Una strategia ESG è l’approccio strutturato con cui un’organizzazione governa, individua, prioritizza e gestisce le questioni ambientali, sociali e di governance che incidono sul valore e sul rischio d’impresa e, sempre più spesso, gestisce e comunica anche i propri impatti esterni sulle persone e sull’ambiente. Questa doppia prospettiva “inside-out” e “outside-in” non è più un’aspirazione: è codificata nella legge in più giurisdizioni, integrata nelle aspettative di vigilanza per le istituzioni finanziarie e richiesta dai mercati dei capitali.
Nelle sei giurisdizioni esaminate in questo rapporto ( Unione europea, Regno Unito, Svizzera, Stati Uniti, Cina e Vietnam ) la regolamentazione ESG è convergita verso un’architettura di informativa comune (governance, strategia, gestione del rischio, metriche e obiettivi), resa popolare dalla TCFD e oggi integrata negli standard IFRS S1/S2. Tuttavia, contenuti, perimetro, intensità dei controlli e concezione di fondo della rilevanza differiscono nettamente da un mercato all’altro. Comprendere queste differenze è essenziale per qualsiasi organizzazione che operi a livello globale.
Questo rapporto offre una panoramica normativa giurisdizione per giurisdizione, un confronto tra giurisdizioni su punti comuni e divergenze, un’analisi settoriale per istituzioni finanziarie e imprese e una valutazione dedicata alle implicazioni per le PMI. Si basa su testi normativi primari, indicazioni di vigilanza e prassi istituzionali aggiornati a marzo 2026.
Risultato chiave: due concezioni di rilevanza, una base globale
La divergenza più importante tra le giurisdizioni riguarda la rilevanza. L’UE (con ESRS/CSRD) formalizza la doppia rilevanza, chiedendo di comunicare sia come le questioni ESG incidono sull’impresa sia come l’impresa incide sul mondo. I regimi derivati dall’ISSB (adottati o in fase di sviluppo nel Regno Unito, in Cina, in Svizzera e altrove) privilegiano una rilevanza orientata agli investitori e al valore d’impresa. Entrambi i modelli convergono però sull’architettura strutturale della TCFD e sulla base di misurazione del GHG Protocol. In pratica, la maggior parte delle organizzazioni globali costruisce oggi un’unica strategia ESG in grado di soddisfare entrambe le prospettive.
Che cos’è una strategia ESG?
Definizione: Una strategia ESG è un piano ancorato alla governance che integra i rischi, le opportunità e, quando richiesto o scelto per ragioni strategiche, gli impatti di sostenibilità rilevanti nelle decisioni aziendali, nell’allocazione del capitale, nel coinvolgimento degli stakeholder e nell’informativa, sostenuto da obiettivi misurabili e da controlli.
Le strategie ESG si sono evolute dalle iniziative volontarie di responsabilità sociale d’impresa dei primi anni 2000 fino a diventare quadri giuridicamente obbligatori integrati nella regolamentazione dei mercati dei capitali. I catalizzatori sono stati tre: l’Accordo di Parigi (2015) , che ha affermato il clima come rischio finanziario sistemico; la Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD, 2017), che ha fornito un’architettura universale basata su governance, strategia, rischio e metriche; e lo sviluppo parallelo dei codici di stewardship per gli investitori, che hanno trasformato l’ESG da criterio di selezione a dovere fiduciario.
Nel 2026 una strategia ESG non è più un esercizio di conformità separato dal business. I quadri normativi di tutte e sei le giurisdizioni analizzate richiedono, o si aspettano con forza, che l’ESG sia integrato nella governance del consiglio di amministrazione, nei sistemi di gestione del rischio, nei processi di allocazione del capitale e nella rendicontazione finanziaria esterna.
Componenti fondamentali
Indipendentemente dalla giurisdizione, una strategia ESG solida si fonda su cinque pilastri interconnessi:
| Componente | Finalità | Riferimenti normativi |
|---|---|---|
| Governance | Supervisione del consiglio di amministrazione, strutture di responsabilità, incentivi e controlli interni sui temi ESG | TCFD/IFRS S2; orientamenti EBA sui rischi ESG; aspettative di vigilanza della BCE; UK PRA SS3/19 |
| Valutazione della rilevanza | Individuazione e prioritizzazione dei temi ESG rilevanti per l’impresa e/o per la società e l’ambiente | ESRS (doppia rilevanza); IFRS S1 (valore d’impresa); indicazioni SZSE (doppia rilevanza) |
| Strategia e resilienza | Integrazione delle considerazioni ESG nel modello di business, nell’allocazione delle risorse e nella pianificazione basata su scenari | IFRS S2 sul clima; ordinanza svizzera sul clima; requisiti UE sui piani di transizione |
| Gestione del rischio | Processi per individuare, valutare, gestire e monitorare i rischi ESG, integrati nella gestione dei rischi d’impresa (ERM) | Orientamenti EBA sui rischi ESG; guida BCE; supervisory statement della PRA; guidance FINMA 01/2023 |
| Metriche, obiettivi e informativa | KPI quantificati con metodologie, valori di riferimento e orizzonti temporali definiti, e rendicontazione esterna (con un percorso verso l’assurance) | GHG Protocol; PCAF; standard tematici ESRS; IFRS S1/S2; regolamenti di quotazione delle borse |
I pilastri della strategia ESG
Una strategia ESG solida va oltre la sostenibilità generica e fissa obiettivi quantificabili in tre ambiti fondamentali, per garantire la resilienza nel lungo periodo.
🌍
Ambientale
Riguarda il modo in cui un’impresa tutela l’ambiente naturale. Tra i fattori chiave c’è la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.
- Emissioni Scope 1, 2 e 3
- Esaurimento delle risorse e acqua
- Economia circolare
🤝
Sociale
Esamina il modo in cui un’impresa gestisce le relazioni con dipendenti, fornitori, clienti e comunità.
- Standard di lavoro e diritti umani
- Diversità, equità e inclusione (DEI)
- Sicurezza e qualità dei prodotti
⚖️
Governance
Riguarda la leadership dell’impresa, la remunerazione dei dirigenti, le revisioni, i controlli interni e i diritti degli azionisti.
- Composizione e indipendenza del consiglio
- Anticorruzione
- Legame con la remunerazione dei dirigenti
Focus globale sull’allocazione del capitale (esempio illustrativo)
Le due concezioni di rilevanza alla base delle divergenze
Rilevanza basata sul valore d’impresa (orientata agli investitori): Ancorata agli IFRS S1/S2 e adottata o in fase di sviluppo nel Regno Unito, in Cina, negli Stati Uniti (dove esiste) e nelle altre giurisdizioni allineate all’ISSB. Il criterio è se un rischio o un’opportunità di sostenibilità possa ragionevolmente incidere sui flussi di cassa dell’entità, sul suo accesso ai finanziamenti o sul suo costo del capitale. I destinatari sono soprattutto gli investitori e i partecipanti ai mercati dei capitali.
Doppia rilevanza (impatto + finanziaria): Richiesta dalla CSRD/ESRS dell’UE e adottata in linea di principio dalla Svizzera. Le imprese devono valutare sia la rilevanza finanziaria (outside-in: come i temi ESG incidono sull’impresa) sia la rilevanza d’impatto (inside-out: come le attività dell’impresa incidono sulle persone e sull’ambiente). Entrambe le dimensioni vanno rendicontate se rilevanti; nessuna delle due prevale automaticamente.
Nota: L’Omnibus I dell’UE (febbraio 2026) mantiene la doppia rilevanza come principio fondante, ma restringe il perimetro delle imprese soggette all’obbligo di rendicontazione e chiede di semplificare i datapoint degli ESRS. La logica resta; l’onere si riduce.
Panoramica normativa giurisdizione per giurisdizione
Unione europea
L’UE resta l’architettura di regolamentazione ESG più prescrittiva e completa a livello globale. Il quadro è definito da tre strumenti interconnessi: la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) e il Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR), tutti sorretti dalla Tassonomia UE.
CSRD ed ESRS
La CSRD ha sostituito la Non-Financial Reporting Directive (NFRD) e ha ampliato in modo radicale la rendicontazione di sostenibilità obbligatoria. Le imprese devono rendicontare secondo gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), che coprono clima, inquinamento, acque, biodiversità, economia circolare, forza lavoro, lavoratori nella catena del valore, comunità interessate e condotta delle imprese. L’elemento distintivo è la doppia rilevanza: le organizzazioni devono svolgere una valutazione formale della rilevanza sia dal punto di vista dell’impatto finanziario sia da quello dell’impatto sulla società e sull’ambiente.
L’Omnibus I (febbraio 2026) ha modificato in modo sostanziale l’architettura: ha innalzato le soglie di rendicontazione per concentrarsi sulle imprese con più di 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di fatturato netto; ha escluso le PMI quotate; ha limitato le richieste di dati lungo la catena del valore alle imprese con meno di 1.000 dipendenti; e ha incaricato la Commissione europea di rivedere gli ESRS entro sei mesi dall’entrata in vigore, eliminando i datapoint meno prioritari e rafforzando le indicazioni sulla rilevanza. L’architettura complessiva dell’informativa di sostenibilità dell’UE (ESRS, percorso verso l’assurance e digitalizzazione) è preservata, ma l’insieme delle imprese direttamente soggette agli obblighi si riduce in misura significativa.
CSDDD
La Corporate Sustainability Due Diligence Directive introduce obblighi di dovuta diligenza in materia di diritti umani e ambiente lungo tutta la catena del valore. Dopo le modifiche dell’Omnibus I, le soglie si concentrano sulle imprese con più di 5.000 dipendenti e oltre 1,5 miliardi di euro di fatturato mondiale. Le imprese interessate devono individuare, prevenire, attenuare e rendere conto degli impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente lungo la catena del valore, a monte e a valle, e non soltanto rendicontarli.
Riforma dell’SFDR
Il Sustainable Finance Disclosure Regulation, che ha introdotto il sistema di classificazione dei prodotti secondo gli Articoli 6, 8 e 9, è in fase di riforma dopo la revisione condotta dalla Commissione europea nel 2025. La revisione ha riconosciuto complessità, confusione tra gli investitori e un uso di fatto delle categorie come etichette. La Commissione ha proposto di sostituire il quadro attuale con una categorizzazione semplificata dei prodotti (etichette “Sustainable”, “Transition” ed “ESG Basics”), per ridurre il rischio di greenwashing mantenendo la trasparenza verso gli investitori. La riforma è in corso; il quadro attuale continua ad applicarsi.
Tassonomia UE e CBAM
Il Regolamento sulla Tassonomia UE fornisce un sistema di classificazione delle attività economiche sostenibili dal punto di vista ambientale rispetto a sei obiettivi ambientali. Per le imprese e le istituzioni finanziarie che rientrano nel perimetro, i KPI di allineamento alla tassonomia (fatturato, CapEx e OpEx ammissibili e allineati) sono informative obbligatorie. La Tassonomia è un elemento di differenziazione fondamentale tra l’UE e tutte le altre giurisdizioni esaminate in questo rapporto.
Dal 1° gennaio 2026 il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) è passato dalla sola rendicontazione a veri e propri obblighi di pagamento. Gli importatori nell’UE di beni ad alta intensità di carbonio (ferro, acciaio, cemento, alluminio, fertilizzanti, energia elettrica e idrogeno) devono ora pagare un prezzo del carbonio equivalente a quello del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (ETS). Il meccanismo ha conseguenze dirette per imprese e istituzioni finanziarie di tutto il mondo: chi esporta verso l’UE senza poter dimostrare un’intensità di carbonio in linea con gli standard UE va incontro a costi più elevati e alla possibile perdita dell’accesso al mercato.
Regno Unito
Dopo la Brexit, il Regno Unito ha intrapreso un percorso distinto, ancorato alla rilevanza finanziaria orientata agli investitori anziché alla doppia rilevanza. L’architettura normativa si caratterizza per obblighi di informativa societaria allineati alla TCFD, un regime per i prodotti d’investimento incentrato sulle etichette (SDR) e un progetto di tassonomia verde abbandonato.
Informativa societaria: norme allineate alla TCFD e UK SRS
Le grandi imprese britanniche e le limited liability partnership (LLP) che superano le soglie di legge, così come gli emittenti quotati, devono fornire informative allineate alla TCFD su governance, strategia, gestione del rischio, metriche e obiettivi. Questi obblighi sono previsti dal diritto societario e dalle regole di quotazione della FCA. Nel febbraio 2026 il governo britannico ha pubblicato gli UK Sustainability Reporting Standards (UK SRS), allineati all’ISSB (basati sugli IFRS S1/S2). Alla data di pubblicazione, gli UK SRS sono disponibili per un uso volontario; le date di applicazione obbligatoria dovranno essere fissate con future norme di legge o regolamentari.
