Il 1° agosto 2025 l’Autorità bancaria europea ha pubblicato i risultati dello stress test UE 2025. La conclusione principale: le banche europee sono resilienti. Pur assorbendo 547 miliardi di euro di perdite cumulate in uno scenario avverso triennale dominato dall’escalation geopolitica e dalla frammentazione del commercio, il sistema bancario dell’UE ha mantenuto un coefficiente di capitale CET1 superiore al 12%, ben al di sopra dei minimi di vigilanza.
Ma i dati aggregati raccontano solo una parte della storia. Dietro la resilienza del sistema nel suo complesso si nascondono differenze significative nei risultati delle singole banche, nei tipi di rischio che hanno generato le perdite e in ciò che i risultati implicano per la pianificazione del capitale e per le aspettative di vigilanza future.
Risultati principali: meglio del 2023 nonostante uno stress più duro
Le 64 banche del campione hanno iniziato l’esercizio con un coefficiente CET1 aggregato del 15,76% a fine 2024, la posizione di partenza più solida nella storia dell’esercizio. Nello scenario avverso il coefficiente è sceso al 12,06% a fine 2027, con una riduzione di 370 punti base. Nello scenario di base, invece, è salito al 16,9%, a riflesso di un contesto di forte redditività.
La riduzione di 370 punti base segna un netto miglioramento rispetto ai 479 punti base dell’esercizio 2023, anche se lo scenario avverso 2025 era leggermente più severo in termini di PIL. La spiegazione principale non è che le banche abbiano subito perdite più leggere, ma che siano entrate nell’esercizio con una capacità di generare reddito molto più forte. Il rendimento del capitale proprio del campione aveva raggiunto il livello più alto da oltre dieci anni, offrendo un cuscinetto più ampio per assorbire le perdite dello scenario.
Contesto chiave: l’esercizio 2025 è stato il primo condotto ai sensi di CRR3/CRD VI, il nuovo pacchetto bancario UE in vigore dal 1° gennaio 2025. Il passaggio dal CRR2 al CRR3 ha avuto nel complesso un impatto trascurabile (3 punti base) sul coefficiente CET1 aggregato su base transitoria. Su base fully loaded, però, cioè eliminando tutte le disposizioni transitorie, il coefficiente CET1 aggregato scende di altri 129 punti base, soprattutto per effetto dell’output floor.
Da dove vengono le perdite: il waterfall del CET1
I risultati dello stress test possono essere scomposti in un “waterfall” che mostra come i diversi fattori abbiano contribuito alla riduzione complessiva del capitale. Il margine di interesse ha fornito il contributo positivo più ampio, più che compensando l’impatto combinato dei tre tipi di rischio. Il rischio di credito è stato di gran lunga la principale fonte di perdite.
Il grafico seguente mostra il percorso semplificato del capitale dal coefficiente iniziale del 15,76% a quello finale del 12,06%. Il reddito netto da tutte le fonti (margine di interesse, commissioni e attività di negoziazione, al netto delle spese amministrative) ha contribuito per circa +511 punti base. Di questi, il solo margine di interesse ha pesato +1.047 punti base a livello lordo, a riflesso del contesto di tassi più alti. A fronte di questo cuscinetto di reddito, le perdite per rischio di credito hanno sottratto 437 punti base, il rischio di mercato 108 e il rischio operativo 61. La distribuzione dei dividendi e altre voci (incluse le imposte) hanno pesato per altri 159 punti base, mentre l’aumento degli importi delle esposizioni al rischio ha ridotto il coefficiente di ulteriori 116 punti base.
Rischio di credito: il principale motore delle perdite
Le perdite per rischio di credito hanno raggiunto 394 miliardi di euro nell’intero campione, rispetto ai 347 miliardi del 2023. Rappresentano l’1,9% delle esposizioni totali a fine 2024 e oltre due terzi delle perdite complessive per tipo di rischio. L’aumento riflette la forte contrazione del PIL prevista dallo scenario e il conseguente aumento delle insolvenze di imprese e famiglie.
