali di vigilanza.

Questo articolo offre una panoramica chiara del quadro, della sua struttura e delle principali modifiche introdotte rispetto alla consultazione del 2023. È il primo di una serie in tre parti dedicata al quadro di Basilea sull’informativa climatica. Il secondo articolo esamina nel dettaglio i singoli modelli di informativa, mentre il terzo articolo affronta l’attuazione pratica, le difficoltà legate ai dati e l’allineamento con i quadri normativi esistenti.

6
Tabelle e modelli per l’informativa qualitativa e quantitativa
28
Giurisdizioni membri del BCBS che possono adottare il quadro
18
Settori TCFD utilizzati per la classificazione settoriale delle esposizioni

Contesto e cronologia

Il quadro è il risultato di un percorso pluriennale con cui il Comitato di Basilea ha valutato come integrare l’informativa sui rischi finanziari legati al clima nella vigilanza prudenziale sulle banche. Alla fine del 2023 il Comitato aveva inizialmente proposto un quadro di informativa di Terzo pilastro, chiedendo al settore un riscontro su impostazione, ambito e livello di dettaglio dei requisiti proposti.

Novembre 2023
Il BCBS pubblica il documento di consultazione che propone un quadro di informativa climatica di Terzo pilastro, con bozze di tabelle e modelli.
2024
Periodo di consultazione e riscontri dei portatori di interesse. Tra i temi principali: disponibilità dei dati, proporzionalità e allineamento con i requisiti ISSB e CSRD.
Giugno 2025
Pubblicazione del quadro definitivo su base volontaria. Le giurisdizioni decidono se e come recepirlo a livello nazionale.

Il passaggio da uno strumento obbligatorio di Terzo pilastro a un quadro volontario è uno degli esiti più rilevanti della consultazione. Le divergenze normative tra giurisdizioni, in particolare tra l’UE, che integra già l’informativa sui rischi climatici nel suo quadro CSRD e CRR III, e gli Stati Uniti, dove le pressioni politiche hanno rallentato la regolamentazione sul clima, hanno reso difficile raggiungere un consenso su un’adozione obbligatoria.

Perché questo quadro è importante

Anche come strumento volontario, il quadro di Basilea sull’informativa climatica ha un peso per diversi motivi. Introduce una struttura di modelli riconoscibile a livello globale, che le banche possono utilizzare per comunicare i rischi finanziari legati al clima in un formato coerente e comparabile. Per gli intermediari che operano a livello transfrontaliero questa coerenza è importante: riduce gli attriti della rendicontazione in base a più regimi e offre un riferimento alle autorità di vigilanza che valutano le pratiche di gestione del rischio climatico.

Il quadro indica anche la direzione di marcia. Il Comitato ha dichiarato che seguirà gli sviluppi, compresa l’adozione di altri quadri e le prassi di informativa delle banche a livello globale, e potrà valutare revisioni in futuro. Per le banche e i loro team di gestione dei dati , allinearsi per tempo a questi modelli è un modo per anticipare eventuali futuri obblighi.

Principio chiave
Il Comitato riconosce che nessuna metrica, da sola, può rappresentare in modo perfetto i rischi finanziari legati al clima. Servono più metriche quantitative e informazioni qualitative per avere un quadro completo dell’esposizione di una banca. Gli utilizzatori dovrebbero leggere l’informativa nel suo insieme.

Principali modifiche rispetto alla consultazione del 2023

Il quadro definitivo introduce diverse modifiche sostanziali rispetto alla proposta originaria del 2023. Riflettono sia i riscontri ricevuti durante la consultazione sia il contesto politico che circonda la regolamentazione finanziaria sul clima.

Natura volontaria
L’intero quadro è ora volontario a livello internazionale. L’applicazione diventa obbligatoria solo se lo richiedono le autorità di vigilanza nazionali di una determinata giurisdizione.
Le “previsioni” sostituite dagli “obiettivi”
Il termine “previsioni” (forecasts) è stato sostituito da “obiettivi” (targets), definiti come obiettivi di portafoglio resi pubblici e attuabili, fissati da una banca per misurare e gestire la propria esposizione ai rischi finanziari legati al clima.
Allineamento sulla rilevanza
L’espressione “a prescindere dalla valutazione della rilevanza” è stata sostituita da “ove rilevante”, allineando il quadro al principio di rilevanza già previsto dagli standard di informativa di Terzo pilastro.
Eliminato il modello CRFR5
Il modello sulle emissioni facilitate è stato eliminato dal quadro definitivo, riducendo l’ambito degli obblighi di rendicontazione quantitativa.