Settore finanziario: SDR, regole climatiche della FCA e aspettative della PRA
Il regime Sustainability Disclosure Requirements (SDR) della FCA introduce quattro etichette di sostenibilità specifiche ( Sustainability Focus, Sustainability Improvers, Sustainability Impact e Sustainability Mixed Goals ) per i prodotti d’investimento distribuiti alla clientela al dettaglio. Il regime richiede che almeno il 70% degli attivi di un fondo etichettato sia investito in conformità a uno standard di sostenibilità solido e basato su evidenze.
Alla base dell’SDR c’è l’Anti-Greenwashing Rule (in vigore da maggio 2024), che impone a tutte le imprese autorizzate dalla FCA di garantire che ogni riferimento a caratteristiche di sostenibilità sia chiaro, corretto e non fuorviante. La regola si applica a tutte le dichiarazioni di sostenibilità, non solo ai prodotti etichettati.
La FCA impone inoltre informative sul clima a gestori patrimoniali, assicuratori vita e fornitori di previdenza regolamentati (PS21/24). La Prudential Regulation Authority (PRA) ha pubblicato aspettative di vigilanza dettagliate (SS3/19, aggiornato nel 2024) che chiedono a banche e assicurazioni di integrare il rischio climatico nella governance, nella gestione del rischio, nell’analisi di scenario e nella gestione del capitale, in proporzione alla dimensione e alla complessità della loro attività.
Tassonomia verde: abbandonata
Nel luglio 2025 il governo britannico ha confermato che non procederà con una tassonomia verde obbligatoria. Il Regno Unito si affida invece agli obblighi di informativa, al quadro di etichettatura SDR e alla norma anti-greenwashing per sostenere l’integrità del mercato nella finanza sostenibile: un approccio nettamente diverso da quello dell’UE.
Svizzera
L’approccio svizzero alla regolamentazione ESG combina obblighi di diritto societario, requisiti di informativa sul clima basati sulla TCFD e un solido ecosistema di finanza sostenibile guidato dal mercato. La sua strategia è volutamente interoperabile con i quadri dell’UE (una necessità pragmatica, data la profonda integrazione economica), pur mantenendo un’architettura giuridica propria.
Rendicontazione non finanziaria e ordinanza sul clima
Ai sensi del Codice delle obbligazioni svizzero (CO), le grandi imprese di interesse pubblico che superano determinate soglie di dipendenti e finanziarie devono pubblicare una relazione non finanziaria su questioni ambientali, sociali, relative al personale e ai diritti umani. L’Ordinanza sulla rendicontazione in materia climatica (in vigore dal 1° gennaio 2024) estende questi obblighi chiedendo a grandi imprese, banche e assicurazioni di rendicontare i rischi climatici secondo i pilastri della TCFD, compresa l’analisi di scenario. L’inadempienza può comportare multe di natura penale: uno dei segnali di enforcement più forti tra le giurisdizioni esaminate.
Nel 2025 la Svizzera ha sospeso temporaneamente le revisioni previste delle proprie regole di rendicontazione climatica, in attesa di chiarezza sul processo Omnibus dell’UE. Ciò riflette la strategia deliberata di interoperabilità: le imprese svizzere sono in larga parte soggette alle aspettative del mercato e delle catene di fornitura dell’UE, e divergenze non necessarie dall’architettura UE imporrebbero costi di conformità aggiuntivi.
Legge sul clima e sull’innovazione
Approvata con referendum nel 2023, la Legge sul clima e sull’innovazione impegna giuridicamente la Svizzera a raggiungere emissioni nette pari a zero entro il 2050. La legge stanzia 3,2 miliardi di franchi in dieci anni per aiutare le imprese ad adottare tecnologie a basse emissioni di carbonio, tra cui la cattura e lo stoccaggio del carbonio. Ci si attende che le istituzioni finanziarie allineino le proprie attività d’investimento e di finanziamento a questi obiettivi climatici nazionali.
FINMA e finanza sostenibile
La FINMA (Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari) ha pubblicato la Guidance 01/2023 sul rischio climatico, che definisce le aspettative di vigilanza per le istituzioni finanziarie in materia di governance, gestione del rischio e informativa sul clima. L’Associazione Svizzera dei Banchieri ha elaborato indicazioni di settore che inquadrano esplicitamente la rendicontazione climatica come un esercizio di doppia rilevanza. Gli Swiss Climate Scores offrono uno strumento di trasparenza standardizzato sulle caratteristiche climatiche degli investimenti finanziari.
Stati Uniti
Gli Stati Uniti rappresentano il contrasto più netto rispetto al modello UE: a livello federale il contesto normativo ESG è frammentato, politicamente conteso e incerto, compensato in parte da importanti obblighi a livello statale e da una domanda persistente di dati ESG da parte degli investitori.
Quadro federale: regola SEC sospesa e non più difesa
Nel marzo 2024 la SEC ha adottato regole sull’informativa climatica (Release No. 33-11275) che avrebbero imposto ai soggetti registrati presso la SEC di comunicare i rischi climatici rilevanti, la governance e (per i large accelerated filer, ove rilevanti) le emissioni Scope 1 e 2, con requisiti di attestazione. Le regole sono state subito oggetto di ricorsi riuniti davanti all’Eighth Circuit; la SEC ne ha sospeso volontariamente l’efficacia. Nel marzo 2025 la SEC ha votato per porre fine alla difesa in giudizio delle regole. A marzo 2026 le regole risultano sospese, non più difese e difficilmente applicabili nella forma attuale. Gli obblighi federali di informativa climatica delle imprese statunitensi restano quindi disciplinati dal principio generale di rilevanza del diritto dei valori mobiliari e da quadri volontari.
La seconda amministrazione Trump ha perseguito un’agenda di deregolamentazione attiva in ambito ESG: ha revocato gli ordini esecutivi dell’era Biden, ha ridotto la priorità della normativa sul clima e ha incoraggiato le agenzie federali a ritirare le indicazioni in materia ESG. Le autorità finanziarie federali (OCC, Federal Reserve, FDIC) hanno ridimensionato o revocato le indicazioni prudenziali sul clima emanate nel 2022–2023.
California: la guida a livello statale
La California si è affermata come il punto di riferimento nazionale di fatto per l’informativa climatica delle imprese. The Climate Corporate Data Accountability Act (SB 253) impone alle imprese con ricavi superiori a 1 miliardo di dollari che operano in California di comunicare le emissioni di gas serra Scope 1, 2 e 3: un requisito di perimetro più stringente della regola SEC originaria. SB 261 impone una rendicontazione dei rischi finanziari legati al clima allineata alla TCFD. La SB 219 (firmata nel 2024) ha esteso e precisato questi obblighi. Dato il peso economico della California, migliaia di imprese statunitensi e internazionali sono di fatto tenute a conformarsi.
Domanda degli investitori e del mercato
Nonostante il passo indietro a livello federale, gli investitori istituzionali, in particolare quelli non statunitensi, continuano a chiedere dati ESG per la modellizzazione del rischio e per le attività di stewardship. L’adozione volontaria di TCFD e ISSB tra le società quotate negli Stati Uniti resta significativa. Le principali istituzioni finanziarie statunitensi (JP Morgan, Goldman Sachs, BlackRock) continuano a pubblicare dati strutturati sul clima e sull’ESG, spinte dalle aspettative degli investitori, dai requisiti normativi internazionali che interessano le loro attività globali e dalle pratiche interne di gestione del rischio.
Cina
La traiettoria normativa ESG della Cina è tra le più rilevanti a livello globale, trainata dagli impegni climatici nazionali, da un’architettura di informativa in rapida formalizzazione e dal più grande sistema nazionale di scambio di quote di carbonio al mondo. A differenza del modello UE, basato sulla tutela degli investitori e sull’impatto, e del mercato volontario e frammentato degli Stati Uniti, l’approccio cinese è guidato dallo Stato e integrato nella pianificazione economica nazionale.
Linee guida delle borse sulla rendicontazione di sostenibilità
La Borsa di Shanghai (SSE), la Borsa di Pechino (BSE) e la Borsa di Shenzhen (SZSE) hanno pubblicato nell’aprile 2024 linee guida obbligatorie sulla rendicontazione di sostenibilità, applicabili agli esercizi dal 2025 in poi. Per determinate società appartenenti ai principali indici a grande capitalizzazione e per le società a doppia quotazione, la relazione di sostenibilità è obbligatoria (da presentare entro il 30 aprile 2026 per l’esercizio 2025). Le linee guida coprono governance, strategia, temi ambientali e sociali e metriche, in linea generale con i pilastri della TCFD. Le indicazioni della SZSE richiedono esplicitamente di analizzare sia la rilevanza finanziaria sia la rilevanza d’impatto (un approccio di doppia rilevanza), distinguendosi così dai regimi puramente orientati agli investitori.
Standard nazionali di informativa sulla sostenibilità
Il Ministero delle Finanze cinese sta sviluppando standard nazionali di informativa sulla sostenibilità pensati per convergere con i risultati dell’ISSB. Il programma è in fase di sviluppo graduale: i primi standard dovrebbero applicarsi inizialmente alle grandi società quotate e alle istituzioni finanziarie, con un’estensione progressiva nel tempo. L’obiettivo è costruire un sistema nazionale unificato di informativa che produca dati comparabili a livello internazionale e pronti per la revisione.
ETS nazionale sul carbonio
Il sistema nazionale cinese di scambio di quote di emissione è il più grande al mondo per copertura. Nel 2025 l’ETS si è esteso oltre il settore elettrico includendo acciaio, cemento e alluminio, con circa 1.500 imprese in più. Dal 2026 i soggetti coperti devono trasmettere dati mensili verificati sulle emissioni, integrando direttamente il costo finanziario del carbonio nella pianificazione e nella governance aziendale. La valutazione delle prestazioni dei funzionari delle amministrazioni locali è esplicitamente legata ai risultati ambientali, così che gli obiettivi nazionali vengano fatti rispettare attraverso meccanismi di responsabilità politica.
Finanza verde e tassonomia
La Cina dispone di un’infrastruttura consolidata per la finanza verde: il Green Bond Endorsed Project Catalogue della People’s Bank of China (PBOC) classifica i progetti verdi ammissibili; la China Banking and Insurance Regulatory Commission (CBIRC) ha emanato linee guida sulla finanza verde per le istituzioni finanziarie; e l’Asset Management Association of China (AMAC) ha pubblicato linee guida sull’informativa ESG per i gestori di fondi. L’integrazione tra la politica di finanza verde e gli standard di rendicontazione ESG è un tratto distintivo del modello cinese.
Vietnam
Il Vietnam è in una fase di formalizzazione dell’ESG meno avanzata rispetto alle altre giurisdizioni esaminate, ma il 2025 e il 2026 segnano un’accelerazione significativa. L’approccio del Paese si basa sulla politica di sviluppo sostenibile, su incentivi alla finanza verde guidati dallo Stato e su un quadro giuridico di recente istituzione per la classificazione dei progetti verdi.
Obblighi di informativa sul mercato mobiliare
Le società quotate in Vietnam devono fornire informative di sostenibilità in base alla normativa sul mercato mobiliare, tra cui la Circolare 96 (come modificata, da ultimo, dalla Circolare 08/2026, in vigore da febbraio 2026). Le informative obbligatorie comprendono specifiche metriche ambientali e sociali (consumi energetici, emissioni di gas serra, consumi idrici, gestione dei rifiuti e dati sulla forza lavoro) e informazioni sulla corporate governance. La State Securities Commission (SSC) sostiene lo sviluppo delle competenze degli emittenti con indicazioni e programmi di formazione. La prassi di mercato tra i principali emittenti fa sempre più riferimento agli standard GRI come quadro complementare.
La tassonomia verde del Vietnam
Nel 2025 il governo vietnamita ha emanato la Decisione n. 21/2025/QD-TTg, che istituisce la prima Tassonomia verde giuridicamente vincolante del Paese. Il quadro fornisce criteri di vaglio tecnico per 45 tipologie di progetto in sette settori (energia, trasporti, agricoltura, acqua, gestione dei rifiuti, edilizia e silvicoltura) per stabilire l’ammissibilità agli strumenti di finanza verde. Costituisce la base giuridica per green bond, credito verde e altri strumenti di finanza sostenibile allineati a criteri riconosciuti a livello internazionale.
Credito verde e incentivi al settore finanziario
La State Bank of Vietnam (SBV) ha sviluppato un quadro giuridico e di vigilanza per il credito verde. Il credito verde è cresciuto in media del 21% annuo tra il 2017 e il 2025, ma rappresenta ancora circa il 5% del credito totale in essere. Per accelerare la transizione, il governo ha introdotto un contributo in conto interessi del 2% annuo per le imprese private e le attività familiari che investono in progetti di economia verde e circolare. La SBV ha inoltre ridotto le ponderazioni per il rischio di credito sui prestiti alle PMI nei settori prioritari, consentendo alle banche di offrire condizioni più competitive alle imprese sostenibili.
