Ogni valutazione della doppia rilevanza è, implicitamente, una di due cose: un processo top-down che parte da posizioni note e le convalida, oppure un processo bottom-up che costruisce da zero. La maggior parte di chi affronta il primo ciclo non sceglie consapevolmente. Gli ESRS semplificati rendono esplicita la scelta e accolgono entrambi gli approcci, ritenendo sufficiente un’analisi qualitativa quando la conclusione è chiara.[1]
In sintesi
Bottom-up percorre sistematicamente la tassonomia AR 16, valutando ogni tema sia sul piano dell’impatto sia su quello finanziario. Punto di forza: la completezza. Punto debole: la ridondanza per i temi già consolidati. Top-down parte dalle conclusioni di cui l’impresa è già certa e applica un ragionamento qualitativo. Punto di forza: l’efficienza. Punto debole: il rischio di punti ciechi. La maggior parte degli operatori della prima ondata sta convergendo su un approccio ibrido: top-down per i temi principali, bottom-up per i temi al margine della valutazione. Gli ESRS semplificati lo prevedono espressamente.[2]
I due approcci, un paragrafo ciascuno
Bottom-up parte dalla tassonomia AR 16 e analizza sistematicamente ogni tema di sostenibilità, valutandone la rilevanza d’impatto e finanziaria e arrivando alle conclusioni per aggregazione. Il punto di forza è la completezza: non sfugge nulla. Il punto debole è la ridondanza. Per le grandi imprese che rendicontano, il processo bottom-up produce la risposta ovvia (il cambiamento climatico è rilevante, i temi legati alla forza lavoro sono rilevanti) attraverso un percorso quantitativo che assorbe molte risorse.
Top-down parte dalle conclusioni di cui l’impresa è già certa (radicate nella strategia, negli impegni pubblici, nei registri dei rischi esistenti o nelle valutazioni dei cicli precedenti) e applica un ragionamento qualitativo per convalidarle. L’identificazione bottom-up è riservata ai temi per cui la risposta non è ovvia. Il punto di forza è l’efficienza. Il punto debole sono i punti ciechi: il top-down può confermare ciò che l’impresa già pensa, senza far emergere ciò che non vede.
La scelta, in quattro dimensioni
| Dimensione | Il bottom-up è adatto quando | Il top-down è adatto quando |
|---|---|---|
| Maturità del ciclo | Primo ciclo, oppure i programmi precedenti erano frammentati tra le funzioni. | Secondo o terzo ciclo, con un consenso interno sui temi rilevanti. |
| Chiarezza del settore | Conglomerati, holding diversificate, settori in cui non c’è convergenza su ciò che conta. | Energia integrata, servizi finanziari, beni di consumo: settori in cui la rilevanza è consolidata. |
| Assurance | Una traccia quantitativa delle evidenze (punteggi, soglie, aggregazioni) si inserisce in un quadro definito. | Un ragionamento scritto rigoroso sostituisce i punteggi. Richiede disciplina nella documentazione. |
| Coinvolgimento degli stakeholder | Ampio ed esplorativo: l’analisi della tassonomia fa da struttura per la consultazione. | Mirato a confermare o mettere in discussione posizioni già assunte. |
Il modello ibrido che emerge dalla prassi della prima ondata
Nella prassi della prima ondata, il modello prevalente è un approccio ibrido con un’assegnazione esplicita dei temi:
- Top-down per i temi principali. Cambiamento climatico, forza lavoro propria, condotta delle imprese: temi presumibilmente rilevanti per il settore o già sanciti dagli impegni precedenti dell’impresa. Basta un ragionamento qualitativo, supportato da documentazione.
- Bottom-up per i temi al margine della valutazione. Temi per cui la risposta non è ovvia: argomenti emergenti, questioni specifiche del settore, preoccupazioni sollevate dagli stakeholder, temi della catena del valore con un’esposizione incerta. Si applica la valutazione completa a punteggio.
- Bottom-up per i cicli pilota su nuovi temi. Quando viene introdotto un nuovo obbligo di informativa, il primo ciclo usa la valutazione bottom-up a punteggio per definire la base di partenza; i cicli successivi passano al top-down.
L’approccio ibrido non è un compromesso. È il riconoscimento che la rilevanza non è una cosa sola. Per i temi consolidati, il costo di una nuova valutazione quantitativa supera il beneficio. Per i temi incerti, la disciplina del punteggio produce intuizioni che il ragionamento qualitativo non può offrire.
Il top-down è la scelta più impegnativa
La modalità top-down è la scelta più impegnativa sul piano metodologico, non quella più facile. Richiede una giustificazione scritta rigorosa, mentre il bottom-up produce di per sé tracce di punteggio.
Come gli ESRS 1 semplificati accolgono entrambi gli approcci
Il parere EFRAG di dicembre 2025 è esplicito: nessuno dei due approcci è preferito. Gli ESRS 1 semplificati lasciano la scelta all’impresa, purché siano soddisfatte tre condizioni. ESRS 1 semplificati
L’approccio scelto è documentato. Se l’impresa adotta un processo top-down, l’informativa IRO-1 deve spiegare la scelta e giustificarne l’adeguatezza. Una scelta del metodo non dichiarata non è conforme.
L’approccio applicato è coerente al suo interno. Combinare nello stesso ciclo il top-down per alcuni temi e il bottom-up per altri è ammesso, e spesso necessario, ma va documentata la logica con cui ciascun approccio è assegnato a ciascun tema.
Le conclusioni qualitative sono difendibili. Quando la modalità top-down conclude che un tema è rilevante senza un punteggio quantitativo, il ragionamento deve poter essere spiegato a un revisore. “Abbiamo valutato il cambiamento climatico come rilevante perché i nostri impegni pubblici precedenti, il registro dei rischi e la strategia lo considerano centrale” è una conclusione qualitativa difendibile. “Abbiamo concluso che era rilevante perché ci sembrava tale” non lo è.
Il rischio di un top-down senza disciplina
Due errori ricorrono spesso:
- Bias di conferma. Il top-down convalida posizioni che l’impresa già sostiene. Senza un contrappeso (confronto attivo con gli stakeholder, revisione esterna, verifica bottom-up dei temi al margine) rischia di diventare un esercizio autoreferenziale.
- Cedimento della documentazione. Senza una traccia di punteggi, la base di evidenze è il ragionamento scritto. Nelle organizzazioni in cui la documentazione scritta è scarsa, o in cui la DMA è trattata come un deliverable anziché come un registro vivo, le conclusioni top-down possono mancare dell’argomentazione richiesta dall’assurance.
Entrambi sono evitabili. Entrambi sono frequenti. Leggi la nostra guida alla DMA in quattro passaggi per una disciplina operativa che supporta entrambi gli approcci.
Domande frequenti
Fonti
- European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG), Implementation Guidance 1: Materiality Assessment, maggio 2024.
- European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG), Draft Simplified European Sustainability Reporting Standards, parere tecnico, 3 dicembre 2025.
- Direttiva (UE) 2026/470, Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, 26 febbraio 2026.