La dispersione tra le singole banche è stata notevole: la riduzione dovuta al rischio di credito è andata da appena 10 a 828 punti base. Le perdite si sono concentrate in tre segmenti di portafoglio: le esposizioni verso società non finanziarie (NFC) hanno rappresentato circa la metà delle perdite su crediti complessive, con tassi di perdita particolarmente elevati nei segmenti PMI, credito al consumo e immobili commerciali.
| Indicatore | Esercizio 2025 | Esercizio 2023 | Variazione |
|---|---|---|---|
| Dimensione del campione | 64 banche | 70 banche | −6 banche |
| Coefficiente CET1 di partenza | 15.76% | 15.0% | +76 pb |
| Coefficiente CET1 finale avverso | 12.06% | 10.4% | +166 pb |
| Riduzione del CET1 | −370 pb | −479 pb | +109 pb in meglio |
| Perdite totali (credito + mercato + operativo) | 547 mld € | 496 mld € | +51 mld € |
| Perdite per rischio di credito | 394 mld € (−437 pb) | 347 mld € | +47 mld € |
| Perdite per rischio operativo | 54,8 mld € (−61 pb) | 53 mld € (−62 pb) | Sostanzialmente stabile |
| Contributo del margine di interesse | +1.047 pb | Inferiore | Nettamente superiore |
| Payout ratio mediano (avverso) | 50% | 32% | +18 p.p. di distribuzioni in più |
| PIL avverso (UE, cumulato) | −6.3% | −6.0% | Leggermente più severo |
Dispersione tra banche: un’ampia gamma di risultati
Se i dati aggregati indicano una resilienza confortevole, i risultati delle singole banche raccontano una storia più sfumata. Nello scenario avverso la riduzione del CET1 è andata da +106 punti base (una banca che ha addirittura rafforzato la propria posizione patrimoniale sotto stress) a −1.263 punti base per l’istituto più colpito. Il coefficiente CET1 mediano alla fine dello scenario avverso era del 13,0%, con uno scarto interquartile compreso tra l’11,0% e il 15,5%.
Per la maggior parte delle banche (33 su 64) la riduzione massima si è verificata nel terzo anno dell’orizzonte. Tuttavia 25 banche hanno toccato il punto peggiore nel 2025, il primo anno, a causa delle perdite per rischio di mercato concentrate nello shock iniziale sui prezzi delle attività. Sei banche hanno toccato il minimo nel 2026. Questa diversa tempistica dipende da tre fattori: la severità dell’impatto del rischio di mercato nel primo anno, la velocità di ripresa delle fonti di reddito e l’andamento degli importi delle esposizioni al rischio nel triennio.
I risultati hanno mostrato inoltre che le banche geograficamente diversificate tendono a collocarsi più vicino alla riduzione mediana, con esiti meno estremi. Le banche con coefficienti CET1 iniziali più alti hanno in genere registrato riduzioni maggiori, perché la loro capitalizzazione iniziale aggiuntiva copriva rischi poi materializzatisi nello scenario. E le banche con una quota più elevata di crediti in Stage 2 o Stage 3 al punto di partenza hanno generato perdite su crediti più elevate nell’orizzonte: una conferma logica ma importante del legame tra qualità iniziale degli attivi ed esiti dello stress test.
La sorpresa del margine di interesse: il reddito come principale ammortizzatore
L’aspetto più sorprendente dei risultati 2025 è l’entità del contributo del margine di interesse. Con +1.047 punti base, il margine di interesse ha avuto sul CET1 un impatto positivo superiore a quello negativo di qualsiasi singola categoria di perdite. Si tratta di un aumento significativo rispetto all’esercizio 2023 e del fattore più importante per spiegare la minore riduzione complessiva.