Confronto tra giurisdizioni: punti comuni e divergenze
Divergenze e convergenze regionali
L’ESG è un fenomeno globale, ma l’attuazione strategica varia moltissimo. L’Europa è all’avanguardia con una regolamentazione fitta e obbligatoria basata sulla doppia rilevanza, mentre negli Stati Uniti l’adozione è polarizzata e politicamente accesa, ma trainata da ragioni finanziarie. I mercati asiatici si adattano rapidamente per presidiare le catene di fornitura globali e raggiungere gli obiettivi statali sulle tecnologie verdi.
🇪🇺 🇬🇧 🇨🇭 Europa, Regno Unito e Svizzera
I regolatori: Caratterizzati da quadri di conformità rigorosi (CSRD, SFDR, UK SDR). La strategia si fonda in larga misura sulla ‘doppia rilevanza’, che misura sia il rischio finanziario per l’impresa sia l’impatto esterno dell’impresa sulla società e sul clima.
🇺🇸 Stati Uniti
Il pragmatico polarizzato: Fortemente guidati dal mercato ma politicamente frammentati. La strategia si concentra esclusivamente sulla ‘rilevanza singola’ (il rischio finanziario per l’impresa). Forte spinta degli investitori a favore dei dati sul clima, nonostante la reazione politica anti-ESG in alcuni Stati.
🇨🇳 Cina
Il transizionista a guida statale: la strategia ESG è fortemente sbilanciata sulla “E”, in particolare per allinearsi agli obiettivi nazionali “Dual Carbon” (picco nel 2030, neutralità nel 2060). Forte attenzione alla conquista della leadership nelle catene di fornitura globali delle tecnologie verdi.
🇻🇳 Vietnam
L’adattatore alle catene di fornitura: Trainato dagli investimenti diretti esteri (IDE) e dai requisiti legati all’export. La strategia ruota attorno al rispetto dei rigorosi requisiti ESG di approvvigionamento dei marchi europei e americani, per mantenere la competitività manifatturiera.
Profili strategici regionali
Che cosa hanno in comune?
✓ Focus sulla decarbonizzazione: Accordo universale sulla riduzione delle emissioni Scope 1 e 2.
✓ Controllo sui dati: Dal “greenwashing” di marketing a una rendicontazione basata su dati quantificabili e di qualità adatta alla revisione.
✓ Visibilità sulla catena di fornitura: Pressione crescente a livello globale per mappare e comprendere i rischi delle reti di fornitura su più livelli.
Che cosa è completamente diverso?
✕ Definizioni di rilevanza: L’UE richiede la rendicontazione degli impatti esterni; gli Stati Uniti chiedono rigorosamente la rendicontazione del rischio finanziario.
✕ I pilastri ‘S’ e ‘G’: L’attenzione occidentale a DEI e indipendenza del consiglio contrasta con quella asiatica per la stabilità sociale, la creazione di posti di lavoro e l’allineamento con lo Stato.
✕ Motore dell’azione: L’UE è guidata dalla regolamentazione; gli Stati Uniti dagli investitori; l’Asia dall’export e dallo Stato.
Che cosa condividono tutte le giurisdizioni
1. L’architettura di informativa della TCFD. Il quadro governance, strategia, gestione del rischio, metriche e obiettivi reso popolare dalla TCFD è diventato la base strutturale universale. Compare, in varie forme, negli ESRS dell’UE, nelle regole di diritto societario britanniche sull’informativa climatica, nell’ordinanza svizzera sul clima, nelle linee guida delle borse cinesi sulla rendicontazione di sostenibilità e negli standard IFRS S1/S2 (adottati o in fase di sviluppo nel Regno Unito, in Cina e altrove). Anche i quadri emergenti del Vietnam attingono a standard internazionali che incorporano questi pilastri.
2. Il GHG Protocol come standard di misurazione. Le emissioni di gas serra quantificate (abitualmente Scope 1 e 2, sempre più spesso Scope 3) stanno diventando la base universale dei KPI, ancorata alle metodologie del GHG Protocol Corporate Standard. Per le istituzioni finanziarie, lo standard PCAF (Partnership for Carbon Accounting Financials) è l’approccio prevalente per misurare le emissioni finanziate e facilitate.
3. Dalla narrazione a dati pronti per la revisione. In tutte le giurisdizioni, le autorità si stanno allontanando da informative di sostenibilità narrative e orientate al marketing, a favore di dati quantitativi, definiti con metodologie precise e, ove previsto, sottoposti ad assurance esterna. L’indirizzo dell’UE di privilegiare i datapoint ESRS quantitativi e ridurre gli elementi di minore importanza, l’enfasi della Cina su dati accurati e pronti per la revisione anziché sullo storytelling e la norma anti-greenwashing del Regno Unito riflettono tutti questa traiettoria comune.
4. Il rischio climatico trattato come rischio finanziario. Banche centrali, autorità di vigilanza finanziaria e autorità dei mercati mobiliari concordano a livello globale che i rischi climatici fisici (eventi meteorologici estremi, attivi non recuperabili) e i rischi di transizione (cambiamenti normativi, evoluzioni tecnologiche) debbano essere integrati nella gestione dei rischi d’impresa e nella governance a livello di consiglio. Lo confermano le aspettative di vigilanza di BCE, PRA, FINMA e delle principali banche centrali del mondo.
5. L’ISSB come base globale emergente. Gli IFRS S1 e S2 vengono adottati, richiamati o presi come riferimento in molte giurisdizioni, tra cui Regno Unito (UK SRS), Cina (standard nazionali in fase di sviluppo), Svizzera (per rinvio) e molte altre a livello globale. Il quadro ISSB sta diventando il minimo comune denominatore per la comparabilità sui mercati dei capitali internazionali.
Dove le giurisdizioni divergono in modo sostanziale
| Dimensione | UE | Regno Unito | Svizzera | USA (livello federale) | Cina | Vietnam |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Concezione della rilevanza | Doppia rilevanza | Finanziaria/orientata agli investitori | Doppia rilevanza | Finanziaria/orientata agli investitori | Finanziaria + d’impatto (doppia a livello di borsa) | Focus ambientale |
| Quadro principale | CSRD + ESRS | Allineato alla TCFD + UK SRS (volontari) | CO + ordinanza sul clima (basata sulla TCFD) | Volontario (regola SEC sospesa) | Linee guida delle borse + standard nazionali (allineati all’ISSB) | Normativa sui valori mobiliari + Tassonomia verde |
| Perimetro obbligatorio (2026) | Grandi imprese con >1.000 dipendenti e >450 mln € di fatturato; soglie per le imprese extra-UE | Grandi imprese ed emittenti quotati (TCFD); UK SRS volontari | Grandi imprese di interesse pubblico; ordinanza sul clima per le imprese che ne rispettano i requisiti | Nessun obbligo federale; California SB 253/261 per le grandi imprese | Obbligatorio per determinate società degli indici e a doppia quotazione (relazioni FY 2025 entro aprile 2026) | Società quotate (metriche ambientali e di governance) |
| Tassonomia verde | Sì, con KPI obbligatori | Abbandonata (luglio 2025) | No (climate scores al suo posto) | No | Sì (catalogo PBOC) | Sì (Decisione 21/2025) |
| Scope 3 obbligatorio | Sì (ai sensi degli ESRS) | 2028 (graduale) | Sì (TCFD / ordinanza sul clima) | No (federale); sì (California) | Graduale / in sperimentazione | Volontario |
| Meccanismo di enforcement | Diritto societario + percorso verso l’assurance + possibili sanzioni | Diritto societario + enforcement della FCA | Possibili multe penali in caso di inadempienza | Nessun obbligo federale; enforcement della California per la legge statale | Misure di vigilanza delle borse; disciplina di quotazione; conformità all’ETS | Enforcement della SSC; vigilanza sul credito verde |
| Requisito di assurance | Assurance limitata obbligatoria; percorso verso l’assurance ragionevole | Dipende dal quadro esistente di revisione e di diritto societario | Pubblicazione obbligatoria in formato leggibile da macchina | Attestazione prevista (sospesa) | Conformità definita dalle borse; gli standard nazionali includeranno l’assurance | Non obbligatoria in modo uniforme |
| Tutela delle PMI | Esplicita: standard VSME; limiti alle richieste di dati nella catena del valore per le imprese con <1.000 dipendenti | Guidata dal mercato; nessuna tutela di legge specifica per le PMI | Si applica il principio di proporzionalità | Limitata; le soglie californiane tutelano le imprese più piccole | Guidata dal mercato per le non quotate | Incentivi al credito verde; indicazioni semplificate |
Le quattro linee di frattura più profonde
1. Concezione della rilevanza
L’UE e la Svizzera richiedono la doppia rilevanza: le organizzazioni devono valutare e comunicare sia come le questioni ESG incidono su di loro dal punto di vista finanziario sia come esse incidono sulla società e sull’ambiente. Tutte le altre giurisdizioni esaminate si concentrano prevalentemente o esclusivamente sulla rilevanza basata sul valore d’impresa: le informative sono orientate agli investitori e si concentrano su come i rischi ESG incidono sulle prospettive finanziarie dell’organizzazione. Non è una semplice differenza di definizione: determina quali temi vanno rendicontati, quali dati vanno raccolti e che cosa costituisce una valutazione della rilevanza adeguata. Le organizzazioni multinazionali devono oggi gestire processi di rilevanza paralleli.
2. Tassonomia e classificazione
La Tassonomia UE è un sistema di classificazione dettagliato e giuridicamente vincolante delle attività sostenibili, che genera KPI obbligatori (fatturato, CapEx e OpEx ammissibili e allineati alla tassonomia) per le imprese e le istituzioni finanziarie che rientrano nel perimetro. La Cina dispone di un catalogo di finanza verde con una funzione analoga all’interno del proprio sistema nazionale di finanza verde. Il Regno Unito ha esplicitamente rinunciato a una tassonomia verde obbligatoria. La Svizzera si affida ai climate scores e all’informativa anziché a una tassonomia di classificazione. Gli Stati Uniti non hanno un equivalente federale. Il Vietnam ha una Tassonomia verde di recente istituzione, orientata soprattutto all’ammissibilità al credito e agli investimenti più che all’informativa.
3. Certezza dell’enforcement e indirizzo politico
L’UE e la Svizzera inseriscono l’informativa di sostenibilità nel diritto societario, con conseguenze definite in caso di inadempienza. L’approccio cinese, guidato dalle borse, lega l’enforcement alla disciplina di quotazione, e l’ETS crea conseguenze finanziarie dirette per i soggetti emittenti coperti. La legislazione della California impone obblighi di informativa con meccanismi di enforcement definiti. A livello federale statunitense, invece, la posizione si è mossa in direzione opposta: le regole SEC sul clima sono sospese e non più difese. Gli UK SRS del Regno Unito sono volontari in attesa di future norme di legge. Il regime del Vietnam evolve attraverso successive circolari di modifica, generando una certa incertezza normativa.
4. Obblighi lungo la catena del valore e Scope 3
La CSDDD e la CSRD dell’UE impongono insieme una dovuta diligenza obbligatoria lungo la catena del valore e, per molte imprese, l’informativa obbligatoria sulle emissioni Scope 3. La SB 253 della California richiede l’informativa Scope 3 alle imprese soggette. Il Regno Unito si sta muovendo verso obblighi sullo Scope 3 (previsti per il 2028). La Cina è in una fase di sperimentazione graduale per lo Scope 3. Il Vietnam considera lo Scope 3 volontario. A livello federale, gli Stati Uniti puntano a eliminare i requisiti sullo Scope 3. Questa divergenza crea una notevole complessità operativa per le catene di fornitura che attraversano più giurisdizioni.
Analisi settoriale: istituzioni finanziarie e imprese
Istituzioni finanziarie: custodi, catalizzatori e soggetti vigilati
Le istituzioni finanziarie svolgono un doppio ruolo nel panorama normativo ESG. Sono al tempo stesso soggetti direttamente vigilati (sottoposti a vigilanza prudenziale, requisiti di governance dei prodotti e obblighi di informativa) e intermediari che allocano capitale, le cui decisioni di finanziamento, investimento e assicurazione determinano le prestazioni ESG dell’economia nel suo complesso. Questo doppio ruolo fa sì che la strategia ESG delle istituzioni finanziarie sia contemporaneamente una disciplina di conformità, una capacità di gestione del rischio e un’opportunità commerciale.
UE: una struttura normativa a più livelli
Le banche e le istituzioni finanziarie dell’UE affrontano gli obblighi ESG più completi a livello globale:
- Orientamenti EBA sulla gestione dei rischi ESG: Le banche devono integrare l’individuazione, la misurazione, la gestione e il monitoraggio dei rischi ESG nei quadri di gestione dei rischi di credito, di mercato, operativo e di liquidità. Gli orientamenti EBA sono vincolanti e soggetti a verifica da parte della vigilanza.
- Aspettative di vigilanza della BCE: La BCE ha fissato aspettative di vigilanza dettagliate per la gestione dei rischi climatici e ambientali nell’ambito del Meccanismo di vigilanza unico (MVU). Le banche devono dimostrare una pianificazione credibile del rischio di transizione, l’analisi di scenario climatica e la qualità dei dati.