Struttura del quadro: tabelle e modelli

Il quadro comprende due tabelle qualitative e quattro modelli quantitativi. Insieme coprono governance, strategia, gestione dei rischi e metriche relative ai rischi finanziari legati al clima. Ogni elemento è pensato per una pubblicazione annuale, con un formato flessibile per l’informativa qualitativa e una struttura a colonne fisse per i modelli quantitativi.

Tabella CRFRA: governance, strategia e gestione dei rischi

Descrive i processi di governance, i controlli e le procedure utilizzati per monitorare, gestire e sorvegliare i rischi finanziari rilevanti legati al clima, compreso il modo in cui questi rischi incidono sul modello di business, sulla strategia e sui processi decisionali della banca.

Formato: flessibile
Frequenza: annuale
Contenuto: qualitativo
Principali ambiti di informativa:
Struttura e competenze dell’organo di amministrazione in materia di supervisione
Frequenza delle comunicazioni sul rischio climatico all’organo di amministrazione
Obiettivi climatici collegati alla remunerazione
Piano di transizione e analisi di scenario
Definizione degli orizzonti temporali (breve, medio, lungo)
Effetti finanziari su situazione patrimoniale e flussi di cassa

Tabella CRFRB: rischio di transizione, fisico e di concentrazione

Illustra la metodologia utilizzata per stabilire quali esposizioni sono soggette a un rischio rilevante di transizione, fisico e di concentrazione.

Formato: flessibile
Frequenza: annuale
Contenuto: qualitativo
Copre tre categorie di rischio:
Transizione: criteri settoriali, orizzonti temporali, sostegno alla mitigazione
Fisico: eventi cronici e acuti, granularità geografica
Concentrazione: monitoraggio della concentrazione settoriale e geografica

Modello CRFR1: rischio di transizione, esposizioni ed emissioni finanziate

Quadro dei valori contabili lordi per settore, insieme alle emissioni finanziate (ambito 1, 2 e 3), alla qualità creditizia, ai profili di scadenza e alle voci fuori bilancio.

Formato: colonne fisse, righe flessibili
Frequenza: annuale
Colonne: 15
Dati per settore:
Valori contabili lordi e % sul totale
Esposizioni deteriorate
Accantonamenti e rettifiche di valore
Fasce di scadenza (≤5 anni, ≤10 anni, ≤20 anni, >20 anni)
Emissioni finanziate, ambito 1, 2 e 3 (MtCO₂e)
Obiettivi sui gas a effetto serra e anno di riferimento

Modello CRFR2: rischio fisico, esposizioni per area geografica

Valori contabili lordi soggetti a rischi fisici legati al clima (eventi cronici e acuti), suddivisi per area geografica secondo quanto stabilito dalle autorità di vigilanza nazionali.

Formato: colonne fisse, righe flessibili
Frequenza: annuale
Colonne: 10
Tre categorie di esposizione:
Aree soggette a rischio fisico
Aree non soggette a rischio fisico
Aree per cui non è possibile una valutazione

Modello CRFR3: immobili per classe di efficienza energetica

Portafoglio di mutui suddiviso in base all’efficienza energetica delle garanzie sottostanti, misurata in kWh/m² su sei classi di efficienza.

Formato: righe fisse, colonne flessibili
Frequenza: annuale
Fasce: 7 (incl. N/D)
Le righe comprendono:
Prestiti garantiti da immobili residenziali
Prestiti garantiti da immobili commerciali
Garanzie acquisite tramite escussione
Di cui: livello di efficienza stimato

Modello CRFR4: intensità delle emissioni per unità di produzione fisica

Intensità delle emissioni di gas a effetto serra finanziate per unità di produzione fisica nei settori in cui la banca ha fissato obiettivi, con il calcolo della distanza dall’obiettivo a una data di riferimento.