Due fattori strutturali spiegano questo risultato. In primo luogo, le banche sono entrate nell’esercizio con margini di interesse netti molto più alti rispetto ai cicli precedenti, a riflesso del rialzo dei tassi avviato nel 2022. In secondo luogo, il percorso dei tassi nello scenario avverso, con tassi a breve leggermente più alti seguiti da un calo graduale, crea una dinamica di riprezzamento favorevole per le banche con strutture di scadenza tipiche, in cui le attività tendono a riprezzarsi più lentamente delle passività.
Va segnalata la centralizzazione delle proiezioni del margine di interesse nel 2025. Per la prima volta l’EBA ha prescritto formule vincolanti per l’evoluzione dei tassi attivi e passivi in ciascuno scenario. Questo migliora la comparabilità tra banche, ma significa anche che i risultati sul margine di interesse delle singole banche riflettono i modelli dell’EBA anziché le loro valutazioni del rischio di tasso: un cambiamento che può influire sul modo in cui il mercato interpreta le proiezioni di reddito delle singole banche.
Rischio di mercato e rischio operativo
Le perdite per rischio di mercato hanno contribuito per 108 punti base alla riduzione del capitale. Gli spread creditizi sono stati il fattore principale, con circa il 45% delle perdite per rischio di mercato, soprattutto per le banche con le maggiori esposizioni valutate al fair value. Le perdite sui titoli di Stato nel portafoglio soggetto a rischio di mercato sono state pari a 55 miliardi di euro, di cui il 64% transitato nel capitale attraverso il canale del fair value rilevato nelle altre componenti di conto economico complessivo (FVOCI). Le perdite su tassi di interesse, azioni e fondi sono risultate distribuite in modo più uniforme.
Le perdite per rischio operativo sono state pari a 54,8 miliardi di euro (61 punti base), in linea di massima con l’esercizio 2023. Si è osservato un cambiamento significativo nella composizione: le banche hanno previsto perdite in calo da gravi eventi di rischio di condotta ma in aumento da altre categorie di rischio operativo, coerentemente con l’evoluzione del panorama dei rischi legati alle minacce informatiche e alle carenze nei processi.
Il fattore CRR3: il primo stress test con le nuove regole
L’esercizio 2025 è stato il primo a incorporare il pacchetto bancario CRR3/CRD VI. Su base transitoria l’impatto è stato sostanzialmente neutro: le nuove regole del metodo standardizzato per il rischio di credito hanno in larga parte compensato la riduzione dei requisiti patrimoniali per rischio di mercato e operativo.
Impatto complessivo sul coefficiente CET1 aggregato: circa 3 punti base, di fatto trascurabile. Circa il 10% delle banche ha registrato un impatto inferiore a 10 punti base. Per metà del campione la variazione è stata inferiore a 50 punti base, in un senso o nell’altro.
Su base fully loaded il coefficiente CET1 aggregato scende di altri 129 punti base, soprattutto per effetto dell’output floor. L’impatto si concentra in Germania (−284 pb), Francia (−170 pb) e Paesi Bassi (−140 pb), tre paesi che rappresentano 4.900 miliardi di euro dei 9.000 miliardi complessivi di importi delle esposizioni al rischio.
La distinzione tra risultati transitori e fully loaded è importante perché le disposizioni transitorie del CRR3 saranno eliminate gradualmente fino al 2033. Le banche con ampi portafogli gestiti con modelli interni, in particolare nei finanziamenti immobiliari, dovranno pianificare requisiti patrimoniali in costante aumento man mano che l’output floor entrerà pienamente in vigore.
