Il 2 aprile 2026 l’EFRAG ha pubblicato una bozza di rapporto di valutazione per capire se un modello di rendicontazione volontario per le PMI sul Punto di accesso unico europeo (ESAP) aiuterebbe le imprese più piccole ad attrarre finanziamenti. Il rapporto, richiesto dalla Commissione europea nel luglio 2025, si basa su interviste a 85 stakeholder e sulle risposte di 39 partecipanti a un sondaggio. La consultazione pubblica resta aperta fino al 27 maggio 2026.
La conclusione principale invita alla cautela: l’EFRAG non ravvisa al momento un interesse sufficiente da parte di finanziatori e intermediari perché il modello volontario diventi uno strumento davvero utile. Gran parte di banche, fondi pensione e compagnie assicurative non ha mostrato alcun interesse a utilizzarlo, mentre gli operatori di venture capital e private equity lo considerano superfluo rispetto alle banche dati commerciali già esistenti.
Che cos’è l’ESAP e perché conta per il finanziamento delle PMI?
Il Punto di accesso unico europeo, istituito dal Regolamento (UE) 2023/2859, è una piattaforma paneuropea pensata per centralizzare le informazioni finanziarie e di sostenibilità disponibili al pubblico sulle imprese dell’UE. L’ESMA ha il mandato di realizzare e gestire la piattaforma entro il 10 luglio 2027. L’ESAP non introduce nuovi obblighi di rendicontazione: raccoglie in un unico archivio digitale consultabile dati già richiesti da 19 regolamenti e 16 direttive dell’UE.
L’iniziativa della Commissione estenderebbe l’ESAP per consentire alle PMI non quotate di trasmettere informazioni su base volontaria a partire dal 2030. Il modello funzionerebbe come un biglietto da visita digitale standardizzato, con le principali informazioni finanziarie, operative e qualitative, per aiutare gli investitori a selezionare in modo più efficiente i potenziali obiettivi di investimento.
L’iniziativa si inserisce in un contesto politico più ampio. La Bussola per la competitività dell’UE indica la riduzione del divario di innovazione come priorità strategica, e la dichiarazione dell’Eurogruppo del marzo 2024 ha chiesto azioni concrete per aumentare il capitale di rischio a disposizione delle imprese innovative e a rapida crescita. Il mercato europeo del venture capital resta molto meno sviluppato di quello statunitense: ogni anno gli investimenti VC negli Stati Uniti sono da sei a otto volte superiori a quelli dell’UE, e l’UE rappresenta appena il 5% dei flussi VC globali, contro il 52% degli Stati Uniti e il 40% della Cina.
Il problema strutturale del finanziamento in Europa
Il rapporto dell’EFRAG dedica ampio spazio all’analisi delle cause strutturali del divario di finanziamento delle PMI europee, e il quadro che ne emerge aiuta a capire perché un modello volontario, da solo, difficilmente riuscirà a colmarlo.
Il sistema finanziario europeo resta fortemente bancocentrico. Le banche forniscono circa il 70% del debito delle imprese nell’UE, contro circa il 20% negli Stati Uniti. Tuttavia, in genere le banche non sono in grado di finanziare le imprese innovative nelle fasi iniziali. I requisiti patrimoniali di Basilea III, i flussi di cassa volatili, il peso degli attivi immateriali (la proprietà intellettuale non è accettata come garanzia) e mercati della cartolarizzazione poco sviluppati (0,3% del PIL contro il 4% degli Stati Uniti) limitano tutti il credito bancario alle startup.
Ne deriva una dipendenza da venture capital e private equity che il mercato europeo non riesce a soddisfare. Il divario nelle scale-up è particolarmente marcato: entro il decimo anno di vita le scale-up dell’UE raccolgono in media il 50% di capitale in meno rispetto alle omologhe della Silicon Valley. Nel 2023 gli enti pubblici hanno fornito il 37% dei fondi VC raccolti nell’UE, mentre gli investitori istituzionali restano in gran parte assenti: i fondi pensione europei destinano al VC meno dello 0,01% degli attivi, oltre 100 volte meno che negli Stati Uniti.
Le possibilità di exit aggravano il problema. Senza mercati IPO e M&A solidi, gli investitori nelle fasi iniziali non riescono a monetizzare i rendimenti in modo efficiente, e questo riduce la stessa disponibilità a finanziare l’innovazione. L’UE conta oltre 20 controparti centrali e depositari centrali di titoli per le azioni, mentre gli Stati Uniti ne hanno uno per tipo. Per le PMI il costo iniziale della quotazione può arrivare al 15% del capitale raccolto, e il 42% delle imprese indica gli oneri normativi come motivo principale per non quotarsi.
