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ESPR, CSRD e SFDR: il NESSO

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Visualizzazione panoramica del nesso dei dati ESG tra ESPR, CSRD e SFDR, con icone digitali dell'economia circolare e grafici di rendicontazione di sostenibilità sovrapposti a un paesaggio fotorealistico di architettura verde e pannelli solari.

L’ESPR non esiste in isolamento. Per le imprese che già operano con la Direttiva sulla rendicontazione societaria di sostenibilità (CSRD) e il Regolamento sull’informativa di sostenibilità nel settore dei servizi finanziari (SFDR), il regime sui prodotti di consumo invenduti crea un nuovo flusso di dati che confluisce direttamente nei processi di rendicontazione e di due diligence esistenti. Questo articolo ne ricostruisce i collegamenti.

Come si collegano i tre quadri normativi

Ciascun quadro interviene in una fase diversa della catena dei dati di sostenibilità, ma i dati passano dall’uno all’altro.

ESPR
Genera dati a livello di prodotto
su rifiuti e circolarità
→
CSRD
Ospita l’informativa all’interno
della relazione sulla gestione
→
SFDR
Usa i dati per la rendicontazione PAI
e le informative dei fondi
Fase 1: l’ESPR genera
Dati sui rifiuti di prodotto
Unità scartate, peso, motivazioni, ripartizione del trattamento dei rifiuti (riutilizzo, riciclo, recupero, smaltimento) e misure di prevenzione, per codice NC e per esercizio finanziario.
Fase 2: la CSRD ospita
Informativa integrata
Ai sensi dell’Articolo 2, paragrafo 2, del Regolamento di esecuzione, l’informativa dell’Allegato I può essere inserita nella relazione sulla gestione CSRD. Un’unica relazione, un unico processo, un’unica attività di assurance.
Fase 3: l’SFDR utilizza
Input per gli indicatori PAI
I gestori di fondi estraggono i dati ESPR dalle rendicontazioni CSRD delle partecipate per popolare gli indicatori PAI su rifiuti, economia circolare e sostanze pericolose, a livello di entità e di fondo.

Dati ESPR mappati sugli indicatori PAI dell’SFDR

Diversi datapoint dell’informativa ESPR alimentano direttamente gli indicatori SFDR sui principali effetti negativi (PAI). I gestori di fondi che monitorano partecipazioni nel settore dei beni di consumo possono usare le informative ESPR come fonte primaria di dati per i seguenti PAI.

Indicatore PAI 13, Tabella 1
Rapporto di rifiuti non riciclati
Indicatore PAI 9, Tabella 2
Rapporto tra rifiuti pericolosi e rifiuti radioattivi
Indicatore aggiuntivo, Tabella 3
Investimenti in imprese prive di politiche di riduzione dei rifiuti
Allineamento alla Tassonomia UE
Obiettivo ambientale dell’economia circolare

Integrazione con la CSRD: due opzioni di rendicontazione

Le imprese soggette sia all’ESPR sia alla CSRD possono scegliere come pubblicare l’informativa dell’Allegato I.

Opzione A: informativa autonoma sul sito web
Pubblicare l’informativa dell’Allegato I su una pagina facilmente accessibile del sito web aziendale. I dati restano separati dalla rendicontazione CSRD. All’inizio è più semplice da attuare, ma crea un processo di governance dei dati distinto.
Opzione B: integrazione nella relazione sulla gestione CSRD
Inserire l’informativa dell’Allegato I nella sezione di sostenibilità della relazione sulla gestione e aggiungere sul sito web un link che indichi dove si trova. Un unico processo di rendicontazione, un unico ciclo di assurance, e i dati diventano accessibili agli investitori attraverso i canali CSRD già consolidati.
Raccomandazione pratica

Per le imprese già soggette alla CSRD, l’Opzione B è l’approccio più efficiente nel lungo periodo. I campi dati ESPR (categorie di prodotto, percentuali di trattamento dei rifiuti, misure di prevenzione) si allineano in modo naturale agli obblighi di informativa dell’ESRS E5 (Uso delle risorse ed economia circolare). Integrarli fin dall’inizio evita di duplicare raccolta dei dati e governance.

I modelli di ricorso alle deroghe come segnali di rischio ESG

Il regime ESPR crea una nuova categoria di dati strutturati e comparabili di cui gli analisti ESG finora non disponevano. Il modo in cui un’impresa ricorre alle deroghe racconta molto delle sue attività.

Segnale di sovrapproduzione: il ricorso ripetuto alla deroga h), prodotti offerti in donazione ma non accettati, suggerisce che l’impresa produce oltre la domanda. I prodotti non sono difettosi, danneggiati o soggetti a vincoli di proprietà intellettuale: semplicemente non sono stati venduti.

Segnale sulla qualità della catena di fornitura: volumi elevati nell’ambito della deroga f), prodotti danneggiati non riparabili, possono indicare problemi di movimentazione in magazzino, nella logistica o nella gestione dei resi.

Segnale di economia circolare: un’elevata percentuale di preparazione per il riutilizzo nella ripartizione del trattamento dei rifiuti indica che l’impresa indirizza i prodotti invenduti verso il riutilizzo anziché distruggerli direttamente: un indicatore positivo di circolarità.

Segnale di trasparenza: un’elevata percentuale di operazioni di trattamento dei rifiuti “sconosciute” è segnalata dalle autorità nazionali come fattore di rischio. Per gli investitori indica una governance dei dati debole o un coinvolgimento insufficiente degli operatori del trattamento dei rifiuti.

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Domande frequenti

L’informativa ESPR può sostituire la rendicontazione CSRD sui rifiuti?

Con quale standard ESRS sono allineati i dati ESPR?

Come accederanno i gestori di fondi ai dati ESPR per la rendicontazione SFDR?

I dati ESPR concorrono alla valutazione dell’allineamento alla Tassonomia UE?

Riferimenti normativi

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