Che cosa significano i risultati per la pianificazione del capitale delle banche
I risultati dello stress test incidono direttamente sulle decisioni di vigilanza sul capitale attraverso due canali. In primo luogo, la riduzione massima del CET1 di ciascuna banca nello scenario avverso è il punto di partenza per fissare gli orientamenti di secondo pilastro (Pillar 2 Guidance, P2G). La BCE applica un approccio in due fasi: nella prima le banche vengono collocate in una “fascia” di riduzione, nella seconda le autorità di vigilanza calibrano il valore all’interno della fascia in base a fattori specifici della banca. Le banche con riduzioni più marcate possono in genere attendersi una P2G più elevata.
In secondo luogo, le valutazioni qualitative, tra cui qualità dei dati, capacità di modellizzazione e governance, confluiscono nella più ampia valutazione SREP e possono incidere sui requisiti di secondo pilastro (P2R). L’introduzione da parte della BCE di ispezioni in loco durante l’esercizio 2025 segnala che la qualità dei processi è oggi sottoposta a un controllo più attento che mai.
Nonostante i risultati aggregati positivi, l’EBA ha messo in guardia dall’autocompiacimento. Le banche con esposizioni concentrate verso settori o paesi vulnerabili, con una debole capacità di modellizzazione settoriale o con un’elevata sensibilità all’output floor del CRR3 dovranno affrontare venti contrari significativi nel prossimo dialogo di vigilanza.
Per una visione dettagliata degli scenari macroeconomici alla base di questi risultati, usa il nostro EBA 2025 Stress Test Scenario Explorer. Per capire quali settori economici sono stati più colpiti, consulta la nostra analisi del rischio settoriale dello stress test 2025.
Esplora gli scenari dello stress test 2025Domande frequenti
Di quanto si è ridotto il CET1 aggregato nello stress test 2025?
Nello scenario avverso il coefficiente di capitale CET1 aggregato è sceso dal 15,76% di fine 2024 al 12,06% di fine 2027, con una riduzione di 370 punti base. Il dato si confronta favorevolmente con la riduzione di 479 punti base osservata nell’esercizio 2023, soprattutto grazie alla maggiore redditività e capacità di generare reddito delle banche.
Quanto hanno perso le banche UE nello stress test 2025?
Le perdite complessive per rischio di credito, di mercato e operativo sono state pari a 547 miliardi di euro nei tre anni dello scenario avverso. Il rischio di credito è stato la fonte principale, con 394 miliardi di euro (−437 punti base), seguito dal rischio di mercato (−108 punti base) e dal rischio operativo (−61 punti base). Queste perdite sono state in parte compensate dal margine di interesse, che ha contribuito per +1.047 punti base.
Perché nel 2025 la riduzione è stata inferiore al 2023 nonostante uno scenario più severo?
Le banche sono entrate nell’esercizio 2025 con una redditività nettamente più forte e livelli di capitale più alti rispetto agli anni precedenti. Il margine di interesse, sostenuto dal contesto di tassi più elevati, ha contribuito per +1.047 punti base al coefficiente CET1, più che compensando le maggiori perdite in termini assoluti. Il rendimento del capitale proprio del campione aveva raggiunto il livello più alto da oltre dieci anni.
Qual è l’impatto del CRR3 sui risultati dello stress test?
Su base transitoria il CRR3 ha avuto un impatto trascurabile, di circa 3 punti base, sul coefficiente CET1 aggregato. Su base fully loaded (dopo il 2033), però, il coefficiente scende di altri 129 punti base, soprattutto per effetto dell’output floor. L’impatto fully loaded si concentra in Germania, Francia e Paesi Bassi.
Qualche banca non ha superato lo stress test 2025?
Lo stress test a livello UE non prevede una soglia di superamento o bocciatura. Alla fine dello scenario avverso, su base transitoria, tutte le 64 banche hanno mantenuto un coefficiente CET1 superiore al proprio requisito patrimoniale complessivo (OCR). I risultati hanno tuttavia mostrato una dispersione significativa, con riduzioni individuali del CET1 comprese tra +106 e −1.263 punti base, e le banche con riduzioni più marcate possono attendersi orientamenti di secondo pilastro più elevati.



