Una guida operativa, non un trattato teorico. Questo articolo illustra il processo di DMA in quattro fasi definito dall’EFRAG IG 1 (mappatura del contesto, identificazione degli IRO, valutazione e rendicontazione ai sensi di ESRS 2 IRO-1 e IRO-2) per chi deve portare a termine un ciclo, non confrontare metodologie. La struttura si applica agli ESRS originali, al regime Quick-Fix e agli ESRS semplificati.[1]
In sintesi
Una DMA si articola in quattro fasi: mappatura del contesto (cosa fa l’impresa, su chi incide), identificazione degli IRO (quali questioni di sostenibilità emergono, effettive e potenziali, lungo la catena del valore), valutazione (impatti per gravità e probabilità; rischi e opportunità per entità e probabilità) e rendicontazione (narrativa IRO-1, tabella strutturata IRO-2). Le quattro fasi sono le stesse per la Wave 1, la Wave 2 e chi redige su base volontaria. Varia la profondità applicata a ciascuna fase.
Mappatura del contesto
EFRAG IG 1 §2–3 · ESRS 1 §10–11Prima di qualsiasi giudizio di rilevanza, serve una comprensione documentata di cosa fa l’impresa, su chi incide e cosa incide su di essa. La mappatura del contesto è lo strato di evidenze di base su cui poggia tutta la valutazione successiva.
- Documentazione del modello di business (operativa, non di comunicazione)
- Mappa della catena del valore: attività proprie / a monte / a valle
- Registro degli stakeholder con lo storico del coinvolgimento
- Presenza geografica delle attività e dei fornitori
- Modello di business generico ripreso dalle relazioni annuali
- Catena del valore ridotta a un’unica riga
- Registro degli stakeholder senza le date dell’ultimo coinvolgimento
- Nessuna distinzione geografica tra sede centrale e attività operative
identificazione degli IRO
EFRAG IG 1 §3 · ESRS 1 AR 16La fase di costruzione dell’elenco. Partendo dal requisito applicativo 16 dell’ESRS 1 (la tassonomia prescritta delle questioni di sostenibilità), individua quali impatti si generano sulle persone e sull’ambiente (rilevanza d’impatto) e quali rischi od opportunità legati alla sostenibilità incidono sull’impresa (rilevanza finanziaria).
- Mappa del contesto della fase 1
- Tassonomia dell’AR 16 come punto di partenza
- Analisi di benchmark di pari e di settore
- Contributi degli stakeholder dai cicli di coinvolgimento
- Trattare l’AR 16 come un tetto chiuso anziché come uno spunto
- Confondere impatti effettivi e potenziali
- Catena del valore compressa: si perde la distinzione tra attività proprie, a monte e a valle
- Mescolare impatti, rischi e opportunità nella stessa voce
Valutazione
EFRAG IG 1 §4 · ESRS 1 §41–48Applica il test di rilevanza a ciascun IRO. Gli impatti si valutano per gravità (entità, portata, irrimediabilità) e probabilità. Rischi e opportunità per entità finanziaria e probabilità. Gli orizzonti temporali (breve, medio, lungo) si valutano separatamente, senza farne la media.
- Elenco degli IRO della fase 2
- Schema di gravità (di solito una scala a 5 punti)
- Punti di vista degli stakeholder sulla gravità degli impatti
- Soglie di entità finanziaria legate a metriche specifiche
- Trattare la rilevanza come valore atteso (gravità × probabilità)
- Comprimere gli orizzonti temporali in un unico punteggio medio
- Soglia opaca: nessuna motivazione documentata
- Intervento del management senza giustificazione documentata
Rendicontazione ai sensi di ESRS 2 IRO-1 e IRO-2
ESRS 2 IRO-1 · IRO-2Due informative distinte. L’IRO-1 è la descrizione narrativa del processo: come è stata condotta la valutazione, quali input sono stati usati, quali stakeholder sono stati coinvolti, quali soglie sono state applicate. L’IRO-2 è la tabella strutturata che mostra quali temi sono rilevanti e quali datapoint si applicano di conseguenza.
- Base di evidenze delle fasi 1–3
- Documentazione metodologica per la narrativa IRO-1
- Elenco degli IRO rilevanti per la tabella IRO-2
- Documentazione di revisione interna e supervisione
- Narrativa IRO-1 scarna: processo poco chiaro per il revisore
- Errori di trascrizione manuale tra valutazione e IRO-2
- Motivazione mancante per le conclusioni di non rilevanza
- Mappatura dei datapoint IRO-2 non allineata agli IRO rilevanti
Fase 1: mappatura del contesto
L’EFRAG IG 1 individua tre dimensioni del contesto: l’impresa stessa (attività, modello di business, strategia, presenza geografica), la catena del valore (fornitori a monte, clienti a valle, uso finale) e gli stakeholder interessati (lavoratori, comunità, consumatori, investitori, natura). IG 1 §2
Documenta prima il modello di business: non una versione da comunicazione aziendale, ma una versione operativa. Cosa produce, vende o rende possibile l’impresa? Dove si trovano gli impianti, la forza lavoro, gli input critici, i clienti principali? Una prova utile: un revisore appena arrivato, leggendo solo la tua mappa del contesto, capirebbe come si presenterebbe una questione rilevante per questa organizzazione? Se no, la mappatura è troppo scarna.