Cosa hanno detto davvero gli stakeholder
La valutazione dell’EFRAG si basa su interviste a tutto lo spettro dei finanziatori, dai business angel ai fondi pensione, oltre che a PMI e loro rappresentanti. Dalle risposte emerge una netta divisione tra chi vede nell’ESAP uno strumento potenzialmente utile e chi lo considera superfluo.
L’interesse dei finanziatori
Tutte le banche tranne una hanno dichiarato che non userebbero il modello. Le banche dispongono di procedure consolidate di valutazione del merito creditizio e hanno bisogno di informazioni molto più granulari di quelle offerte da un modello standardizzato. Prestano a clienti già acquisiti, non a soggetti sconosciuti trovati in una banca dati.
Questi investitori istituzionali investono di solito nelle startup in modo indiretto, tramite fondi e fondi di fondi. Hanno poca necessità di selezionare singole PMI e non hanno mostrato interesse a usare il modello volontario per le decisioni di investimento.
Questi investitori operano a livello locale, si affidano a reti personali ed eventi di pitch e dispongono già di un ampio flusso di opportunità. Solo chi investe oltre confine, cosa poco comune per questa categoria, ha mostrato un certo interesse.
Utilizzano già ampie banche dati commerciali (PitchBook, Crunchbase, ecc.) e ne considerano sostenibile il costo. L’interesse era subordinato alla possibilità che l’ESAP offrisse funzionalità non disponibili altrove, cosa che i piani attuali non prevedono.
I fondi early stage che non possono permettersi le banche dati commerciali vedono nell’ESAP un potenziale strumento gratuito di benchmarking. Ciò presuppone però che una massa critica di imprese trasmetta i propri dati: il classico problema dell’uovo e della gallina.
Hanno espresso interesse le piattaforme senza accesso alle banche dati commerciali e interessate a un’espansione transfrontaliera. Non quelle che operano a livello nazionale o che già usano le banche dati esistenti.
Le piccole società di consulenza prive di accesso alle banche dati commerciali, o che non possono permetterselo, hanno espresso l’interesse più forte. Potrebbero usare il modello per individuare imprese pronte alla quotazione e confrontare potenziali obiettivi in diversi Paesi.
I programmi pubblici e quelli sostenuti dall’UE vedono nel modello un possibile strumento di selezione per trovare candidati ammissibili. Tuttavia, questi enti di solito ricevono domande, più che cercare attivamente le imprese.
L’interesse delle PMI
Le PMI si sono dette disponibili a fornire informazioni su base volontaria, ma solo a determinate condizioni: il modello deve migliorare in modo dimostrabile le loro possibilità di ottenere finanziamenti, costi e impegno non devono superare i benefici e l’ESAP deve offrire funzionalità che vadano oltre un semplice archivio di dati. Dai riscontri emergono anche forti differenze regionali: le startup dei mercati più grandi, come Francia e Germania, sentono meno il bisogno dell’ESAP, mentre quelle di ecosistemi più piccoli o meno sviluppati (Irlanda, Cipro, Spagna, Norvegia) vi vedono un valore maggiore per raggiungere una platea più ampia di investitori europei.
Una preoccupazione comune a tutti i Paesi riguarda la riservatezza. Idealmente le startup vorrebbero presentare il tipo di informazioni dettagliate che condividono negli eventi di pitch (idee innovative, modelli di business, valutazioni recenti, fabbisogno di capitale), ma si tratta di dati commercialmente sensibili. Molti stakeholder hanno proposto una piattaforma con livelli di accesso differenziati, in cui le informazioni di base sono pubbliche e quelle più dettagliate sono disponibili, su richiesta, solo a investitori verificati.
Cosa potrebbe contenere il modello
Anche se lo scopo principale del rapporto è valutare l’interesse e non definire il contenuto del modello, l’EFRAG ha raccolto indicazioni preliminari sulle informazioni che gli investitori si aspetterebbero. Il consenso è che il modello debba combinare dati qualitativi e quantitativi e che il contenuto debba variare in base alla fase del ciclo di vita dell’impresa.
