Una ritirata pragmatica dall’obiettivo di riutilizzo al 100% per reggette e film
Il problema dei pallet in Europa e i rifiuti di imballaggio
I pallet sono i piatti cavalli da tiro in legno del commercio mondiale. Ogni anno ne circolano miliardi, carichi di tutto, dai pomodori spagnoli ai mobili svedesi in kit. Ma se i pallet stessi sono un modello di riutilizzo (riparabili, standardizzati e durevoli), il film plastico e le reggette che impediscono al carico di ribaltarsi sono un’altra storia. Fino a poco tempo fa, la crociata dell’Unione europea contro i rifiuti di imballaggio minacciava di stringere la logistica europea in un nodo molto costoso. Ora, a quanto pare, i funzionari di Bruxelles stanno allentando la presa.
La regola UE che ha allarmato l’industria
All’origine della preoccupazione c’è il regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), una normativa di ampia portata adottata all’inizio del 2025. Il suo obiettivo è nobile: ridurre drasticamente la montagna di rifiuti generata dagli involucri monouso. Tra le sue prescrizioni figurava una clausola particolarmente vincolante per la logistica “a circuito chiuso”: entro il 2030 le imprese che trasportano merci tra i propri siti, o all’interno dello stesso Stato membro, avrebbero dovuto utilizzare imballaggi per il trasporto riutilizzabili al 100%. Per pallet e casse si tratta di una prassi consolidata. Per i materiali di “stabilizzazione”, cioè i sottili film e le reggette in plastica che tengono insieme le merci, era un incubo logistico.
Perché il riutilizzo al 100% non ha superato la prova della logistica reale
Un progetto di decisione delegata della Commissione europea, che abbiamo potuto consultare, propone una marcia indietro. L’esecutivo dell’UE intende esentare film e reggette per pallet dall’obbligo di riutilizzo al 100%. La decisione segna una vittoria del pragmatismo sul purismo.
Perché il riutilizzo al 100% è stato giudicato impraticabile
- Alternative riutilizzabili inadatte ai magazzini automatizzati ad alta velocità
- Necessità di smantellare le linee di imballaggio esistenti
- Doppi sistemi per le imprese: riutilizzabili per i flussi interni, monouso per l’export
- Recuperare, pulire e ispezionare milioni di reggette si è rivelato impraticabile
Il costo del riutilizzo forzato per l’imballaggio dei pallet
La logica economica alla base della marcia indietro è netta. Esistono “coperture” riutilizzabili per pallet e reggette durevoli, ma sono poco adatte alla realtà automatizzata e ad alta velocità dei magazzini moderni. Il passaggio al riutilizzo al 100% avrebbe costretto 600.000 imprese in tutta l’Unione a smantellare le linee di imballaggio esistenti e a installare macchinari automatizzati non ancora collaudati. La Commissione stima il costo di questa riconversione in 610 milioni di euro (640 milioni di dollari). Per molte imprese l’obbligo avrebbe significato mantenere due linee di produzione, una per il trasporto interno (riutilizzabile) e una per l’export (monouso): un colpo all’efficienza che farebbe piangere un responsabile di produzione Toyota.
La portata della sfida scongiurata
Le ambizioni del Green Deal alla prova della complessità delle catene di fornitura
La decisione mostra l’attrito tra l’idealismo ambientale del Green Deal e la realtà minuta delle catene di fornitura. L’obiettivo di riutilizzo del 40% per gli imballaggi per il trasporto in generale resta in vigore e spinge le imprese a innovare dove possibile. L’obiettivo del 100% per i movimenti interni, invece, presupponeva che, se un camion viaggia tra due depositi della stessa impresa, la logistica fosse semplice. In realtà, recuperare, pulire e ispezionare milioni di reggette in plastica riutilizzabili è un’impresa di proporzioni sisifee.
Esenzione totale confermata
La Commissione ha adottato un atto delegato che esenta completamente film estensibili e reggette per pallet dall’obbligo di riutilizzo al 100% per il trasporto a circuito chiuso e all’interno dell’UE.
- Resta l’obiettivo di riutilizzo del 40% per gli imballaggi per il trasporto generale e transfrontaliero
- Le imprese evitano ingenti costi di riconversione prima del 2030
- Innovazione incentivata dove il riutilizzo è praticabile
Come Bruxelles ha usato un atto delegato per fare un passo indietro
Ricorrendo a un “atto delegato”, uno strumento che consente alla Commissione di modificare aspetti tecnici senza riaprire l’intero e laborioso iter legislativo, Bruxelles ha evitato un intoppo nelle catene di fornitura prima dell’entrata in vigore della scadenza del 2030.
Tappe principali
Adozione del PPWR
Esenzione confermata
Applicazione delle regole (con esenzione)
Sollievo per la logistica, malumori tra gli ambientalisti
Gli ambientalisti potranno lamentare che così si perpetua il regno del film termoretraibile monouso. Ma per i responsabili della logistica europei l’esenzione è un sollievo gradito. Salvare il pianeta è essenziale, ma è difficile farlo se la merce è appena caduta dal retro di un camion.
In sintesi
Obiettivi ambientali bilanciati con la realtà delle catene di fornitura
L’obiettivo del 40% continua a spingere i progressi dove è praticabile
Evitati costi e disagi rilevanti per le catene di fornitura
Compromessi tra efficienza e una sostenibilità più rigorosa