Suddividi la catena del valore in attività proprie, a monte e a valle. Ogni segmento ha un proprio profilo di rilevanza. Un’impresa di elettronica di consumo può avere un impatto ambientale diretto limitato ma impronte significative a monte (estrazione mineraria, produzione di componenti) e a valle (energia consumata nell’uso del prodotto, rifiuti a fine vita). La segmentazione della catena del valore deve arrivare fino all’informativa IRO-1: un IRO può essere rilevante a monte e non rilevante nelle attività proprie, e questa distinzione conta.
Individua gli stakeholder in due gruppi. Stakeholder interessati ovvero coloro i cui interessi sono influenzati, in positivo o in negativo, dalle attività dell’impresa (lavoratori, residenti delle comunità, lavoratori nella catena del valore, la natura come stakeholder silenzioso). Utilizzatori delle informazioni sulla sostenibilità ovvero coloro che prendono decisioni economiche sulla base della relazione (investitori, finanziatori, agenzie di rating del credito, partner commerciali). Entrambi i gruppi orientano la rilevanza, ma in modo diverso: gli stakeholder interessati orientano la rilevanza d’impatto; gli utilizzatori delle informazioni orientano la rilevanza finanziaria.
Fase 2: identificazione degli IRO
L’identificazione degli IRO è un esercizio guidato, non un inventario esaustivo. Usa l’AR 16 come punto di partenza, poi estendi l’analisi alle questioni specifiche dell’impresa e del settore. La tassonomia copre dieci aree tematiche (clima, inquinamento, acqua, biodiversità, uso delle risorse, forza lavoro propria, lavoratori nella catena del valore, comunità interessate, consumatori, condotta delle imprese) suddivise in sottotemi.
Tre regole strutturali governano questa fase:
Separa gli impatti dai rischi e dalle opportunità. La stessa questione di sostenibilità può generarli tutti e tre, ma si valutano in modo diverso. Un’esposizione alla transizione climatica genera un potenziale impatto negativo sulle comunità vicine agli impianti di combustibili fossili, un rischio di attivi non recuperabili (stranded asset) e una opportunità legata agli investimenti nelle rinnovabili. Ciascun filone viene identificato e valutato separatamente.
Distingui gli impatti effettivi da quelli potenziali. L’IG 1 richiede entrambi. Gli impatti effettivi sono quelli in corso; gli impatti potenziali sono quelli che potrebbero plausibilmente verificarsi date le attività dell’impresa. Gli impatti potenziali sono valutati sia per probabilità sia per gravità. Gli impatti negativi effettivi pesano di più rispetto a impatti potenziali di pari gravità.
Attribuisci a ogni IRO una posizione nella catena del valore. Un rischio di stress idrico a monte e un impatto delle emissioni nell’uso del prodotto a valle sono IRO distinti, anche se riguardano lo stesso tema. La valutazione non può accorparli.
Fase 3: valutazione
La valutazione applica il test di rilevanza a ciascun IRO. L’IG 1 ne definisce i meccanismi. IG 1 §4
Per gli impatti:
- Entità indica quanto sarebbe grave l’impatto se si verificasse. Un decesso ha entità 5; un disagio temporaneo di poco conto ha entità 1.
- Portata indica quante persone o quanta parte dell’ambiente sono interessate. Non coincide con l’entità. Un impatto può essere grave per pochi (entità alta, portata ristretta) o moderato per molti (entità media, portata ampia).
- Irrimediabilità indica se l’impatto può essere annullato. Una perdita permanente è irrimediabile; un’interruzione temporanea è in gran parte rimediabile. L’IG 1 tratta l’irrimediabilità come un fattore che amplifica la gravità.
- Probabilità indica, per gli impatti potenziali, quanto è probabile che si verifichino. Gli impatti effettivi hanno per definizione probabilità 1.
Per rischi e opportunità:
- Entità finanziaria indica l’effetto finanziario, definito in termini di risultati economici, situazione finanziaria e flussi di cassa dell’impresa. Le soglie si fissano rispetto a metriche specifiche (ricavi, EBITDA, capex) anziché in euro assoluti.