| Tipo di informazione | Pre-seed / Seed | Fase iniziale | Crescita / Scale-up | PMI consolidata | Exit / IPO |
|---|---|---|---|---|---|
| Codice di settore e sede | ✓ | ✓ | ✓ | ✓ | ✓ |
| Idea innovativa e modello di business | ✓ | ✓ | ✓ | — | — |
| Fondatori, team e soci | ✓ | ✓ | ✓ | ✓ | ✓ |
| Capitale raccolto e round di finanziamento | — | ✓ | ✓ | ✓ | ✓ |
| Ricavi, EBITDA e margini | — | — | ✓ | ✓ | ✓ |
| Proiezioni dei flussi di cassa e burn rate | ✓ | ✓ | — | — | — |
| Bilanci (link) | — | — | ✓ | ✓ | ✓ |
| Proprietà intellettuale e garanzie | — | ✓ | ✓ | ✓ | ✓ |
| Report ESG / VSME (link) | — | — | ✓ | ✓ | ✓ |
Quanto alla comparabilità, la maggior parte degli investitori ha detto all’EFRAG che in fase di selezione non servono dati armonizzati secondo un unico GAAP: contano di più le tendenze, le dimensioni e la fase di sviluppo dell’impresa che il perfetto allineamento contabile. Per le PMI i principi contabili nazionali sono stati ritenuti sufficienti, a condizione di indicare il quadro di riferimento applicato. Quanto all’affidabilità, per le startup non è stata ritenuta necessaria la revisione delle informazioni (questa funzione è svolta dalla due diligence), ma le imprese dovrebbero poter indicare se i loro dati sono stati sottoposti a revisione.
Le condizioni perché il modello funzioni
Il riscontro più ricorrente ricevuto dall’EFRAG è che un modello ESAP volontario è, nel migliore dei casi, un tassello di un insieme molto più ampio di riforme necessarie per affrontare il finanziamento delle PMI europee. Alcune condizioni preliminari sono emerse più volte.
Il problema della massa critica. Perché il modello sia utile per il benchmarking o la selezione, un numero consistente di imprese deve trasmettere i propri dati. Senza un’adozione sufficiente, la banca dati non avrà la densità necessaria per confronti significativi e, senza un valore dimostrato, le imprese avranno pochi incentivi a partecipare.
Le funzionalità della piattaforma. I piani attuali prevedono per l’ESAP un archivio di dati statico. Secondo gli stakeholder, per competere con le piattaforme commerciali l’ESAP avrebbe bisogno di funzionalità aggiuntive: controlli di accesso differenziati per le informazioni riservate, meccanismi di aggregazione degli investitori, integrazione con i registri nazionali per ridurre gli oneri di rendicontazione e aggiornamenti regolari delle informazioni (trimestrali per le startup, annuali per le PMI consolidate).
Le riforme strutturali. Diversi partecipanti hanno sottolineato che un modello non può risolvere da solo la frammentazione del mercato dei capitali dell’UE. La valutazione individua problemi più profondi, dall’assenza di un mercato unico dei capitali alle differenze normative in materia di insolvenza, fiscalità e requisiti di quotazione, che vanno affrontati in parallelo. Come ha osservato un partecipante, in assenza di un mercato unico dei capitali ben funzionante, un modello da solo non migliorerà l’accesso ai finanziamenti.
Nella lettera che accompagna la bozza di valutazione, la stessa EFRAG conclude che una banca dati separata e dedicata, anziché l’ESAP, potrebbe servire meglio l’ecosistema delle PMI. Una piattaforma dedicata potrebbe offrire funzionalità su misura come la condivisione riservata dei dati, l’incontro tra imprese e investitori e l’integrazione con i registri nazionali, tutte difficili da realizzare nell’attuale quadro legislativo dell’ESAP.
Implicazioni per i dati ESG e la rendicontazione di sostenibilità
La valutazione dell’EFRAG ha implicazioni indirette ma importanti per il panorama europeo della rendicontazione di sostenibilità. Dal gennaio 2031 l’ESAP riceverà già le dichiarazioni di sostenibilità obbligatorie delle imprese soggette alla CSRD e alla CSDDD. Il modello volontario proposto per le PMI estenderebbe la piattaforma a una nuova categoria di utenti: le imprese non quotate che oggi non hanno obblighi di rendicontazione ai sensi del diritto UE.
Diversi partecipanti hanno osservato che nel modello dovrebbero trovare posto le informazioni ESG (strategia climatica, equilibrio di genere, impronta di carbonio) e i collegamenti ai report VSME . Ciò è in linea con la crescente convergenza tra dati finanziari e di sostenibilità nelle decisioni degli investitori. Per le piattaforme di rendicontazione ESG e i fornitori di gestione dei dati, l’iniziativa conferma che la spinta normativa verso un’informativa di sostenibilità strutturata e leggibile dalle macchine prosegue, anche per soggetti ben al di sotto della soglia CSRD.