- Informativa ESG di Pillar 3: Le norme tecniche vincolanti dell’EBA per l’informativa ESG di Pillar 3 impongono alle banche di pubblicare modelli standardizzati su impronta di carbonio delle controparti, esposizioni ai rischi fisici e di transizione e metriche di allineamento dei portafogli, consentendo il confronto tra le istituzioni dell’UE.
- SFDR (a livello di prodotto): Gestori di fondi, gestori patrimoniali e consulenti finanziari sono tenuti a comunicare come i rischi di sostenibilità sono integrati nelle decisioni di investimento e nei prodotti, sia a livello di soggetto sia a livello di prodotto. La riforma della SFDR (in corso) modificherà le categorie di prodotto; nel frattempo continua ad applicarsi il quadro vigente.
- Tassonomia UE (articolo 8): Enti creditizi e imprese di investimento devono comunicare l’allineamento alla tassonomia dei propri attivi (per le banche, il Green Asset Ratio, GAR), così da consentire a investitori e autorità di vigilanza di valutare l’allineamento del portafoglio alle attività sostenibili.
Regno Unito: aspettative prudenziali ed etichettatura rivolta ai consumatori
Le istituzioni finanziarie britanniche operano in un doppio quadro: le aspettative prudenziali sul rischio della PRA e gli standard di sostenibilità rivolti ai consumatori della FCA.
- PRA SS3/19 (aggiornato nel 2024): Banche e assicurazioni devono integrare il rischio climatico nella governance, nei quadri di propensione al rischio, nell’analisi di scenario e nella gestione del capitale. La PRA si aspetta un’attuazione proporzionata: gli istituti più grandi e complessi sono oggetto di un confronto di vigilanza più intenso.
- Norme FCA sull’informativa climatica (PS21/24): Gestori patrimoniali, assicurazioni vita e fornitori di previdenza regolamentati devono pubblicare informative allineate alla TCFD a livello di soggetto e di prodotto. La FCA ha condotto verifiche sulla qualità delle informative e si attende un miglioramento costante.
- Etichette SDR: Per i prodotti di investimento sono disponibili quattro etichette di sostenibilità. Le etichette richiedono che i fondi soddisfino criteri di sostenibilità specifici e documentati e che comunichino strategia, KPI e approccio di stewardship. L’Anti-Greenwashing Rule si applica a tutte le dichiarazioni di sostenibilità, non solo ai prodotti con etichetta.
Svizzera: ordinanza sul clima e aspettative della FINMA
- Ordinanza sul clima: Le grandi banche e assicurazioni svizzere sono soggette a obblighi di informativa climatica ai sensi dell’Ordinanza sul resoconto in materia di clima, che comprendono una rendicontazione allineata alla TCFD con requisiti di analisi di scenario.
- Comunicazione FINMA sulla vigilanza 01/2023: Definisce le aspettative di vigilanza in materia di governance del rischio climatico, integrazione nella gestione dei rischi e informativa. La FINMA si aspetta che gli istituti dimostrino in che modo i rischi climatici si riflettono nei loro quadri di propensione al rischio e nelle strategie aziendali.
- Swiss Climate Scores: Uno strumento standardizzato di trasparenza sulle caratteristiche climatiche degli investimenti finanziari, che consente a investitori e clienti di confrontare i portafogli con parametri di riferimento climatici.
Stati Uniti: informativa trainata dal mercato in un vuoto normativo
Le istituzioni finanziarie statunitensi operano senza obblighi federali vincolanti di informativa ESG o di gestione dei rischi ESG a livello bancario (le indicazioni sul clima di OCC, Federal Reserve e FDIC sono state ridimensionate). Le grandi banche e i grandi gestori patrimoniali statunitensi, in particolare quelli con attività globali, continuano a pubblicare dati climatici ed ESG per tre motivi: i requisiti normativi internazionali (UE, Regno Unito) si applicano alle loro attività e ai loro prodotti europei; gli investitori istituzionali (soprattutto non statunitensi) li richiedono; e le prassi interne di gestione dei rischi li rendono necessari. L’informativa allineata alla TCFD e l’adozione volontaria degli standard ISSB sono diffuse tra le grandi istituzioni finanziarie statunitensi.
Cina: finanza verde guidata dallo Stato
Le istituzioni finanziarie cinesi operano in un quadro di finanza verde diretto dallo Stato. Il catalogo dei green bond della PBOC classifica le attività ammissibili; gli orientamenti della CBIRC impongono a banche e assicurazioni di integrare i rischi ambientali e climatici nelle decisioni di credito e di sottoscrizione; e gli orientamenti dell’AMAC sull’informativa ESG si applicano ai gestori di fondi. Gli standard nazionali di informativa sulla sostenibilità, allineati all’ISSB, formalizzeranno gli obblighi di rendicontazione per le istituzioni finanziarie quotate. Dalle banche ci si attende la pubblicazione di rapporti di sostenibilità coerenti sia con gli obiettivi della politica nazionale sia con i requisiti di quotazione delle borse.
Vietnam: un settore bancario ESG emergente
Le banche vietnamite si trovano in una fase meno avanzata di integrazione ESG. La SBV ha istituito un quadro giuridico per il credito verde, con aspettative di vigilanza che chiedono alle banche di monitorare e rendicontare i prestiti verdi. Le banche principali, tra cui Vietcombank e BIDV, pubblicano rapporti ESG strutturati che fanno riferimento al GRI e ai quadri internazionali. Il programma di agevolazione sui tassi di interesse della SBV offre alle banche incentivi finanziari diretti per ampliare i portafogli di credito verde. L’accesso ai mercati internazionali dei capitali e alle istituzioni finanziarie per lo sviluppo (IFC, ADB) richiede sempre più spesso alle banche vietnamite di dimostrare una solida governance ESG.
Imprese: trasformazione operativa e responsabilità lungo la catena del valore
Per le imprese non finanziarie, la strategia ESG si traduce in pratica in tre ambiti interconnessi: decarbonizzare le attività, gestire le catene di fornitura e integrare la sostenibilità nelle decisioni su prodotti e allocazione del capitale. La spinta normativa della CSDDD e della CSRD dell’UE, della legge tedesca sulla catena di fornitura e della SB 253 californiana sta ridefinendo il modo in cui le catene di fornitura globali sono strutturate e governate.
Istituzioni finanziarie e imprese a confronto
La strategia ESG si manifesta in modo del tutto diverso a seconda della natura dell’attività. Le imprese si concentrano sulle attività fisiche e sul ciclo di vita dei prodotti, mentre le istituzioni finanziarie agiscono come leve sistemiche, concentrandosi sul rischio di portafoglio e sull’allocazione del capitale.
Aree di intervento prioritarie per settore
Peso relativo delle risorse strategiche e del capitale
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Istituzioni finanziarie
Il loro principale impatto ESG non è l’energia consumata negli uffici, ma l’impronta di carbonio delle imprese a cui prestano denaro o in cui investono. La strategia si concentra soprattutto sulla gestione delle emissioni finanziate (Scope 3, categoria 15), sull’emissione di green bond e sull’integrazione dei modelli di rischio climatico nel credit scoring.
🏭
Imprese non finanziarie
La strategia è profondamente operativa. Richiede di riprogettare le catene di fornitura, investire in energie rinnovabili per i siti produttivi, garantire pratiche di lavoro etiche presso i fornitori di secondo livello e ripensare i prodotti in ottica di circolarità (riciclabilità e minori emissioni lungo il ciclo di vita).
Decarbonizzazione delle attività
La gestione delle emissioni Scope 1 e 2 è ormai un requisito di base per le grandi imprese in tutte e sei le giurisdizioni esaminate. I metodi sono consolidati: investimenti in efficienza energetica, approvvigionamento di energia rinnovabile (contratti diretti di acquisto di energia o certificati), elettrificazione delle flotte e modifiche ai processi industriali. La differenziazione strategica si gioca sempre più a livello di Scope 3, cioè nella misurazione e riduzione delle emissioni della catena di fornitura e dell’uso dei prodotti, dove qualità dei dati, coinvolgimento dei fornitori e complessità metodologica pongono sfide operative rilevanti.
Due diligence sulla catena di fornitura
La CSDDD dell’UE (dovuta diligenza obbligatoria in materia di diritti umani e ambiente), la legge tedesca sulla catena di fornitura (Lieferkettensorgfaltspflichtengesetz) e il Modern Slavery Act britannico creano un insieme stratificato di obblighi di responsabilità lungo la catena di fornitura per le imprese che operano nei mercati europei o li riforniscono. Le imprese devono individuare, valutare e, se necessario, porre rimedio agli impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente nelle catene del valore a monte e a valle, in alcuni casi fino ai fornitori di livello “N”. Ciò richiede investimenti nella digitalizzazione della catena di fornitura, in programmi di coinvolgimento dei fornitori e in strutture di audit e di rimedio.
Settore tecnologico: AI e impronta ESG digitale
Una sfida ESG rilevante e in rapida crescita per le imprese ad alta intensità tecnologica è l’impronta ambientale delle infrastrutture digitali, in particolare dei sistemi di intelligenza artificiale. Il consumo di elettricità e di acqua per l’addestramento e l’inferenza dei grandi modelli linguistici sta diventando una questione ESG rilevante: compare nei rapporti di sostenibilità aziendali, nei questionari degli investitori e (in alcune giurisdizioni) negli obblighi di informativa regolamentare. Le imprese che impiegano l’AI su larga scala sono sottoposte a pressioni crescenti per misurare e ridurre l’impronta ambientale del proprio stack tecnologico.
Allocazione del capitale e pianificazione della transizione
I quadri normativi dell’UE e della Svizzera richiedono espressamente alle imprese e alle istituzioni finanziarie che rientrano nell’ambito di applicazione di elaborare e pubblicare piani di transizione credibili, che mostrino come spese in conto capitale, modello di business e strategia evolveranno per allinearsi agli obiettivi climatici. La pianificazione della transizione sta passando da esercizio di informativa a funzione strategica di competenza del consiglio di amministrazione: le autorità di vigilanza ne valutano la credibilità e i codici di stewardship degli investitori legano la remunerazione dei dirigenti al raggiungimento delle tappe della transizione.
PMI: obblighi indiretti, richieste del mercato e opportunità
Le piccole e medie imprese (PMI) sono in gran parte esenti dagli obblighi diretti di rendicontazione ESG previsti dalla legge e descritti in questo rapporto: nella maggior parte delle giurisdizioni le soglie (dipendenti, fatturato, criteri di interesse pubblico) sono pensate per le grandi imprese. Tuttavia, l’idea che l’ESG non riguardi le PMI è sempre meno sostenibile. I meccanismi con cui l’ESG raggiunge le PMI sono indiretti ma incisivi e, in alcuni casi, più urgenti sul piano commerciale rispetto alla conformità normativa.
Come l’ESG raggiunge le PMI
L’effetto a catena sulle PMI
Le piccole e medie imprese (PMI) possono trovarsi al di sotto delle soglie normative dirette, ma sono comunque coinvolte nella rete ESG. Poiché le grandi imprese devono rendicontare le emissioni Scope 3 (catena del valore) e i dati sui diritti umani nella catena di fornitura, trasferiscono con decisione questi requisiti ai loro fornitori di dimensioni più piccole.
La cascata della conformità dall’alto verso il basso
Autorità di regolamentazione e investitori globali
Chiedono dati di qualità certificabile e la decarbonizzazione dei portafogli
Imprese multinazionali
Hanno bisogno dei dati sulle emissioni Scope 3 di tutti i fornitori per rispettare le regole CSRD/SEC.
Banche commerciali
Chiedono punteggi ESG ai mutuatari per valutare il rischio climatico nei portafogli prestiti.
PMI (la catena di fornitura)
Affrontano un onere di rendicontazione enorme senza budget dedicati alla sostenibilità. Se non conformi, rischiano di perdere contratti importanti o di pagare tassi di interesse più alti sui prestiti.
L’onere dei dati
Le PMI ricevono decine di questionari ESG non standardizzati da clienti diversi, che assorbono risorse operative.
Accesso al capitale
Le banche offrono sempre più spesso “Sustainability-Linked Loans”. Le PMI con metriche ESG scadenti affrontano un costo del debito più elevato o il rifiuto del finanziamento.
L’opportunità
Le PMI che misurano in modo proattivo la propria impronta diventano “fornitori preferiti” e ottengono un vantaggio competitivo notevole negli acquisti B2B.
1. L’effetto a cascata dello Scope 3 e le richieste di dati lungo la catena del valore
Quando una grande impresa deve rendicontare le proprie emissioni Scope 3 ai sensi della CSRD dell’UE, della SB 253 californiana o degli obblighi graduali del Regno Unito, ha bisogno dei dati di attività dei propri fornitori, comprese le PMI. Si crea così un effetto “a cascata”: i requisiti ESG scendono dalla grande impresa regolamentata alla sua catena di fornitura non regolamentata. Le PMI che non sono in grado di fornire dati standardizzati e credibili su emissioni e sostenibilità rischiano di perdere lo status di fornitore preferito o di essere sostituite da fornitori in grado di farlo. Non è un rischio futuro: sta già ridisegnando le decisioni di acquisto in settori come automotive, alimentare e bevande, abbigliamento ed elettronica.
