Una nuova strategia della Commissione europea segna il passaggio dalla risposta alle crisi alla riforma strutturale, ma i rischi di attuazione restano elevati.
Dopo cinque anni passati a reagire a crisi a ripetizione, dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina fino all’inflazione e alle interruzioni delle catene di approvvigionamento, la Commissione europea adotta ora una visione di più lungo periodo. E al centro di questa svolta strategica c’è una sola parola: competitività.
Con un’ampia comunicazione del 2023, la Commissione ha tracciato una tabella di marcia per ripristinare il vantaggio industriale e la resilienza economica dell’Europa. Il tono è più sobrio che trionfale. Il messaggio è chiaro: se l’UE non affronterà barriere strutturali profonde, dalla lentezza dell’innovazione alla volatilità dei prezzi dell’energia, la sua posizione globale continuerà a erodersi.
“Stiamo passando dalla gestione delle emergenze alla preparazione per il futuro”, ha dichiarato un alto funzionario della Commissione coinvolto nella strategia. “Questo significa ripensare non solo il modo in cui rispondiamo agli shock, ma anche il modo in cui competiamo in un’economia mondiale trasformata.”
Il contesto strategico: la competitività europea a rischio
Il peso economico dell’Unione europea si sta riducendo in termini relativi. Nel 1990 l’UE rappresentava oltre il 21% del PIL mondiale. Nel 2023 la quota era scesa al 14%. Nel frattempo, la crescita della produttività resta indietro rispetto a quella degli Stati Uniti e delle principali economie asiatiche.
La diagnosi della Commissione è netta: L’Europa sta perdendo terreno non perché le manchino talenti o capitali, ma perché i suoi sistemi non producono risultati con la scala e la velocità necessarie.
Tra le debolezze principali vengono citate la mancanza di scala nelle infrastrutture digitali, la frammentazione dei mercati dei capitali e il cronico sottoinvestimento nell’innovazione. I costi dell’energia restano elevati, la burocrazia rallenta gli investimenti e la carenza di manodopera, soprattutto nei settori ad alta tecnologia, sta diventando acuta.
La strategia non mira a risolvere tutto in una volta. Si concentra invece su nove fattori strutturali di competitività, che vanno dall’apertura commerciale e dall’innovazione all’istruzione e a un mercato unico funzionante.
Un ruolo rinnovato per il mercato unico
Uno dei temi più rilevanti della nuova strategia è la rinnovata enfasi della Commissione sul mercato unico, inteso non solo come quadro giuridico ma come motore di competitività.
Si riconosce che, nonostante l’armonizzazione delle regole, la frammentazione persiste nei servizi, nei mercati digitali e nell’attuazione delle norme. Ad esempio, una startup che opera in cinque Paesi UE si trova spesso di fronte a cinque diversi regimi di conformità, sistemi di pagamento e codici fiscali.
Il documento chiede un’applicazione più efficace delle norme, una regolamentazione più intelligente e minori oneri procedurali per le attività transfrontaliere. Suggerisce inoltre di affinare le regole sugli aiuti di Stato per consentire una crescita più rapida delle tecnologie strategiche, senza innescare una corsa ai sussidi.
Innovazione, investimenti e il rompicapo della produttività
Il divario di innovazione dell’Europa non è una novità, ma è diventato più difficile da ignorare. La spesa in R&S resta ferma
intorno al 2,2% del PIL, ben al di sotto dell’obiettivo del 3% e dietro Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone.
La Commissione riconosce che gli investimenti pubblici da soli non basteranno a colmare il divario. Servono un bacino più ampio di capitali privati, mercati finanziari più efficienti e un trasferimento tecnologico più rapido tra istituti di ricerca e industria.
A tal fine, la strategia sostiene ulteriori progressi sull’Unione dei mercati dei capitali, la digitalizzazione dei servizi pubblici e una politica della concorrenza modernizzata, in grado di sostenere imprese scalabili e ad alta intensità di innovazione.
Energia e competenze: i due venti contrari strutturali
I costi dell’energia restano uno svantaggio competitivo. Nonostante la maggiore diffusione delle rinnovabili, l’Europa ha ancora prezzi dell’elettricità più alti di Stati Uniti e Cina, in parte a causa di infrastrutture datate, reti frammentate e un’interconnessione limitata.
Nel frattempo, la carenza di competenze si fa sentire con forza. Dagli specialisti IT agli ingegneri fino ai mestieri tecnici, la domanda continua a superare l’offerta. La Commissione indica come fattori chiave il declino demografico, sistemi di formazione disomogenei e la scarsa mobilità.
Le proposte includono:
- Rafforzare l’istruzione professionale e le discipline STEM
- Creare un mercato del lavoro basato sulle competenze (in cui i titoli di studio contano meno delle capacità effettive)
- Ampliare il riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali tra gli Stati membri
Un nuovo modo di misurare i progressi
Con un cambiamento sottile ma importante, la Commissione propone nove indicatori di competitività da monitorare ogni anno, che coprono tra l’altro innovazione, produttività, prezzi dell’energia, performance commerciale e risultati in materia di istruzione.
Non si tratta solo di un tabellone dei risultati. L’obiettivo è ridefinire il modo in cui si misura il successo delle politiche. Invece di concentrarsi esclusivamente sulla crescita o sulla conformità, l’UE vuole misurare la propria capacità di restare rilevante e competitiva in un’economia globale in continua evoluzione.
Eppure, il passaggio dagli indicatori allo slancio concreto sarà tutt’altro che automatico.
La strategia può mantenere le promesse?
L’ambizione è reale. Ma lo sono anche i rischi.
Molte delle riforme delineate nella strategia, in particolare su mercati dei capitali, aiuti di Stato e mobilità del lavoro, dipendono in larga misura dai governi nazionali. Il fattore limitante sarà il coordinamento politico, non solo la definizione delle politiche.
C’è poi la questione della velocità. In un mondo in cui Cina e Stati Uniti riescono a varare programmi di sostegno industriale in pochi mesi, la governance multilivello europea può apparire lenta al confronto.
“Il rischio maggiore è aver diagnosticato i problemi giusti e poi non muoversi abbastanza in fretta per risolverli”, ha dichiarato un diplomatico UE che ha esaminato la proposta.
Conclusione: una corsa contro l’irrilevanza
La strategia di lungo periodo della Commissione europea per la competitività segna un chiaro cambio di tono: dalla gestione difensiva delle crisi al rinnovamento strutturale. Ma la vera prova sarà l’attuazione.
In un’epoca definita da tecnologia, scala e velocità, l’Europa non può permettersi di restare indietro. Il continente ha ancora il talento, i capitali e il peso politico per guidare. Se abbia anche la coerenza strategica e l’agilità istituzionale per farlo è una domanda a cui solo i prossimi anni potranno rispondere.
Leggi il white paper: How to master Europe’s digital infrastyructure needs (PDF)