C’è anche una dimensione legata alla catena di fornitura. Diversi stakeholder hanno visto in una banca dati paneuropea delle PMI un possibile supporto alla due diligence sulla catena di fornitura, che aiuterebbe le grandi imprese a trovare fornitori e a valutarne le credenziali di sostenibilità. Questo utilizzo si collega direttamente agli obblighi di rendicontazione sulla catena del valore previsti da CSDDD e CSRD, che stanno cambiando il modo in cui le imprese monitorano a monte e a valle i rischi ESG.
Cosa succede ora
La consultazione sulla bozza di valutazione dell’EFRAG è aperta fino al 27 maggio 2026. I commenti possono essere inviati tramite il sito web dell’EFRAG; durante il periodo di consultazione l’organizzazione sta inoltre programmando ulteriori interviste con le parti interessate.
Al termine della consultazione, l’EFRAG finalizzerà il rapporto di valutazione e lo trasmetterà alla Commissione europea entro la fine di giugno 2026. Sarà poi la Commissione a decidere se procedere con l’iniziativa. In caso affermativo, in una seconda fase l’EFRAG svilupperebbe il contenuto e la struttura effettivi del modello volontario.
Visti i riscontri da tiepidi a negativi dei principali gruppi di stakeholder, gli esiti più probabili sono che la Commissione ridimensioni le ambizioni sul modello volontario, subordini ogni ulteriore sviluppo alla disponibilità di funzionalità ESAP potenziate oppure valuti una piattaforma dedicata, separata dall’ESAP. Il rapporto chiarisce che per colmare il divario di finanziamento delle PMI europee servono riforme strutturali del mercato dei capitali (armonizzazione normativa, mercati di exit più profondi, mobilitazione del capitale istituzionale) e non soltanto un archivio di dati.
In Generation Impact Global, seguiamo l’evoluzione degli standard e dei documenti normativi dell’EFRAG, dagli obblighi di informativa SFDR alle indicazioni di attuazione degli ESRS, per aiutare istituzioni finanziarie e imprese ad anticipare i rapidi cambiamenti della rendicontazione di sostenibilità nell’UE.
Domande frequenti
Che cos’è il modello volontario ESAP per le PMI?
È un biglietto da visita digitale standardizzato, ancora in fase di proposta, che le PMI non quotate, comprese startup e scale-up, potrebbero trasmettere su base volontaria al Punto di accesso unico europeo. Il modello conterrebbe le principali informazioni finanziarie, operative e qualitative per aiutare gli investitori a selezionare potenziali obiettivi di investimento in tutta l’UE. Se l’iniziativa andrà avanti, la trasmissione partirebbe dal 2030.
L’EFRAG ha raccomandato di procedere con il modello volontario?
No. Secondo la valutazione preliminare dell’EFRAG, al momento l’interesse dei finanziatori e degli intermediari non è sufficiente perché il modello diventi uno strumento davvero utile. Il rapporto osserva che l’interesse potrebbe cambiare nel tempo, ma, sulla base dei riscontri attuali, la soglia necessaria per una piattaforma sostenibile non è stata raggiunta.
Quali investitori hanno mostrato maggiore interesse?
L’interesse più forte è arrivato dalle piccole società di consulenza per IPO e M&A, che spesso non hanno accesso alle banche dati commerciali. Anche alcuni fondi VC di minori dimensioni, le piattaforme di crowdfunding che puntano a un’espansione transfrontaliera e gli enti pubblici di finanziamento hanno espresso un interesse condizionato. Banche, fondi pensione, grandi operatori VC/PE e compagnie assicurative non hanno manifestato interesse.
Quando si chiude la consultazione dell’EFRAG?
La consultazione pubblica sulla bozza del rapporto di valutazione si chiude il 27 maggio 2026. L’EFRAG terrà conto dei commenti ricevuti e trasmetterà la valutazione finale alla Commissione europea entro la fine di giugno 2026.
Che legame c’è con la CSRD e gli ESRS?
Dal 2031 l’ESAP ospiterà già le dichiarazioni di sostenibilità obbligatorie delle imprese soggette alla CSRD. Il modello volontario per le PMI estenderebbe l’ESAP a una nuova categoria: le imprese non quotate al di sotto delle soglie CSRD. I partecipanti hanno inoltre suggerito di includere nel modello dati ESG e collegamenti ai report VSME, rafforzando l’integrazione delle informazioni di sostenibilità nelle infrastrutture dei mercati dei capitali.