Formato: righe flessibili, colonne fisse
Frequenza: annuale
Colonne: 9
Le metriche comprendono:
Unità di intensità fisica (ad es. tCO₂e/GJ)
Valore di intensità dell’anno in corso
Valori dell’anno obiettivo A e B
Distanza % dall’obiettivo alla data di riferimento (PiT)

Classificazione settoriale e geografica

Uno degli aspetti più prescrittivi del quadro riguarda la classificazione. Le banche dovrebbero classificare le esposizioni secondo il Global Industry Classification Standard (GICS), se già utilizzato al loro interno. In caso contrario, possono ricorrere a un altro sistema di classificazione settoriale impiegato per la rendicontazione climatica o finanziaria, spiegando però le ragioni della scelta.

I modelli CRFR1 e CRFR4 sono costruiti sui 18 settori definiti dalla Task Force on Climate-related Financial Disclosures del Financial Stability Board (TCFD). Questi settori si basano a loro volta sul GICS e comprendono energia, trasporti, materiali, agricoltura e altri comparti ad alte emissioni. La classificazione geografica per il rischio fisico è lasciata alle autorità di vigilanza nazionali, che la definiscono a livello di singola giurisdizione.

Rapporto con altri quadri

Il quadro di Basilea non opera da solo. Si affianca a un insieme crescente di obblighi di informativa sul clima a cui le banche possono essere già soggette, a seconda della giurisdizione. Capire come si collega a questi quadri è essenziale per evitare duplicazioni e garantire una rendicontazione coerente.

QuadroAmbitoStatoPrincipale sovrapposizione con Basilea
ISSB (IFRS S2)Tutti i soggetti; orientato agli investitoriObbligatorio nelle giurisdizioni che lo adottanoGovernance, strategia, metriche: Basilea aggiunge un dettaglio specifico per le banche
CSRD / ESRS E1Grandi imprese e PMI quotate dell’UEObbligatorio (applicazione graduale)Doppia rilevanza, piani di transizione, emissioni di ambito 1–3
CRR III (Terzo pilastro UE)Enti creditizi dell’UEObbligatorio da gennaio 2025Informativa sui rischi ESG, GAR, esposizioni ai combustibili fossili
TCFDAmpio; intersettorialeDismesso; assorbito dall’ISSBBasilea utilizza la classificazione TCFD in 18 settori e la struttura a quattro pilastri

Per le banche che operano nell’UE, gran parte di ciò che copre il quadro di Basilea è già affrontato dai requisiti del CRR III e degli ESRS . Gli enti di giurisdizioni in cui è in corso l’adozione dell’ISSB, tra cui Regno Unito, Svizzera e parte dell’Asia, possono trovare nei modelli di Basilea un utile complemento, in particolare per metriche specifiche del settore bancario come le emissioni finanziate per settore e la suddivisione degli immobili per efficienza energetica.

Chi è interessato

Il quadro è pensato soprattutto per le banche attive a livello internazionale, anche se le giurisdizioni possono decidere di applicarlo in modo più esteso. In pratica, gli enti più direttamente coinvolti sono quelli che già pubblicano l’informativa di Terzo pilastro, tra cui le banche di rilevanza sistemica globale (G-SIB) e altri grandi gruppi bancari.

I modelli hanno però conseguenze anche per gestori patrimoniali, assicuratori e imprese debitrici che forniscono dati alle banche. L’informativa sulle emissioni finanziate del modello CRFR1, ad esempio, richiede alle banche di indicare le emissioni di ambito 1, 2 e 3 delle controparti, con un conseguente fabbisogno di raccolta dati lungo tutta la catena del valore. Gli enti che vogliono semplificare questo processo dovrebbero valutare come i propri strumenti di raccolta dati e questionari possano supportare una rendicontazione strutturata presso le controparti.

Prossimi passi

Il Comitato ha dichiarato che continuerà a monitorare l’attuazione nelle diverse giurisdizioni e potrà rivedere il quadro in futuro. Per le banche, la questione pratica non è se prepararsi, ma con quale rapidità costruire l’infrastruttura dati, i processi di governance e i flussi di rendicontazione necessari per produrre questa informativa in modo coerente e su larga scala.

Il prossimo articolo della serie esamina nel dettaglio ciascuna delle sei tabelle e dei modelli, spiegando che cosa le banche devono pubblicare, come classificare i dati e dove si concentrano le principali difficoltà di attuazione.

Domande frequenti

Il quadro di Basilea sull’informativa climatica è obbligatorio?

In che cosa si differenzia questo quadro dai requisiti ISSB e CSRD?

Quali settori sono coperti dai modelli di informativa?

Quando dovrebbero iniziare le banche a prepararsi a questa informativa?

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