2. Accesso al credito e condizioni di finanziamento
Le banche dell’UE, del Regno Unito e della Svizzera stanno integrando criteri ESG nella valutazione del merito creditizio e nella sottoscrizione, in parte per rispondere alle aspettative di vigilanza, in parte perché i rischi ESG sono sempre più trattati come rischi di credito. Le PMI che non sanno dimostrare una governance ESG di base affrontano costi di finanziamento più alti, linee di credito ridotte o l’esclusione dagli strumenti di finanza verde e sostenibile. Al contrario, le PMI dei settori prioritari con risultati di sostenibilità dimostrabili possono accedere a condizioni di credito agevolate, green bond e finanziamenti sustainability-linked.
3. Appalti pubblici
Le norme sugli appalti nell’UE e in diversi Stati membri includono sempre più spesso criteri ESG e di sostenibilità nei requisiti delle gare pubbliche. Le PMI che concorrono per contratti pubblici in settori regolamentati devono dimostrare standard minimi di sostenibilità, tra cui sistemi di gestione ambientale, politiche sul personale e (in alcuni casi) dati sulle emissioni.
4. Valutazione da parte di investitori e stakeholder
Le PMI che sono società partecipate, obiettivi di acquisizione o partner di joint venture di organizzazioni più grandi o di fondi di private equity sono sempre più spesso sottoposte a due diligence ESG, ormai componente standard delle valutazioni che precedono un investimento o un’acquisizione.
Dinamiche delle PMI per giurisdizione
UE: il quadro di tutela delle PMI più esplicito
L’Omnibus I dell’UE è a livello mondiale l’esempio più esplicito di una scelta normativa volta a proteggere le PMI dall’onere della rendicontazione ESG. Le disposizioni principali comprendono:
- L’innalzamento della soglia CSRD alle imprese con più di 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di fatturato netto, che esenta gran parte delle imprese di medie dimensioni prima incluse.
- L’esclusione delle PMI quotate dalla rendicontazione obbligatoria CSRD (possono utilizzare uno standard volontario).
- Limite alle richieste di dati lungo la catena del valore: Le imprese soggette alla CSRD non possono chiedere ai fornitori con meno di 1.000 dipendenti più informazioni di quelle previste da un futuro standard volontario di rendicontazione per le PMI (il VSME, ovvero il Voluntary SME Standard dell’EFRAG).
- Standard VSME: L’EFRAG ha pubblicato il VSME per offrire alle PMI un modo proporzionato e standardizzato di rispondere alle richieste di dati di clienti, banche e investitori, riducendo il costo della frammentazione dovuto alla compilazione di tanti questionari diversi.
Svizzera: strumenti pratici e infrastruttura di mercato
La Svizzera ha sviluppato un’infrastruttura pratica di sostenibilità rivolta alle PMI. Il portale PMI della Confederazione fornisce indicazioni sulla gestione delle risorse naturali. La piattaforma “Go for Impact”, sostenuta da Swiss Sustainable Finance, aiuta le PMI a svolgere analisi di rilevanza e a fissare obiettivi di riduzione delle emissioni, facilitando l’accesso agli strumenti di finanza sostenibile. L’integrazione dei criteri ESG nei prestiti da parte del settore bancario svizzero crea incentivi finanziari diretti per le PMI svizzere a dimostrare i propri risultati di sostenibilità.
Vietnam: il credito verde come leva principale per le PMI
Per le PMI vietnamite il principale motore ESG è l’accesso al credito verde. Il quadro di politica della SBV (ponderazioni ridotte per il rischio di credito, agevolazioni sui tassi di interesse per gli investimenti verdi e una nuova Green Taxonomy) crea incentivi finanziari più immediatamente rilevanti per le PMI vietnamite rispetto alla conformità in materia di informativa. Le PMI vietnamite che esportano nell’UE subiscono una pressione aggiuntiva attraverso il CBAM (per i settori ad alta intensità di carbonio) e le richieste di dati lungo la catena di fornitura da parte degli acquirenti europei.
Stati Uniti: dinamiche di mercato e a livello statale
Le PMI statunitensi sono interessate soprattutto dalle richieste ESG del mercato (acquirenti, investitori) e, per quelle che operano in California, dagli obblighi statali che si applicano ai loro grandi clienti. La SB 253 californiana imporrà alle grandi imprese di rendicontare le emissioni Scope 3, generando richieste di dati lungo la catena di fornitura che arrivano fino ai fornitori PMI.
Cina: ecosistema delle quotazioni e posizionamento nella catena di fornitura
Le PMI cinesi che fanno parte delle catene di fornitura di grandi società quotate, in particolare di quelle soggette alla rendicontazione di sostenibilità obbligatoria prevista dalle borse, ricevono un numero crescente di richieste di dati. Le PMI non quotate sono interessate soprattutto dalla spinta del mercato più che da obblighi di legge diretti. Per le PMI che cercano accesso ai mercati internazionali dei capitali o alla finanza per lo sviluppo, la governance ESG e la capacità di rendicontazione sono un prerequisito sempre più importante.
Ostacoli comuni per le PMI e come affrontarli
| Ostacolo | Manifestazione | Risposta pratica |
|---|---|---|
| Disponibilità dei dati | Impossibilità di calcolare lo Scope 3 o i dati sociali della catena di fornitura | Usare come punto di partenza fattori di emissione basati sulla spesa o medie di settore; lo standard VSME fornisce un modello di dati proporzionato |
| Carenza di competenze | Nessuna competenza ESG interna; difficoltà a ricondurre i requisiti ai quadri pertinenti | VSME e indicazioni dell’EFRAG; portali nazionali per le PMI; toolkit delle associazioni di categoria; piattaforme ESG digitali pensate per le PMI |
| Costo della frammentazione | Più clienti che chiedono dati in formati e quadri diversi | L’adozione globale dell’ISSB riduce la frammentazione; il VSME limita le richieste lungo la catena del valore nell’UE; i questionari standardizzati riducono le duplicazioni |
| Costo dei sistemi | Software ESG e assurance esterna sono pensati e prezzati per le grandi imprese | Strumenti digitali leggeri; approcci di assurance proporzionati; infrastrutture condivise tramite associazioni di categoria o piattaforme settoriali |
| Incertezza normativa | Difficoltà a stabilire le priorità quando i requisiti cambiano rapidamente | Concentrarsi sulle basi di dati e governance, che restano stabili a prescindere dalle modifiche ai singoli quadri; procedere per gradi |
Esempi di istituzioni: la strategia ESG in pratica
Gli esempi che seguono mostrano come la strategia ESG viene messa in pratica in diversi settori e giurisdizioni e come il contesto normativo orienta le scelte di informativa, la definizione degli obiettivi e l’assetto della governance.
Istituzioni finanziarie
BNP Paribas (UE, Francia)
La strategia di sostenibilità di BNP Paribas mostra come le banche dell’UE traducono gli obblighi ESG in politiche di portafoglio e nel dialogo con i clienti. La banca pubblica politiche di finanziamento settoriali dettagliate (esclusioni dei combustibili fossili, impegni di sostegno alla transizione), obiettivi di finanziamento della transizione e una rendicontazione climatica allineata ai pilastri TCFD e agli ESRS. La sua strategia ESG si concretizza in limiti a livello settoriale, programmi di accompagnamento dei clienti nella transizione e nel monitoraggio delle emissioni finanziate secondo lo standard PCAF.
HSBC (Regno Unito)
La strategia climatica di HSBC si concentra su obiettivi relativi alle emissioni finanziate e facilitate, comunicati tramite datapack ESG strutturati che fanno riferimento alla metodologia PCAF, includono punteggi di qualità sulla completezza dei dati e sono sottoposti ad assurance esterna limitata. L’approccio mostra come una banca globale soggetta alle aspettative normative britanniche gestisce la tensione tra impegni di transizione ambiziosi e limiti nella qualità dei dati, riconoscendo le lacune in modo trasparente mentre lavora per una copertura più completa.
UBS (Svizzera)
UBS struttura il proprio approccio alla sostenibilità attorno a pilastri strategici (investire per un futuro sostenibile, finanziare la transizione e ridurre la propria impronta) e pubblica un’ampia informativa ai sensi del diritto societario svizzero, della TCFD e di quadri volontari di buone pratiche. Il suo rapporto di sostenibilità mostra come le istituzioni finanziarie svizzere si allineano a standard in evoluzione mantenendo la flessibilità di un’architettura di rendicontazione trainata dal mercato (anziché interamente prescritta).
JPMorgan Chase (USA)
Il rapporto sul clima di JPMorgan Chase offre un’informativa dettagliata sulle emissioni finanziate e facilitate per settore, sugli obiettivi di finanziamento della transizione e sulla metodologia di integrazione del rischio climatico. Mostra come le grandi istituzioni finanziarie statunitensi mantengano un’informativa volontaria completa in assenza di obblighi federali. Il rapporto è impostato sulle aspettative di investitori e stakeholder più che sulla conformità normativa, a conferma della natura trainata dal mercato della prassi ESG nel settore finanziario statunitense.
ICBC (Cina)
Il rapporto di sostenibilità di ICBC riflette l’allineamento della strategia ESG delle banche cinesi alle priorità della politica nazionale: i volumi di finanza verde, il sostegno alla transizione del settore energetico e l’allineamento agli obiettivi nazionali di neutralità carbonica occupano un posto di primo piano. La struttura del rapporto segue i pilastri governance, ambiente e sociale, in linea con gli orientamenti delle borse sulla rendicontazione di sostenibilità, e mostra come le banche cinesi integrano gli obiettivi della politica nazionale con gli standard internazionali di informativa emergenti.
Vietcombank (Vietnam)
Il rapporto ESG di Vietcombank mostra un’istituzione finanziaria di un mercato emergente che adotta una rendicontazione ESG strutturata su iniziative di finanza sostenibile, gestione ambientale e governance, coerente con le indicazioni della SSC e con il quadro della SBV sul credito verde. Il rapporto fa riferimento a quadri internazionali (GRI) e riflette al tempo stesso le priorità del contesto normativo vietnamita, compresi gli obiettivi di crescita del credito verde e il rafforzamento delle competenze sul rischio climatico.
Imprese non finanziarie
Siemens (UE, Germania)
Siemens collega l’ESG alla strategia di prodotto invece di considerarlo un semplice tema di conformità. Le sue pubblicazioni sulla sostenibilità inquadrano l’ESG attorno al contributo alla riduzione delle emissioni dei clienti (emissioni evitate grazie alla tecnologia), all’aumento della trasparenza lungo la catena del valore e alla decarbonizzazione delle attività. Mostrano così come le imprese industriali dell’UE combinano conformità normativa (CSRD, CSDDD) e creazione di valore commerciale attraverso la sostenibilità.
Unilever (Regno Unito)
La rendicontazione integrata e le informative sulla governance di Unilever evidenziano la supervisione della sostenibilità da parte del consiglio di amministrazione, metriche di sostenibilità inserite nella valutazione delle performance dei dirigenti e dati sociali e ambientali dettagliati sulla catena del valore. L’approccio di Unilever mostra come un gruppo globale di beni di largo consumo applica in pratica la doppia rilevanza, valutando sia i rischi finanziari derivanti dai temi ESG sia i propri impatti sulle persone e sull’ambiente lungo una catena di fornitura complessa e articolata su più livelli.
Nestlé (Svizzera)
Il rapporto non finanziario di Nestlé richiama espressamente gli obblighi del Codice delle obbligazioni svizzero e copre performance ambientale, questioni sociali e di lavoro, diritti umani e lotta alla corruzione. Il documento mostra come il diritto societario svizzero faccia da ancoraggio alla rendicontazione ESG, mentre l’allineamento volontario alle aspettative della CSRD anticipa le richieste di dati lungo la catena del valore da parte di clienti e partner dell’UE.
Microsoft (USA)
La rendicontazione di sostenibilità ambientale di Microsoft è organizzata attorno a quattro obiettivi quantificati al 2030: carbon negative, water positive, zero rifiuti e protezione degli ecosistemi. L’approccio è basato sui KPI e include espressamente le emissioni Scope 3 della catena del valore, pur in assenza di un obbligo federale, a riflesso delle aspettative degli investitori, dell’applicabilità della legge californiana e dell’esposizione normativa globale del gruppo. Microsoft è anche un caso di studio significativo per la sfida ESG legata all’AI e all’impronta digitale: l’azienda comunica l’impatto ambientale dell’espansione dei data center e della crescita dei carichi di lavoro AI.