- Probabilità si valuta su un orizzonte temporale definito. Breve, medio e lungo termine si valutano separatamente per ciascun IRO. Fare la media tra gli orizzonti non è conforme.
La soglia è il punto in cui il giudizio è più contestato. L’IG 1 non prescrive un valore di soglia unico: chiede all’impresa di fissare e documentare una soglia che porti a una conclusione difendibile. Approcci tipici: il quartile superiore degli IRO valutati; gli IRO con punteggio sopra un valore fisso della scala scelta; qualsiasi IRO sopra la soglia in una delle due dimensioni. Sono tutti accettabili se documentati.
L’intervento del management è consentito e previsto in casi specifici, per esempio quando un IRO ottiene un punteggio appena sotto la soglia ma riguarda una preoccupazione degli stakeholder che ha dominato il coinvolgimento recente. L’intervento va documentato; non autorizza inclusioni o esclusioni arbitrarie.
La probabilità incide, ma non prevale
Un impatto poco probabile ma irrimediabile resta rilevante nonostante la bassa probabilità, perché la gravità combinata con l’irrimediabilità non può essere ridimensionata dalla sola probabilità.
Fase 4: rendicontazione ai sensi di ESRS 2 IRO-1 e IRO-2
L’IRO-1 è intitolato “Descrizione del processo per individuare e valutare impatti, rischi e opportunità rilevanti”. Chiede all’impresa di indicare come è stata condotta la valutazione: input utilizzati, coinvolgimento degli stakeholder, scelte metodologiche, soglie applicate.
L’informativa è narrativa, non tabellare. La lunghezza attesa è di solito tra 800 e 2.500 parole, a seconda delle dimensioni dell’impresa. La struttura dovrebbe coprire: panoramica del processo e dello schema in quattro fasi seguito; fonti di evidenza utilizzate; come sono stati distinti gli impatti effettivi e potenziali; come sono state valutate gravità e probabilità; come è stato integrato il contributo degli stakeholder; come sono state fissate e applicate le soglie; quale supervisione o revisione è stata svolta.
La narrativa IRO-1 dovrebbe essere comprensibile anche a un pubblico non specialista. I revisori la usano per valutare la difendibilità della metodologia; gli investitori per capire il rigore del processo. È l’elemento più letto della dichiarazione sulla sostenibilità da parte degli utilizzatori esperti.
L’IRO-2 è intitolato “Obblighi di informativa degli ESRS soddisfatti dalla dichiarazione sulla sostenibilità dell’impresa”. È un elenco strutturato che mostra quali questioni di sostenibilità sono state identificate come rilevanti e quali obblighi di informativa si applicano di conseguenza. Per ciascun principio tematico ESRS (da E1 a G1), l’impresa indica se il tema è rilevante e, in caso affermativo, quali sottotemi e datapoint sono oggetto di informativa. Le questioni valutate e ritenute non rilevanti sono segnalate con una breve motivazione.
L’IRO-2 è il punto in cui il ciclo si ricongiunge con il resto della dichiarazione sulla sostenibilità. È l’indice che dice agli utilizzatori dove trovare cosa. La sua completezza è la prima cosa che un revisore controlla.
Errori tipici lungo il ciclo
Nelle prime valutazioni, tre problemi ricorrenti spiegano la maggior parte dei rilievi di audit:
- Mappatura del contesto scarna. IRO valutati senza un’adeguata documentazione del modello di business, della catena del valore o del contesto degli stakeholder. La valutazione diventa difendibile isolatamente, ma la metodologia non può essere esaminata da terzi.
- Catena del valore compressa. IRO a monte e a valle accorpati con quelli delle attività proprie in un unico punteggio aggregato, perdendo le distinzioni richieste dall’IG 1.
- Soglia opaca. Si applica un limite tra rilevante e non rilevante senza documentare dove è stata tracciata la linea né perché. Un revisore che chiede “perché questo IRO è sotto la linea e quello sopra?” riceve una risposta evasiva.
Con disciplina, tutti e tre si possono evitare. Nessuno si può recuperare a posteriori: le evidenze o esistono nella metodologia o non esistono.
Domande frequenti
Fonti
- European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG), Implementation Guidance 1: Materiality Assessment, versione definitiva, maggio 2024.
- Regolamento delegato (UE) 2023/2772 della Commissione, European Sustainability Reporting Standards Set 1, luglio 2023.
- European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG), Draft Simplified European Sustainability Reporting Standards, parere tecnico consegnato il 3 dicembre 2025.
- Regolamento delegato (UE) 2025/1416 (Quick-Fix), entrato in vigore il 13 novembre 2025.
- Direttiva (UE) 2026/470, Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, 26 febbraio 2026.