BYD (Cina)
La rendicontazione di sostenibilità di BYD, legata alla sua quotazione a Hong Kong, mostra come un grande gruppo industriale cinese comunica le proprie performance ESG sulle dimensioni di governance, ambiente (compreso il contributo diretto dei suoi prodotti all’elettrificazione delle flotte e alla riduzione delle emissioni) e sociale. Il rapporto riflette sia le aspettative degli investitori dei mercati internazionali dei capitali sia il contesto politico cinese, segnato dall’estensione della rendicontazione di sostenibilità obbligatoria e dagli obiettivi nazionali di neutralità carbonica.
Vinamilk (Vietnam)
Vinamilk esemplifica l’approccio ibrido diffuso tra le principali società quotate vietnamite: le informative di mercato obbligatorie previste dalla normativa sui valori mobiliari si combinano con una rendicontazione di sostenibilità volontaria allineata alle migliori prassi internazionali. La comunicazione sulla sostenibilità dell’azienda riflette la doppia pressione della conformità normativa interna e dei requisiti ESG dei mercati di esportazione, particolarmente rilevante alla luce del CBAM dell’UE e dei quadri sulla dovuta diligenza nella catena di fornitura.
Principali metriche ESG e quadri di rendicontazione
Famiglie di KPI fondamentali nelle diverse giurisdizioni
| Famiglia di KPI | Metriche principali | Metodi/standard principali | Dove è obbligatorio (2026) |
|---|---|---|---|
| Clima ed energia | Emissioni di gas serra Scope 1, 2 e 3; consumo di energia; quota di energia rinnovabile; intensità carbonica; tappe del piano di transizione | GHG Protocol Corporate Standard; Scope 3 Standard; PCAF (settore finanziario) | UE (ESRS E1); Svizzera; California SB 253; Cina (orientamenti delle borse); Regno Unito (in linea con la TCFD) |
| Acqua e inquinamento | Prelievo e consumo di acqua; qualità degli scarichi; rilasci di inquinanti in aria, acqua e suolo; sversamenti | Standard tematici ESRS (UE); GRI 303/304/305; standard settoriali | UE (ESRS E2/E3); volontario nelle altre giurisdizioni |
| Biodiversità e uso del suolo | Impatti sulle aree sensibili per la biodiversità; cambiamento d’uso del suolo; dipendenza dai servizi ecosistemici | ESRS E4; TNFD (volontario a livello globale) | UE (ESRS E4); volontario altrove |
| Uso delle risorse ed economia circolare | Rifiuti totali per tipologia e metodo di smaltimento; rifiuti pericolosi; tassi di riciclo e riutilizzo; indicatori di circolarità | ESRS E5; GRI 306 | UE (ESRS E5); GRI volontario a livello globale |
| Forza lavoro e aspetti sociali | Organico e composizione demografica; divario retributivo di genere; frequenza e gravità degli infortuni; ore di formazione; copertura della contrattazione collettiva; indicatori di salario dignitoso | Standard GRI sulla forza lavoro; ESRS S1; rendicontazione britannica sul divario retributivo di genere | UE (ESRS S1); Regno Unito (divario retributivo di genere per datori di lavoro con più di 250 dipendenti); altre giurisdizioni: volontario |
| Lavoratori nella catena del valore e comunità | Copertura degli audit sui fornitori; violazioni accertate; tempi di rimedio; utilizzo dei meccanismi di reclamo; coinvolgimento delle comunità | GRI 414/413; ESRS S2/S3; dovuta diligenza CSDDD | UE (ESRS S2/S3 se rilevanti; CSDDD per le grandi imprese) |
| Governance e condotta d’impresa | Indipendenza e diversità del consiglio di amministrazione; formazione anticorruzione; casi accertati di corruzione attiva o passiva; metriche sul whistleblowing; trasparenza fiscale | GRI 205/207; ESRS G1; codici nazionali di corporate governance | UE (ESRS G1); Cina (orientamenti delle borse); codici di corporate governance di Regno Unito e Svizzera |
| Istituzioni finanziarie (portafoglio) | Emissioni finanziate e facilitate per settore; Green Asset Ratio (banche); metriche di allineamento del portafoglio; esposizione ad attivi ad alta intensità di carbonio e a rischio fisico; tappe del piano di transizione | PCAF Global GHG Accounting Standard; modelli Pillar 3 dell’EBA; raccomandazioni TCFD | UE (Pillar 3 EBA; PAI SFDR); Regno Unito (informativa climatica FCA PS21/24); Svizzera (FINMA) |
Standard di rendicontazione: il panorama globale
IFRS S1 e S2 (ISSB)
Gli standard IFRS S1 (informativa generale di carattere finanziario sulla sostenibilità) e S2 (informativa sul clima) dell’International Sustainability Standards Board costituiscono la base globale emergente per la rendicontazione di sostenibilità orientata agli investitori. S1 e S2 si fondano direttamente sulle raccomandazioni della TCFD e sono adottati, richiamati o presi a riferimento da oltre 20 giurisdizioni nel mondo. Sono la spina dorsale degli UK SRS britannici e degli standard nazionali cinesi in fase di elaborazione, oltre che un punto di riferimento per la rendicontazione svizzera.
ESRS (UE)
Gli European Sustainability Reporting Standards previsti dalla CSRD sono gli standard di rendicontazione di sostenibilità più dettagliati e prescrittivi al mondo. Coprono 12 ambiti tematici relativi ad ambiente (E1–E5), aspetti sociali (S1–S4) e governance (G1), oltre agli standard trasversali (ESRS 1 e 2) dedicati ai principi generali e alle informative sulla governance. Dopo l’Omnibus I è in corso una revisione per ridurre i datapoint meno prioritari e chiarire l’applicazione del principio di rilevanza.
GRI Universal Standards
Gli Universal Standards della Global Reporting Initiative sono il quadro volontario di rendicontazione di sostenibilità più diffuso al mondo, adottato da imprese di oltre 100 paesi. Il GRI favorisce una rendicontazione orientata agli impatti ed è particolarmente diffuso nei mercati privi di un quadro di informativa obbligatorio, come il Vietnam, dove i principali emittenti lo citano come standard complementare. Gli standard GRI sono inoltre richiamati espressamente negli ESRS, il che consente alle imprese che li utilizzano di soddisfare in parte i requisiti ESRS.
Prospettive strategiche: incertezze e implicazioni per le organizzazioni
Principali incertezze a marzo 2026
Revisione degli ESRS e riforma della SFDR
L’Omnibus I prevede una revisione degli ESRS entro sei mesi dall’entrata in vigore (attesa entro la fine del 2026) per eliminare i datapoint meno prioritari, rafforzare le indicazioni sull’applicazione del principio di rilevanza e allinearsi al nuovo perimetro della CSRD. Nel breve periodo le imprese dovrebbero considerare i requisiti ESRS come un obiettivo in movimento e costruire sistemi di dati capaci di adattarsi. La riforma della SFDR modificherà le categorie di classificazione dei prodotti e gli obblighi di informativa per gestori patrimoniali e consulenti finanziari; i tempi per la sua finalizzazione restano incerti.
Traiettoria federale degli Stati Uniti
Le regole sul clima della SEC sono sospese e non più difese; il contenzioso davanti all’Ottavo Circuito prosegue senza la partecipazione della SEC. È improbabile che il quadro federale sull’informativa climatica si stabilizzi nel 2026. Tuttavia, i requisiti della legge californiana, gli obblighi normativi internazionali per le imprese statunitensi con attività globali e la domanda degli investitori manterranno la pressione sull’informativa ESG delle grandi imprese statunitensi, qualunque sia l’esito a livello federale.
Date di applicazione obbligatoria degli UK SRS
Il Regno Unito ha pubblicato gli UK Sustainability Reporting Standards per un uso volontario, ma la loro applicazione obbligatoria richiede una futura legislazione. Tempi e perimetro di un eventuale obbligo, in particolare se riguarderà le società quotate, le grandi società non quotate o entrambe, non sono ancora definiti. Il Regno Unito intende seguire gli sviluppi internazionali (adozione dell’ISSB, esiti nell’UE) prima di legiferare.
Profondità dell’attuazione in Cina ed evoluzione in Vietnam
Gli orientamenti delle borse cinesi sulla rendicontazione di sostenibilità sono obbligatori per i rapporti relativi all’esercizio 2025 (da pubblicare entro aprile 2026); un’applicazione più ampia attraverso standard nazionali di informativa sulla sostenibilità è in fase di sviluppo graduale. Ci vorranno diversi anni per capire quanto sarà approfondita l’attuazione pratica, soprattutto su Scope 3 e dati della catena di fornitura. L’evoluzione normativa del Vietnam, attraverso successive circolari di modifica, genera una certa incertezza; l’accessibilità delle fonti primarie in inglese resta discontinua.
Implicazioni strategiche per le organizzazioni
Per le multinazionali
- Costruire un’unica architettura di dati ESG in grado di soddisfare sia i requisiti di doppia rilevanza (UE, Svizzera) sia quelli di rilevanza per il valore d’impresa (Regno Unito, Stati Uniti, Cina): il costo aggiuntivo dell’approccio più ampio della doppia rilevanza è inferiore a quello di mantenere sistemi paralleli.
- Dare priorità fin da ora all’infrastruttura dei dati della catena del valore: i dati Scope 3 e i dati sociali della catena di fornitura sono la sfida più difficile e con i tempi di preparazione più lunghi, oltre che il requisito normativo in più rapida crescita nelle diverse giurisdizioni.
- Integrare l’ESG nella pianificazione della transizione a livello di consiglio di amministrazione: le aspettative di vigilanza nell’UE e nel Regno Unito e i codici di stewardship degli investitori a livello globale stanno trasformando la pianificazione della transizione da esercizio di informativa a funzione strategica di governance.
- Seguire da vicino la revisione degli ESRS e la riforma della SFDR: modifiche sostanziali ai datapoint richiesti nell’UE a fine 2026 incideranno sia sugli obblighi di rendicontazione sia sugli investimenti nei sistemi di dati.
Per le istituzioni finanziarie
- La misurazione delle emissioni finanziate e l’allineamento del portafoglio stanno diventando la metrica ESG centrale per le istituzioni finanziarie di tutto il mondo. L’adozione del PCAF, il miglioramento della qualità dei dati e la definizione di obiettivi a livello settoriale sono priorità strategiche.
- La governance dei prodotti e la conformità alle regole contro il greenwashing (SDR nel Regno Unito, SFDR nell’UE, diritto generale dei valori mobiliari negli Stati Uniti) richiedono controlli interni solidi sul marketing legato alla sostenibilità e sulla classificazione dei prodotti.
- L’analisi di scenario climatico e gli stress test sono aspettative di vigilanza nell’UE, nel Regno Unito e in Svizzera, e sempre più anche in altre giurisdizioni. Sviluppare competenze interne in questo ambito è un investimento pluriennale.
Per le PMI
- Concentrarsi sulle basi di dati: calcolo delle emissioni Scope 1 e 2, metriche essenziali su personale e governance e mappatura della catena di fornitura. Sono elementi stabili a prescindere dalle modifiche ai quadri e rispondono direttamente alle richieste di dati di clienti e finanziatori.
- Utilizzare strumenti standardizzati: lo standard VSME (UE), i portali nazionali di orientamento per le PMI e i toolkit delle associazioni di categoria riducono in modo significativo costi e complessità della rendicontazione ESG rispetto ad approcci su misura.
- Considerare la preparazione ESG come un asset commerciale: le PMI con dati di sostenibilità credibili e strutturati possono distinguersi negli acquisti, accedere a finanziamenti agevolati e posizionarsi come partner affidabili nella catena di fornitura, un vantaggio competitivo che cresce nel tempo.
Conclusione
La strategia ESG ha completato la sua trasformazione da esercizio narrativo e discrezionale a disciplina ancorata alla governance, con conseguenze giuridiche, finanziarie e operative. Nelle sei giurisdizioni esaminate in questo rapporto la direzione è coerente: informative quantitative, verificabili e rivolte agli investitori stanno sostituendo i racconti generici sulla sostenibilità; il rischio climatico è trattato come rischio finanziario; e la responsabilità lungo la catena del valore si estende dalle grandi imprese fino ai loro fornitori.
Le divergenze restano reali e significative. L’obbligo di doppia rilevanza dell’UE, i KPI obbligatori della tassonomia e gli obblighi di dovuta diligenza sulla catena del valore previsti dalla CSDDD rappresentano un livello di integrazione ESG che nessun’altra giurisdizione eguaglia oggi. Il ritiro federale degli Stati Uniti dall’informativa climatica crea un panorama a due velocità, in cui la legge californiana e la domanda degli investitori portano obblighi che la regolamentazione federale ha abbandonato. Il modello cinese diretto dallo Stato, che integra mercati nazionali del carbonio, rendicontazione obbligatoria per le società quotate e politiche di finanza verde, si sta rapidamente trasformando in un regime completo e vincolante. Il Vietnam sta costruendo da zero l’infrastruttura giuridica della finanza verde, puntando sugli incentivi più che sugli obblighi come leva principale.
Per le organizzazioni che operano a livello globale l’implicazione pratica è chiara: costruire la strategia ESG e l’architettura dei dati attorno ai requisiti più esigenti, cioè il quadro di doppia rilevanza dell’UE, i datapoint CSRD/ESRS e gli obblighi di dovuta diligenza sulla catena del valore. Questo investimento soddisfa gli obblighi attuali e prevedibili di tutte le altre giurisdizioni e prepara l’organizzazione alla convergenza in corso: il divario tra doppia rilevanza e rilevanza per il valore d’impresa si sta riducendo, perché gli investitori di tutto il mondo riconoscono che i dati sugli impatti sono dati sul rischio.
Le organizzazioni meglio posizionate per il prossimo decennio saranno quelle che considerano l’ESG non come una funzione di rendicontazione, ma come un sistema di intelligence strategica: una capacità di capire come la propria attività incide sul mondo circostante e ne è influenzata, e di trasformare questa comprensione in vantaggio competitivo, efficienza del capitale e resilienza di lungo periodo.
Domande frequenti
Fondamenti dell’ESG
Che cos’è l’ESG?
ESG sta per Environmental, Social and Governance (ambiente, società e governance). Indica un insieme di criteri utilizzati per valutare l’esposizione di un’impresa ai rischi di sostenibilità e il suo impatto sulla società e sull’ambiente. Per gli investitori, l’ESG orienta le decisioni di allocazione del capitale. Per le autorità di regolamentazione, è la base dei quadri di informativa obbligatoria, tra cui CSRD, SFDR e gli standard ISSB.
Che cosa significa ESG?
ESG sta per Environmental, Social and Governance, le tre dimensioni con cui si valutano i rischi non finanziari, gli impatti e le pratiche di governance di un’impresa. La E riguarda clima, acqua, biodiversità e inquinamento. La S riguarda forza lavoro, diritti umani e comunità. La G riguarda la struttura del consiglio di amministrazione, l’etica e la conformità.
Che cos’è una strategia ESG?
Una strategia ESG è l’approccio strutturato con cui un’impresa individua, gestisce e comunica i rischi e le opportunità ambientali, sociali e di governance rilevanti. Integra le considerazioni ESG nella governance, nelle attività aziendali, nella definizione degli obiettivi e nella rendicontazione verso investitori e autorità. In base a quadri come CSRD/ESRS, una strategia ESG deve poggiare su analisi di rilevanza formali e sulla supervisione del consiglio di amministrazione.
Che cos’è la rendicontazione ESG?
La rendicontazione ESG è il processo con cui le imprese comunicano informazioni quantitative e qualitative sulle proprie performance ambientali, sociali e di governance. Tra i quadri obbligatori figurano CSRD/ESRS nell’UE, le norme allineate alla TCFD nel Regno Unito e in Svizzera, gli orientamenti delle borse in Cina e, a livello globale, gli standard volontari ISSB. Lo scopo è fornire a investitori, autorità e stakeholder dati comparabili e utili per le decisioni.
Che cos’è la conformità ESG?
La conformità ESG consiste nel rispettare gli obblighi giuridici e regolamentari in materia di informativa sulla sostenibilità e di dovuta diligenza. Gli obblighi variano molto da una giurisdizione all’altra: le imprese UE soggette alla CSRD devono rendicontare secondo gli ESRS; le istituzioni finanziarie UE devono rispettare le regole di trasparenza sui prodotti della SFDR ; le grandi imprese svizzere devono pubblicare rapporti allineati alla TCFD; le società quotate cinesi devono pubblicare rapporti di sostenibilità. La mancata conformità può comportare sanzioni da parte delle autorità o la perdita dell’accesso al mercato.
Che cosa sono i dati ESG?
I dati ESG sono le informazioni quantitative e qualitative che le imprese raccolgono e comunicano sui temi di sostenibilità: emissioni di gas serra (Scope 1, 2 e 3), consumi energetici, consumi idrici, metriche sul personale, strutture di governance e pratiche lungo la catena di fornitura. Dati ESG di alta qualità e verificabili sono sempre più richiesti da autorità di regolamentazione (ESRS, SFDR, ISSB), finanziatori, investitori e uffici acquisti.
Che cos’è il greenwashing?
Il greenwashing è la pratica di presentare dichiarazioni fuorvianti o non dimostrate sulle credenziali ambientali o di sostenibilità di un prodotto, di un servizio o di un’organizzazione. Le autorità stanno intervenendo: l’Anti-Greenwashing Rule della FCA britannica (maggio 2024) impone che tutte le dichiarazioni di sostenibilità siano corrette, chiare e non fuorvianti; nell’UE, il quadro delle etichette di prodotto della SFDR limita il modo in cui i fondi possono promuovere le proprie caratteristiche di sostenibilità; e la Green Claims Directive dell’UE (in fase di elaborazione) estende questo approccio alle dichiarazioni delle imprese sui prodotti.
Che cosa significa ESG in finanza?
In ambito finanziario, l’ESG indica il modo in cui i fattori ambientali, sociali e di governance vengono integrati nell’analisi degli investimenti, nella strutturazione dei prodotti e nella gestione dei rischi. Le istituzioni finanziarie sono soggette a più livelli di regolamentazione ESG: le imprese dell’UE devono rispettare la SFDR (trasparenza dei prodotti), gli orientamenti EBA sui rischi ESG, i modelli di informativa ESG Pillar 3 e la Tassonomia UE. Le imprese del Regno Unito sono soggette alle aspettative di vigilanza della PRA e alle regole di etichettatura SDR della FCA.
Quadri normativi
Che cos’è la CSRD?
La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) è una normativa UE che impone alle grandi imprese e alle PMI quotate di rendicontare sui temi di sostenibilità secondo gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS). Dopo l’Omnibus I (febbraio 2026) il perimetro è stato ristretto alle imprese con più di 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di fatturato. La CSRD applica la doppia rilevanza: le imprese devono valutare sia la rilevanza finanziaria sia la rilevanza d’impatto.
Che cosa sono gli standard ESRS?
Gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) sono gli standard di informativa che le imprese dell’UE devono utilizzare per la rendicontazione ai sensi della CSRD. Coprono 12 ambiti tematici relativi ad ambiente (E1–E5), aspetti sociali (S1–S4) e governance (G1), oltre a due standard trasversali. Gli ESRS si basano sulla doppia rilevanza: le imprese rendicontano solo i temi rilevanti dal punto di vista finanziario o d’impatto. Dopo l’Omnibus I è in corso una revisione.
Che cos’è l’SFDR?
Il Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR) è un regolamento UE che impone ai partecipanti ai mercati finanziari, tra cui gestori patrimoniali, assicurazioni e fondi pensione, di comunicare come integrano i rischi e gli impatti di sostenibilità nelle decisioni di investimento. Classifica i prodotti finanziari come articolo 6 (nessuna dichiarazione di sostenibilità), articolo 8 (caratteristiche ambientali o sociali) o articolo 9 (obiettivo di investimento sostenibile). È in corso una riforma che introdurrà nuove categorie: Sustainable, Transition ed ESG Basics.
Qual è la differenza tra CSRD e SFDR?
CSRD disciplina la rendicontazione di sostenibilità delle imprese: stabilisce che cosa le organizzazioni devono comunicare sulle proprie performance e sui propri impatti ESG. SFDR disciplina l’informativa a livello di prodotto dei partecipanti ai mercati finanziari: stabilisce che cosa i gestori patrimoniali devono comunicare agli investitori sulle caratteristiche di sostenibilità dei prodotti di investimento. Un’impresa soggetta a entrambe deve rispettare la CSRD per il rapporto annuale di sostenibilità e la SFDR per i prodotti di investimento che gestisce o distribuisce.
Che cos’è la doppia rilevanza?
La doppia rilevanza è il principio secondo cui le imprese devono valutare sia in che modo i fattori ESG incidono sulle loro performance finanziarie (rilevanza finanziaria, o prospettiva “outside-in”) sia in che modo le loro attività incidono sulla società e sull’ambiente (rilevanza d’impatto, o prospettiva “inside-out”). Entrambe le dimensioni vanno valutate e, se rilevanti, comunicate. Doppia rilevanza è prescritta nell’UE dalla CSRD/ESRS ed è adottata in Svizzera. Si contrappone all’approccio della rilevanza singola (finanziaria, orientata agli investitori) utilizzato dall’ISSB e dai quadri di Regno Unito e Stati Uniti.
Che cos’è la rendicontazione TCFD?
TCFD , ovvero la rendicontazione secondo la Task Force on Climate-related Financial Disclosures, è un’informativa strutturata attorno ai quattro pilastri definiti dalla Task Force: governance, strategia, gestione dei rischi, metriche e obiettivi. Il quadro TCFD è stato adottato come struttura portante dell’informativa climatica obbligatoria nel Regno Unito, in Svizzera, in Cina e in Vietnam ed è la base dello standard climatico IFRS S2 dell’ISSB. Nell’UE, gli ESRS incorporano contenuti allineati alla TCFD all’interno di un quadro più ampio di doppia rilevanza.
Che cos’è l’ISSB?
L’International Sustainability Standards Board (ISSB) è un organismo indipendente istituito dalla IFRS Foundation per sviluppare una base globale di standard di informativa sulla sostenibilità. Ha pubblicato l’IFRS S1 (informativa generale sulla sostenibilità) e l’IFRS S2 (informativa sul clima). Gli standard ISSB sono orientati agli investitori (solo rilevanza finanziaria) e sono stati adottati o recepiti da Regno Unito (come UK SRS), Cina, Australia, Canada e altri paesi. Coesistono con il quadro ESRS/CSRD dell’UE, senza sostituirlo.
Che cos’è la rendicontazione GRI?
La rendicontazione secondo la Global Reporting Initiative (GRI) consiste nel comunicare informazioni sulla sostenibilità utilizzando gli Universal Standards e gli standard tematici del GRI. Il GRI è un quadro orientato agli stakeholder che copre temi ambientali, sociali e di governance ed è utilizzato in oltre 100 paesi. In Vietnam è citato come integrazione volontaria del regime di informativa ed è compatibile con la rendicontazione CSRD/ESRS nell’UE. Gli standard GRI sono stati utilizzati come base di riferimento nel processo di elaborazione degli ESRS.
Che cos’è lo Scope 3?
Lo Scope 3 comprende tutte le emissioni indirette di gas serra lungo la catena del valore di un’impresa, sia a monte (fornitori e beni acquistati) sia a valle (uso dei prodotti e fine vita). Ai sensi della CSRD/ESRS, lo Scope 3 è obbligatorio quando risulta rilevante secondo la valutazione di doppia rilevanza . In base alla California SB 253, la rendicontazione Scope 1–3 è obbligatoria per tutte le imprese con ricavi superiori a 1 miliardo di dollari che operano in California. Per le istituzioni finanziarie, le emissioni finanziate (Scope 3, categoria 15) si misurano con lo standard PCAF.
Istituzioni finanziarie ed ESG
Che cosa sono le emissioni finanziate?
Le emissioni finanziate sono le emissioni di gas serra attribuibili ai prestiti, agli investimenti e agli altri servizi finanziari di un’istituzione finanziaria: sono le emissioni indirette (Scope 3, categoria 15) di una banca o di un gestore patrimoniale. Si misurano con lo standard della Partnership for Carbon Accounting Financials (PCAF) e vanno comunicate in base ai modelli di informativa ESG Pillar 3 dell’UE, agli orientamenti EBA e, sempre più spesso, al quadro SFDR sui principali effetti negativi (Principal Adverse Impacts).
Che cosa significa ESG nel settore bancario?
L’ESG nel settore bancario indica il modo in cui banche e istituzioni finanziarie integrano i rischi ambientali, sociali e di governance nella sottoscrizione del credito, nelle decisioni di investimento, nella strutturazione dei prodotti e nella rendicontazione regolamentare. Le banche dell’UE affrontano il quadro più completo: orientamenti EBA sulla gestione dei rischi ESG, aspettative di vigilanza della BCE, modelli di informativa ESG Pillar 3, la SFDR per i prodotti di investimento e il Green Asset Ratio della Tassonomia UE. Le banche del Regno Unito sono soggette alla PRA SS3/19 e alle regole di informativa della FCA.
Che cos’è la finanza verde?
La finanza verde comprende strumenti, prodotti e servizi finanziari che indirizzano capitali verso attività sostenibili dal punto di vista ambientale: green bond, sustainability-linked loan, linee di credito verdi e prodotti di impact investing. Tra i quadri principali figurano l’EU Green Bond Standard, la Tassonomia UE (che definisce le attività ammissibili) e i cataloghi nazionali di finanza verde in Cina e in Vietnam. In Vietnam il credito verde nell’ambito del quadro della SBV è cresciuto del 21% annuo tra il 2017 e il 2025.
Che cos’è un rating ESG?
Un rating ESG è un punteggio assegnato da un fornitore terzo di dati, come MSCI, Sustainalytics o CDP, che valuta l’esposizione di un’impresa ai rischi ESG e il modo in cui li gestisce. Gli investitori usano i rating per lo screening dei portafogli, la valutazione dei rischi e l’engagement. Le metodologie variano molto: alcuni rating sono orientati all’impatto (risultati di sostenibilità), altri al rischio (rilevanza finanziaria). Nell’UE le autorità stanno definendo regole di vigilanza sui fornitori di rating ESG, in seguito alle critiche sulla loro incoerenza e scarsa trasparenza.
Che cosa significa ESG negli investimenti?
L’investimento ESG consiste nell’integrare criteri ambientali, sociali e di governance nell’analisi degli investimenti e nella costruzione dei portafogli. Le strategie vanno dallo screening di esclusione (eliminazione dei settori dannosi) all’integrazione ESG (ponderazione dei fattori ESG nella valutazione) fino all’impact investing (ricerca di risultati positivi misurabili). Nell’UE, la SFDR classifica i prodotti di investimento in base alle loro caratteristiche ESG, articolo 8 (caratteristiche ESG) e articolo 9 (obiettivo di investimento sostenibile), creando una tassonomia regolamentare per i prodotti di investimento ESG.
Che cosa sono i fattori ESG?
I fattori ESG sono i criteri specifici utilizzati per valutare il profilo di sostenibilità di un’impresa. I fattori ambientali comprendono emissioni di gas serra, uso di energia, consumo di acqua, impatto sulla biodiversità e rifiuti. I fattori sociali comprendono salute e sicurezza dei lavoratori, diversità, standard di lavoro nella catena di fornitura e rapporti con le comunità. I fattori di governance comprendono struttura del consiglio di amministrazione, remunerazione dei dirigenti, politiche anticorruzione e qualità della revisione. Quadri normativi come ESRS, ISSB e GRI definiscono quali fattori devono essere comunicati e in che modo.
Domande per giurisdizione
Che cos’è la Tassonomia UE?
La Tassonomia UE è un sistema di classificazione che definisce quali attività economiche sono considerate sostenibili dal punto di vista ambientale ai sensi del diritto dell’UE. Copre sei obiettivi ambientali, tra cui mitigazione dei cambiamenti climatici, adattamento ai cambiamenti climatici, acqua, economia circolare, inquinamento e biodiversità. Le imprese soggette alla CSRD devono rendicontare la quota di fatturato, CapEx e OpEx allineata alla tassonomia. Le istituzioni finanziarie devono comunicare il proprio Green Asset Ratio (GAR), che indica la quota di prestiti allineati alla tassonomia.
Che cos’è la regola SEC sull’informativa climatica?
La regola della SEC sull’informativa climatica, adottata nel marzo 2024, avrebbe imposto alle società quotate statunitensi di comunicare rischi legati al clima, emissioni di gas serra e piani di transizione. La regola è stata però subito impugnata davanti ai tribunali federali e sospesa in attesa del giudizio. Nel marzo 2025 la SEC ha votato per smettere di difenderla, di fatto abbandonandola. Le grandi imprese che operano in California restano soggette all’informativa obbligatoria Scope 1–3 ai sensi della California SB 253, che non è stata impugnata a livello statale.
Qual è la differenza tra CSRD e CSDDD?
CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) stabilisce che cosa le imprese devono rendicontare sulle proprie performance di sostenibilità. La CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive) stabilisce che cosa le imprese devono fare: impone alle grandi imprese dell’UE di svolgere la dovuta diligenza in materia di diritti umani e ambiente lungo le catene del valore, porre rimedio ai danni individuati e adottare piani di transizione. La CSRD si applica a un insieme più ampio di imprese; la CSDDD si applica alle imprese molto grandi (oltre 5.000 dipendenti e oltre 1,5 miliardi di euro di fatturato). Entrambe sono oggetto di revisione nell’ambito dell’Omnibus I.
Quali sono gli obblighi di rendicontazione ESG in Cina?
Nel maggio 2024 la Cina ha introdotto orientamenti obbligatori di rendicontazione di sostenibilità per le società quotate, applicabili dall’esercizio 2025 (primi rapporti entro aprile 2026). Gli orientamenti sono pubblicati dalle borse di Shanghai, Shenzhen e Pechino e si applicano alle società incluse nei principali indici. Gli orientamenti della SZSE incorporano la doppia rilevanza. La Cina sta inoltre sviluppando standard nazionali allineati all’ISSB. Parallelamente, il sistema nazionale di scambio delle emissioni (National Carbon ETS) è stato esteso ai settori dell’energia elettrica, dell’acciaio, del cemento e dell’alluminio e richiede dati mensili verificati sulle emissioni.
Qual è l’obbligo di informativa climatica in Svizzera?
L’Ordinanza svizzera sul resoconto in materia di clima, in vigore dal 1° gennaio 2024, impone a grandi imprese, banche e assicurazioni di pubblicare informative in linea con la TCFD su governance, strategia, gestione dei rischi e metriche climatiche. La Svizzera ha adottato, in linea di principio, la doppia rilevanza . La mancata conformità può comportare sanzioni previste dal diritto societario e, in alcuni casi, la responsabilità penale degli amministratori. La Svizzera si sta allineando deliberatamente al quadro dell’UE e ha sospeso la revisione prevista in attesa dell’esito del processo Omnibus I dell’UE.
Che cos’è la Green Taxonomy del Vietnam?
La Green Taxonomy del Vietnam è stata istituita con la Decisione 21/2025/QD-TTg ed è la prima classificazione giuridicamente vincolante delle attività economiche verdi nel paese. Copre 45 tipologie di progetti in 7 settori e serve a determinare l’ammissibilità a linee di credito verdi, prestiti agevolati (riduzione del tasso di interesse fino al 2%) e ponderazioni ridotte per il rischio di credito. Rappresenta un passo importante nella formalizzazione del quadro vietnamita della finanza sostenibile, in cui il credito verde è cresciuto del 21% annuo tra il 2017 e il 2025.
Rilevanza, dati e metriche
Che cos’è la rilevanza in ambito ESG?
In ambito ESG, la rilevanza determina quali temi di sostenibilità un’impresa deve valutare e comunicare. Esistono due approcci principali. La rilevanza finanziaria (o singola), utilizzata dall’ISSB e dai quadri di Regno Unito e Stati Uniti, verifica se un fattore ESG può incidere sui flussi di cassa o sul valore dell’impresa. La doppia rilevanza, adottata nell’UE dalla CSRD/ESRS e in Svizzera, impone alle imprese di valutare sia l’impatto finanziario dei fattori ESG sull’attività (outside-in) sia l’impatto dell’impresa sulla società e sull’ambiente (inside-out). Entrambe le dimensioni vanno comunicate se rilevanti.
Che cos’è la rendicontazione di sostenibilità?
La rendicontazione di sostenibilità consiste nel comunicare agli stakeholder esterni informazioni sulle performance ambientali, sociali e di governance di un’impresa. Può essere volontaria (secondo i quadri GRI, ISSB o TCFD ) oppure obbligatoria (ai sensi della CSRD nell’UE, degli orientamenti delle borse in Cina o delle norme dell’ordinanza sul clima in Svizzera). Una rendicontazione di sostenibilità di qualità richiede dati verificabili, metodologie definite, assurance di terzi e allineamento ad almeno un quadro riconosciuto.
Che cos’è il rischio ESG?
Il rischio ESG comprende i rischi finanziari, operativi e reputazionali che derivano da fattori ambientali, sociali e di governance. Il rischio fisico climatico (danni da alluvioni, ondate di calore) e il rischio di transizione (costi del passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio) sono le categorie di rischio ESG più regolamentate. I rischi ESG sono integrati nella sottoscrizione del credito da parte delle banche (orientamenti EBA), nell’analisi degli investimenti da parte dei gestori patrimoniali (SFDR) e nella pianificazione strategica delle imprese (TCFD). Non individuare e non gestire i rischi ESG può comportare interventi delle autorità, un aumento del costo del capitale e la perdita della licenza a operare.
Che cosa sono le politiche ESG?
Le politiche ESG sono gli impegni formali e i documenti interni di governance con cui un’impresa definisce come gestirà i rischi e gli impatti di sostenibilità. Comprendono politiche di gestione ambientale, politiche sui diritti umani, codici di condotta per i fornitori, sistemi anticorruzione e piani di transizione climatica. Secondo CSRD/ESRS, le imprese devono comunicare le politiche adottate per ciascun tema di sostenibilità rilevante, insieme alle azioni e agli obiettivi che le sostengono.
PMI, catena di fornitura e indicazioni pratiche
In che modo l’ESG riguarda le PMI?
In genere le PMI sono esenti dagli obblighi diretti di rendicontazione ESG. Vengono però raggiunte attraverso sei canali indiretti: (1) richieste di dati Scope 3 lungo la catena del valore da parte dei grandi clienti (CSDDD dell’UE, California SB 253); (2) valutazioni ESG delle banche che incidono sulle condizioni di credito; (3) requisiti di sostenibilità negli appalti pubblici; (4) obblighi di dovuta diligenza degli acquirenti che si trasmettono lungo le catene di fornitura; (5) requisiti di credito verde e di ammissibilità alla tassonomia in Vietnam; e (6) il prezzo del carbonio CBAM per le PMI che esportano nell’UE. Lo standard VSME dell’UE offre un quadro di informativa proporzionato per le PMI che devono rispondere a queste richieste.
Che cos’è la conformità normativa in ambito ESG?
La conformità normativa ESG consiste nel rispettare gli obblighi giuridicamente vincolanti in materia di informativa sulla sostenibilità e di dovuta diligenza. I requisiti precisi dipendono da dimensioni, settore, giurisdizione dell’impresa e dal fatto che sia quotata o meno. Nell’UE, CSRD e SFDR sono i quadri principali; nel Regno Unito si applicano le norme allineate alla TCFD e l’SDR della FCA; in Svizzera, l’Ordinanza sul clima impone la rendicontazione TCFD. La mancata conformità può comportare sanzioni, indagini delle autorità o la perdita delle autorizzazioni a operare. Per le istituzioni finanziarie, le aspettative di vigilanza di EBA, BCE, PRA e FINMA aggiungono ulteriori livelli di conformità.
Che cos’è la decarbonizzazione?
La decarbonizzazione è il processo di riduzione delle emissioni di gas serra di un’economia, di un settore o di un’organizzazione. Per le imprese significa ridurre prima le emissioni Scope 1 (dirette) e Scope 2 (energia acquistata) e poi affrontare le emissioni Scope 3 della catena del valore. Gli obblighi di informativa previsti da CSRD/ESRS, TCFD e IFRS S2 dell’ISSB richiedono alle imprese di comunicare non solo le emissioni attuali, ma anche i piani di transizione, ossia il percorso credibile con cui raggiungeranno gli obiettivi di decarbonizzazione. La CSDDD dell’UE impone alle grandi imprese l’adozione di piani di transizione come obbligo di legge.
Che cos’è un piano di transizione?
Un piano di transizione è una strategia quantificata e con scadenze definite che illustra come un’impresa allineerà il proprio modello di business agli obiettivi climatici, di norma le zero emissioni nette entro il 2050 con tappe intermedie. I piani di transizione sono richiesti o attesi in base a CSRD/ESRS (UE), alle aspettative di vigilanza della BCE (banche UE), alla CSDDD (grandi imprese UE) e ai requisiti della FCA britannica (gestori patrimoniali). Anche l’IFRS S2 dell’ISSB richiede di comunicare gli elementi del piano di transizione. Un piano di transizione credibile deve comprendere governance, analisi di scenario, metriche e obiettivi coerenti con i percorsi dell’Accordo di Parigi.
Qual è la differenza tra ESG e CSR?
La responsabilità sociale d’impresa (Corporate Social Responsibility, CSR) è un concetto volontario e in gran parte discrezionale, incentrato sul contributo positivo di un’impresa alla società: filantropia, coinvolgimento delle comunità e pratiche aziendali etiche. L’ESG è un quadro strutturato, spesso obbligatorio, per valutare e comunicare i rischi e gli impatti di sostenibilità rilevanti. L’ESG comprende metriche quantitative, verifica da parte di terzi e una responsabilità normativa che la CSR non prevede. Il passaggio dalla CSR all’ESG riflette l’evoluzione dalla buona volontà verso gli stakeholder all’obbligo normativo e alla disciplina degli investitori.
Qual è la differenza tra ESG e SRI?
L’investimento socialmente responsabile (Socially Responsible Investing, SRI) è un approccio che esclude, in base a criteri etici, le imprese coinvolte in attività dannose come armi, tabacco o gioco d’azzardo. L’investimento ESG è più ampio e analitico: integra i fattori ambientali, sociali e di governance nella valutazione di rischi e opportunità d’investimento senza necessariamente escludere interi settori. L’analisi ESG è sempre più richiesta o attesa dalle autorità (SFDR nell’UE, SDR della FCA nel Regno Unito), mentre l’SRI resta un approccio basato soprattutto sui valori e guidato dagli investitori.



